Francia valuta stop ai social per under 15: stretta shock anche su piattaforme videoludiche

Proposta di legge e tempistiche di attuazione
Francia si prepara a irrigidire in modo netto l’accesso ai social network per i minori, con una proposta che vieta l’utilizzo delle piattaforme agli under 15. Il provvedimento, in fase di definizione da parte del governo guidato da Emmanuel Macron, dovrebbe approdare all’esame istituzionale all’inizio del 2026, con possibile entrata in vigore a settembre dello stesso anno. L’intervento si inserisce nella scia di iniziative internazionali che mirano a contenere i rischi per la salute mentale e il comportamento dei giovani connessi all’uso intensivo dei social, adottando un impianto più restrittivo rispetto al modello australiano, che dal 2024 ha fissato il divieto sotto i 16 anni.
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La misura punterà a bloccare l’accesso a piattaforme come TikTok, Instagram, Snapchat, Facebook e X per gli utenti non ancora quindicenni, superando l’attuale regime che prevede il solo consenso genitoriale per la creazione di account sotto tale soglia. La presenza di questa base normativa rappresenta un punto d’appoggio per la nuova architettura regolatoria, che mira a trasformare l’eccezione vigilata in un divieto generalizzato.
Il calendario ipotizzato prevede una fase di consultazione e affinamento tecnico-giuridico tra fine 2025 e inizio 2026, con successivo iter parlamentare accelerato per garantire un’entrata a regime in coincidenza con l’anno scolastico 2026–2027. L’obiettivo dichiarato è offrire un quadro chiaro e applicabile ai principali operatori, creando condizioni omogenee di conformità e riducendo al minimo le aree grigie normative. La scelta temporale, allineata al rientro in classe, punta a massimizzare l’efficacia preventiva e a favorire campagne di informazione rivolte a famiglie e scuole.
La spinta politica nasce anche dalle posizioni pubbliche assunte da Macron negli ultimi anni, in cui è stato più volte evidenziato il nesso tra utilizzo delle piattaforme e criticità sociali, un dibattito intensificato dopo i disordini del 2023. In questo contesto, il governo intende rafforzare la dimensione di tutela dei minori con un intervento legislativo chiaro, capace di mettere a sistema prassi già esistenti e di definire standard coerenti con l’evoluzione tecnologica e con le migliori pratiche internazionali.
Impatto su scuole, verifica dell’età e sanzioni
Il pacchetto normativo in discussione prevede un rafforzamento delle regole già vigenti negli istituti scolastici. Dal 2018 i telefoni sono proibiti in scuole primarie e medie, ma il nuovo quadro potrebbe estendere il divieto anche alle scuole superiori, con un perimetro più rigido sull’uso dei dispositivi durante l’orario didattico e nelle aree comuni. L’indirizzo è quello di consolidare un ambiente educativo meno esposto alla distrazione digitale e di limitare l’accesso alle app social in contesti sensibili, includendo controlli a campione e linee guida operative rivolte ai dirigenti e al personale scolastico.
Il nodo più complesso è la verifica dell’età. L’ipotesi allo studio è un sistema multilivello che combini autoverifica dell’utente, controlli documentali mediati da terze parti certificate e strumenti di age assurance non intrusivi, nel rispetto della normativa GDPR e dei principi di minimizzazione dei dati. Si valutano meccanismi di interoperabilità con provider di identità digitale e soluzioni tecniche capaci di distinguere tra utenti quattordicenni e quindicenni senza esporre informazioni sensibili. Resta da definire la responsabilità in caso di falsi positivi o aggiramenti tramite VPN o profili condivisi.
Sul fronte sanzionatorio, l’orientamento è verso un sistema progressivo a carico delle piattaforme che non adottano misure efficaci di blocco: ammonimenti formali, penalità pecuniarie crescenti, fino a limitazioni funzionali o misure correttive imposte dall’autorità competente. Il regime potrebbe includere obblighi di reporting periodico, audit indipendenti sull’accuratezza dei sistemi di verifica e procedure di rimozione rapida degli account irregolari. Per gli operatori inadempienti è allo studio un meccanismo di recidiva che aumenti l’entità delle sanzioni e preveda, nei casi più gravi, restrizioni temporanee di alcune funzionalità per gli utenti sul territorio nazionale.
