Freddie Mercury sconvolge ancora: chi era Bibi, la figlia segreta che riapre il mistero?
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Morte e commemorazione di Bibi
Bibi, 48 anni, è deceduta “serenamente” dopo una lunga malattia oncologica rara, come annunciato dal marito Thomas. La donna, indicata come la “figlia segreta” di Freddie Mercury, aveva mantenuto una vita estremamente riservata. Le sue ceneri, ha reso noto la famiglia, “sono state disperse al vento sulle Alpi”, in linea con il desiderio di privacy che l’aveva accompagnata fino alla fine.
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Il coniuge ha dichiarato che “ora è con il suo amato e amorevole padre”, sottolineando un legame profondo e custodito lontano dai riflettori. Il nomignolo “Bibi” le era stato attribuito dalla leggenda dei Queen, dettaglio emerso pubblicamente solo di recente.
L’annuncio del decesso arriva dopo anni di silenzio mediatico e coincide con la richiesta della famiglia di rispettare l’intimità dei due figli piccoli di Bibi, la cui identità resta riservata. La scelta della dispersione delle ceneri in montagna, priva di un luogo fisso di culto, conferma la volontà di sottrarre la memoria a ogni spettacolarizzazione, preservando la dimensione personale di un addio maturato lontano dalle cronache.
Rivelazione e legami con Freddie Mercury
La vicenda è emersa con il libro Love, Freddie della giornalista Lesley‑Ann Jones, che ha riacceso l’attenzione su un rapporto rimasto nell’ombra. La “figlia segreta” fu inizialmente identificata come B., poi come Bibi, madre di due bambini la cui identità resta protetta. Secondo la ricostruzione dell’autrice, il legame con Freddie Mercury avrebbe avuto origine negli anni Settanta, nel contesto di una relazione imprevista con la moglie di un caro amico del frontman.
Nella narrazione della scrittrice, esisterebbero riscontri genetici a sostegno della paternità e un patrimonio privato di 17 “diari segreti” attribuiti al cantante, consegnati a lei dalla stessa Bibi per smentire versioni ritenute fuorvianti. L’obiettivo dichiarato: “rivelare la verità” su aspetti essenziali della vita dell’artista, inclusa la presunta paternità.
Due brani dei Queen, Bijou e Don’t Try So Hard, vengono indicati come dedicati alla figlia, che Mercury avrebbe chiamato “trésor” e “ranocchietta”. La relazione tra i due, descritta come intensa e riservata, si sarebbe mantenuta fino alla morte del cantante nel 1991, dopo il coming out e la malattia, confermando un rapporto custodito con estrema discrezione lontano dalla scena pubblica.
FAQ
- Chi ha rivelato l’esistenza di Bibi? La giornalista Lesley‑Ann Jones nel libro Love, Freddie.
- Come veniva chiamata Bibi da Freddie Mercury? Con i soprannomi “trésor” e “ranocchietta”.
- Quali canzoni dei Queen sarebbero legate a Bibi? Bijou e Don’t Try So Hard.
- Quando sarebbe nata la relazione che portò alla paternità? Negli anni Settanta, secondo la ricostruzione dell’autrice.
- Esistono prove documentali citate? Vengono menzionati presunti test del DNA e 17 “diari segreti”.
- La famiglia di Bibi è stata identificata? No, l’identità dei due figli resta riservata.
- Qual è la fonte giornalistica principale citata? Il Daily Mail ha riportato dettagli su soprannome e decesso.
Dubbi e controversie sulla paternità segreta
Le rivelazioni su Bibi hanno generato scetticismo tra figure vicine a Freddie Mercury, con interrogativi sulla solidità delle fonti e sulla natura della biografia non autorizzata. Il quotidiano Independent ha evidenziato perplessità metodologiche e incongruenze temporali, rimarcando l’assenza di riscontri indipendenti sui presunti test del DNA e sui “17 diari segreti”.
La posizione di Mary Austin, confidente storica ed erede di larga parte del patrimonio dell’artista, è netta: non avrebbe mai ricevuto cenni di una figlia né di quaderni personali, nonostante il rapporto strettissimo e la convivenza. Queste affermazioni cozzano con la narrazione che attribuisce a Mercury appunti datati 20 giugno 1976, periodo in cui la stessa Austin viveva ancora con lui.
La discrepanza alimenta il dubbio sulla possibilità che un evento definito “gioioso” fosse stato taciuto ai più vicini, in contrasto con l’“apertura mentale” riconosciuta al frontman. Restano così sospese le domande su autenticità dei materiali, catena di custodia dei presunti diari e verificabilità delle prove genetiche, con il quadro che, allo stato, poggia su testimonianze non corroborate da conferme terze.




