Garlasco, Garofano smonta le fake news sul DNA: cosa c’era davvero sui pedali della bici di Stasi
Indice dei Contenuti:
Smentita di garofano sulle presunte “bufale” del dna
Luciano Garofano interviene per respingere le ricostruzioni che parlano di Dna “puro” di Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto Stasi, definendole “bufale” prive di fondamento e potenzialmente diffamatorie. Sulle pagine di Oggi, l’ex comandante del Ris di Parma contesta l’idea di un reperto apparso “magicamente” e nega qualsiasi ipotesi di contaminazione deliberata o di manomissione da parte degli specialisti forensi. Le insinuazioni su un presunto intervento “per incastrare Stasi” vengono rigettate come illazioni che falsano il lavoro tecnico svolto nelle indagini.
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Garofano precisa che gli atti processuali e le relazioni di consulenza del Ris descrivono accertamenti condotti con protocolli rigorosi, escludendo l’esistenza di quantità anomale o “pulite” di materiale genetico. Secondo il generale, la narrativa sull’“elevata purezza” del Dna sarebbe frutto di una semplificazione mediatica che ignora la natura e la dimensione delle tracce effettivamente repertate.
L’ex consulente ribadisce che i dati ufficiali non supportano alcuna ipotesi di falso: non vi furono pedali “imbrattati” né reperti creati ad hoc, ma rinvenimenti compatibili con indagini meticolose e successivi riscontri di laboratorio. L’accusa di un intervento su sollecitazione della pubblica accusa viene bollata come priva di riscontri documentali e contraria alla documentazione tecnica agli atti.
Dettagli tecnici sulle microtracce ematiche rinvenute
Le relazioni del Ris di Parma agli atti evidenziano che il materiale genetico attribuito a Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto Stasi è stato qualificato con “elevata probabilità” come fluido di natura ematica, non come Dna “puro” isolato in massa. Gli esami iniziali non rilevarono accumuli macroscopici: l’emersione del dato avvenne dopo verifiche successive più mirate.
La svolta analitica arrivò con l’osservazione microscopica: furono individuate e prelevate 9 microtracce, ciascuna inferiore al millimetro, compatibili con residui minimi distribuiti sulla superficie dei pedali. Tali microcampioni, trattati secondo protocolli di low-template DNA, hanno permesso l’estrazione e l’amplificazione del profilo genetico.
La quantità complessiva misurata corrisponde a 2,78 nanogrammi per microlitro, cioè 0,00000000278 grammi, valori coerenti con reperti da contatto e con scenari in cui il contributo biologico deriva da trasferimenti minimi. L’ordine di grandezza smentisce l’idea di depositi “abbondanti” o innaturalmente “puliti” e rientra nei range tipici di analisi forensi su superfici esposte a uso ripetuto. L’iter di repertazione e l’analisi sequenziale documentano un percorso di conferma graduale, non un rinvenimento improvviso o privo di tracciabilità.
Origine delle accuse televisive e ricostruzioni contestate
Le contestazioni nascono dalle dichiarazioni dell’inviato de Le Iene, Alessandro De Giuseppe, che ha parlato in tv di un presunto Dna di Chiara Poggi “troppo pulito” sui pedali della bici di Alberto Stasi. Il giornalista ha riferito di una telefonata ricevuta durante i sopralluoghi e di un successivo “rinvenimento” rilevante, suggerendo un quadro anomalo rispetto agli standard forensi. Ha inoltre evocato l’ipotesi di pressioni per “trovare qualcosa” utile a sostenere misure cautelari.
Secondo tale ricostruzione, l’abbondanza e la purezza del materiale genetico sarebbero indizio di manipolazione, ipotesi che il cronista attribuisce anche a presunte conferme di ex consulenti della difesa. La narrazione televisiva ha spostato il focus dalla valutazione tecnica degli atti a un sospetto di “costruzione” probatoria, insinuando un intervento esterno sui reperti.
Queste tesi sono state smentite pubblicamente da Luciano Garofano, che ha definito le affermazioni “bufale”, respingendo l’idea di pedali “imbrattati” o di reperti creati ad hoc. La replica richiama i documenti ufficiali del Ris di Parma, dove si parla di microtracce ematiche individuate dopo analisi approfondite e tracciate passo per passo, in netto contrasto con la versione di un ritrovamento “magico” e di quantità anomale.
FAQ
- Qual è l’origine delle accuse sul Dna “pulito”? Nascono da un servizio tv de Le Iene con dichiarazioni di Alessandro De Giuseppe.
- Cosa contesta Luciano Garofano? Smentisce manipolazioni e parla di “bufale” prive di riscontri negli atti tecnici.
- Che tipo di tracce furono trovate? Microtracce ematiche, inferiori al millimetro, sui pedali della bici.
- Le quantità erano anomale? No, i valori riportati rientrano negli intervalli tipici delle analisi di low-template DNA.
- Chi ha eseguito gli accertamenti? Gli specialisti del Ris di Parma, secondo protocolli forensi documentati.
- Ci sono prove di un reperto “costruito”? Dai documenti citati non emergono riscontri di manomissioni o contaminazioni deliberate.
- Qual è la fonte giornalistica citata nella smentita? L’intervento di Luciano Garofano è riportato sul settimanale Oggi, utilizzato come riferimento nella replica.