Rimane aperta la questione dell’implementazione pratica: l’efficacia dei controlli dipenderà dall’adozione di standard condivisi tra piattaforme, autorità e scuole, da campagne informative rivolte a famiglie e studenti e da strumenti di segnalazione accessibili in grado di intercettare l’uso improprio. L’equilibrio tra protezione dei minori e tutela della privacy guiderà la definizione di linee operative, con un possibile periodo transitorio per l’adeguamento tecnico degli operatori.
Conseguenze per piattaforme videoludiche e integrazioni social
La stretta sugli under 15 incide direttamente sui servizi con componenti di community e chat integrati nei videogiochi. Ecosistemi come Xbox Live, PlayStation Network e Roblox operano come veri e propri social layer: profili pubblici, liste amici, messaggistica, party vocali, condivisione di clip e streaming in-game. In assenza di esenzioni esplicite, queste funzionalità rientrerebbero nel perimetro applicativo del divieto, con il rischio di creare una zona grigia tra fruizione del contenuto videoludico e accesso agli strumenti social annessi.
Gli operatori potrebbero dover scindere i livelli di servizio, separando il gioco di base dalle feature social. Una possibile conformità passa per la disattivazione predefinita di chat, party e DM per i profili sotto i 15 anni, l’adozione di sistemi di age gating robusti e l’introduzione di modalità “solo gioco” prive di interazioni pubbliche. Per piattaforme UGC come Roblox, dove creazione, commercio in-game e socialità sono intrecciati, l’adeguamento sarebbe più complesso e potrebbe richiedere la geolocalizzazione dell’esperienza o il blocco selettivo di parti del catalogo in base all’età certificata.
L’armonizzazione con il quadro privacy GDPR comporta l’uso di soluzioni di age assurance non invasive, auditabili e interoperabili con provider terzi. I publisher dovranno attestare la separazione dei dati dei minori, limitare la profilazione e documentare i flussi informativi per superare eventuali verifiche delle autorità. Il rischio di non conformità include sanzioni economiche e restrizioni funzionali, con impatti diretti sulla capacità di mantenere attive community e contenuti live service.
Il precedente di alcuni Paesi che hanno limitato l’accesso a Roblox per motivi di sicurezza dei minori indica che i regolatori valutano con particolare attenzione le aree di messaggistica, matchmaking e ambienti generati dagli utenti. In questo contesto, l’adozione di moderazione proattiva, filtri linguistici avanzati, verifica dell’età lato account e revisione preventiva dei contenuti diventa parte integrante del pacchetto di conformità. I sistemi parentali esistenti su console e PC dovranno agganciarsi a controlli centralizzati, con policy coerenti tra store, launcher e servizi cloud.
Il settore può comunque valorizzare la dimensione culturale e creativa del videogioco, tutelando i minori senza penalizzare la produzione e la diffusione delle opere. La linea di equilibrio passa da interfacce ridisegnate per utenti under 15, percorsi educativi in-app per famiglie, e canali di segnalazione rapidi controllati da team di sicurezza h24. Per i titoli con forte vocazione competitiva ed eSport, sarà cruciale stabilire protocolli che differenzino spettatori e giocatori minorenni, isolando gli strumenti di chat pubblica e limitando le interazioni non moderate.
Nell’immediato, i grandi operatori potrebbero optare per rollout graduali con feature flag per mercato, mantenendo piena funzionalità per gli over 15 e introducendo modalità ridotte per i profili junior. La chiarezza regolatoria su cosa costituisce “funzionalità social” rispetto a “meccaniche di gioco” sarà determinante per evitare interpretazioni divergenti e garantire una compliance tecnicamente sostenibile, senza compromettere l’accessibilità dei contenuti acquistati legittimamente dalle famiglie.




