GARLASCO: ANTICIPAZIONE INTERVISTA AD ANDREA SEMPIO, ESCLUSIVA QUARTO GRADO
«Non ho ucciso Chiara Poggi»
«Ho dato una mano a sembrare un tipo strano»
«Non penso che Marco abbia dei dubbi su di me»
«È un anno e mezzo che mi sveglio e penso solo a questa storia»
Di seguito, l’anticipazione dell’intervista esclusiva ad Andrea Sempio, realizzata da Martina Maltagliati, in onda questa sera a “Quarto Grado” condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero su Retequattro.
Andrea Sempio, ora c’è un capo di imputazione preciso, cioè l’omicidio di Chiara Poggi, fatto con crudeltà in un ambito di odio maturato che proveresti per lei, ossia per la vittima, ancora adesso. Di questo è sicura la Procura di Pavia che ha chiuso le indagini. Senti di avere le spalle al muro, qual è la tua prima reazione? Quello che tutti ti vorrebbero chiedere: quindi sei tu?
«No, non sono io, cioè non ho commesso l’omicidio, non ho ammazzato Chiara Poggi. Come cambia la mia posizione? Di niente, la mia posizione è sempre quella degli inizi. Possono scrivere il capo di incolpazione che preferiscono, non cambia nulla. Siamo arrivati alla fine di questo percorso che va avanti da un anno e mezzo e questa è l’unica cosa buona».
Tutto si consuma però in un ambito sessuale, una tua ossessione sviluppata nei mesi per Chiara, forse perché avresti visto un suo video intimo con Alberto, e quindi è questo un po’ l’oggetto anche delle intercettazioni nella tua auto, nella Panda, dove tu faresti dei soliloqui.
«Allora, come detto, la mia posizione non cambia, e come ho detto altre volte,
io non ho mai visto i video di Chiara, non c’è mai stato questo mio interesse verso Chiara, non c’è mai stato nulla di tutto ciò.
Capisco che alla fine bisognava trovare un qualche tipo di movente, è stato scelto questo, va bene».
Lo sfondo sessuale, un movente sessuale dell’omicidio della sorella di uno dei tuoi più cari amici, quindi saresti anche stato nell’ombra per 19 anni facendo scontare il carcere a un’altra persona
«Cioè, è un caso d’omicidio, in qualunque modo alla fine ci doveva essere un movente, un qualcosa che legasse assieme il tutto. Francamente sono talmente saturo da questa storia che, ho pensato: ‘Meno male che finalmente possiamo vedere cosa c’è sotto’. Poi nel merito delle intercettazioni, io ancora non le ho sentite, non ho risposto su questi punti con le autorità; pertanto, per il momento non andrò a rispondere neanche alla stampa su questi argomenti».
Tutto quello che si trova nel tuo passato e quello che anche non si trova nel tuo passato c’entra col 13 agosto? C’è qualcosa di cui ti vergogni, che avresti preferito magari non scrivere, non dire?
«Ma col senno del poi son capaci tutti di dire ‘Quella cosa non l’avrei scritta, o magari quella cosa l’avrei scritta ma l’avrei scritta meglio, più comprensibile’. Però, quando sarà il momento ci dedicheremo a spiegare anche quelle cose, come appunto il discorso del forum. Adesso c’è altro di ben più importante».
Se Marco Poggi, alla luce di un’inchiesta corposa, importante, della Procura di Pavia, iniziasse a nutrire dei dubbi su di te come assassino di sua sorella, questo, che effetto ti farebbe?
«Pensare che lui o la sua famiglia potessero avere dei dubbi nei miei confronti, ovviamente è un pensiero che mi farebbe star male. Io però non lo credo. Non credo che loro abbiano avuto dei dubbi, nonostante tutto il bombardamento mediatico che c’è stato».
Sugli audio in cui ripercorri la dinamica dell’omicidio?
«Non mi ricordo neanche più tutto quello che è uscito, ma ne abbiamo sentite una marea di robe che sono uscite, poi vai a rivedere e sono diverse da come vengono riportate, o audio che, se ascoltati meglio, in realtà dimostrano che dicevo un’altra cosa. Era venuto fuori il tema dove io scrivevo dell’omicidio di Garlasco e poi si era scoperto che era un compito che mi avevano dato da fare, non era una cosa che avevo scelto io di fare. Quindi di cose in quest’anno e mezzo ne abbiamo sentite troppe. Io credo che nessuno dei Poggi creda a queste cose perché ne hanno vissute troppe anche loro, ne hanno sentite di tutte e di più. Ne hanno dette di tutte e di più, pure contro di loro, e questo è uno dei punti più bassi di questa vicenda. Capisco l’odio che ci può essere contro di me, essendo la persona indagata, ma verso la famiglia Poggi o verso Marco stesso, a me sono sembrati proprio il punto più viscido e basso della vicenda».
Però quelle sono accuse e infamie, mentre le tue sono accuse che arrivano da una procura. Temi i prossimi passi?
«È un anno e mezzo che sono dentro questa cosa. Non si può neanche pensare che ogni momento io lo viva con incredibile stupore. Dopo un anno e mezzo di tensione e colpi a destra e sinistra, fai anche fatica a reagire, è come un pugile che prende sessanta pugni: dal ventesimo in poi li incassa e fine».
Tu ti senti vittima di un percorso giudiziario in questo momento?
«Per ora non posso dire di essere una vittima, perché se ci sono dei sospetti, è giusto che la legge faccia il suo lavoro, è giusto che ci sia l’indagine. Non sono contento di questa situazione, ma non posso neanche dire “magistrati cattivi” che se la prendono con me. Giusto che facciano il loro lavoro».
Anche perché tu hai prestato tante volte degli elementi che possono essere molto suggestivi.
«L’ho già detto una marea di volte in passato. Lo so che gli ho dato una mano a sembrare un tipo strano, già quando erano uscite delle intercettazioni nelle precedenti indagini. È sempre la solita cosa che si ripete. Già un’idea di massima, in generale, da quello che è uscito, me la sono fatta. Quando avrò proprio in mano tutto, secondo me sarà spiegabile».
Perché però ne parlavi in auto da solo? Perché ne scrivevi? Perché scrivevi di violenza? Perché scrivevi di omicidi? Perché scrivevi di killer?
«Ovviamente sono intercettazioni fatte nel momento in cui ero indagato. Facile indovinare che cosa avessi in testa in quel momento. Ovviamente i pensieri girano attorno a quell’argomento, come da un anno e mezzo. È un anno e mezzo che dico che io mi sveglio e penso solo a questa storia».



