Fiorello sfida la Rai sulla vendita del teatro delle Vittorie
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Fiorello guida la protesta contro la vendita del Teatro delle Vittorie
Lo showman Fiorello ha definito “un crimine contro la storia dello spettacolo italiano” la decisione di mettere in vendita il Teatro delle Vittorie della Rai.
La protesta è esplosa a Roma il 27 aprile, quando il conduttore, insieme a Fabrizio Biggio, ha registrato davanti allo storico spazio del varietà una puntata speciale del programma radiofonico La Pennicanza di Radio2.
La vendita dell’immobile, inserita nel piano di dismissione di 15 proprietà Rai approvato dal precedente Cda e confermato dall’attuale, punta a finanziare la modernizzazione tecnologica e il potenziamento dei poli produttivi, in particolare Saxa Rubra.
La scelta, motivata dall’azienda con costi insostenibili e obsolescenza strutturale, ha però aperto un fronte simbolico e culturale: il rischio di perdere uno dei luoghi-icona dei grandi varietà televisivi italiani.
In sintesi:
- Fiorello definisce la vendita del Teatro delle Vittorie “un crimine contro la storia dello spettacolo”.
- Il teatro è incluso nel piano Rai di dismissione di 15 immobili per modernizzare le strutture.
- Rai motiva la scelta con costi di ristrutturazione oltre 7 milioni e obsolescenza tecnica.
- Il caso apre lo scontro tra tutela della memoria televisiva e trasformazione digitale Rai.
La mobilitazione di Fiorello e il valore simbolico del Teatro
Nell’intervento video diffuso sui social, Fiorello annuncia: *“Oggi inizieremo la puntata de ‘La Pennicanza’ proprio da qua, dal Teatro delle Vittorie”*.
Lo showman definisce la vendita *“un crimine contro la storia dello spettacolo italiano”* e richiama il valore culturale dello spazio: *“Per quello che si è vissuto là dentro, per la storia dello spettacolo italiano, per i grandi varietà”*.
Ricorda quindi programmi storici come Fantastico e figure iconiche quali Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Mina, sottolineando che *“tutti i grandi dello spettacolo italiano sono stati qua dentro”*.
In segno di protesta, Fiorello e Fabrizio Biggio affiggono due cartelli sulle porte del teatro: *“Questo Teatro non si dovrebbe vendere”* e *“Questo Teatro non è in vendita!”*.
La mobilitazione arriva all’indomani di un’intervista al Messaggero in cui Renzo Arbore indicava proprio Fiorello come l’unico in grado di salvare il Teatro delle Vittorie, rilanciando anche l’idea di intitolarlo a Pippo Baudo.
Le ragioni economiche della Rai e gli scenari futuri
In una nota ufficiale, la Rai precisa che la messa in vendita del Teatro delle Vittorie rientra in un piano immobiliare “unico nella storia Rai” orientato alla trasformazione in Digital Media Company.
Secondo fonti aziendali, la ristrutturazione del teatro richiederebbe oltre 7 milioni di euro e almeno tre anni di lavori, senza garantire l’adeguamento agli standard produttivi più avanzati.
L’azienda cita costi di gestione e manutenzione “non più sostenibili”, obsolescenza strutturale, limiti tecnici e impiantistici, vincoli condominiali e problemi di impermeabilizzazione, con conseguente riduzione dei programmi realizzati nello stabile.
La vendita, deliberata già dal Cda del luglio 2022, è inserita in una strategia più ampia che comprende il potenziamento tecnologico di Saxa Rubra, la riqualificazione della sede di Viale Mazzini, l’utilizzo della sede di via Alessandro Severo e il completamento degli interventi in via Teulada.
L’obiettivo dichiarato è un modello immobiliare più flessibile, allineato alle esigenze produttive di un broadcaster moderno e capace di migliorare la qualità degli ambienti di lavoro.
Memoria televisiva e innovazione: cosa può accadere ora
Lo scontro sul Teatro delle Vittorie va oltre il singolo edificio: mette a confronto la necessità di sostenibilità economica con la tutela della memoria collettiva della televisione italiana.
La mobilitazione pubblica innescata da Fiorello, sostenuta da figure come Renzo Arbore, potrebbe spingere verso soluzioni intermedie: vincoli culturali, partnership pubblico-private, o una destinazione d’uso che preservi almeno in parte la vocazione artistica dello spazio.
L’idea di intitolare il teatro a Pippo Baudo rafforza la dimensione simbolica del dibattito e potrebbe stimolare un confronto istituzionale più ampio su come coniugare trasformazione digitale, razionalizzazione dei costi e salvaguardia dei luoghi storici dello spettacolo italiano.
FAQ
Perché Rai vuole vendere il Teatro delle Vittorie?
La Rai motiva la vendita con costi di gestione e ristrutturazione oltre 7 milioni di euro, struttura obsoleta e necessità di razionalizzare il patrimonio immobiliare per investire nell’innovazione digitale.
Che ruolo ha avuto il Teatro delle Vittorie nella storia Rai?
Il Teatro delle Vittorie è stato palcoscenico di grandi varietà come Fantastico e ha ospitato protagonisti storici quali Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Mina, diventando simbolo della tv generalista italiana.
Cosa propone Fiorello contro la vendita del Teatro delle Vittorie?
Fiorello contesta pubblicamente la vendita, la definisce “crimine contro la storia dello spettacolo italiano”, usa La Pennicanza come megafono e chiede che il teatro non venga ceduto.
La vendita del Teatro delle Vittorie è già definitiva?
La vendita è stata deliberata dal Cda Rai nel luglio 2022 e confermata dall’attuale gestione, ma l’iter può ancora essere oggetto di confronto politico, istituzionale e culturale.
Quali sono le fonti utilizzate per questa ricostruzione dei fatti?
Questo articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



