Ferragni torna al centro del dibattito pubblico e divide l’opinione tra indignazione, curiosità e sostegno

Indice dei Contenuti:
Ferragni, il ritorno. E c’è chi s’indigna
Un nuovo capitolo nella moda
La recente assoluzione nel cosiddetto Pandorogate ha rimesso in circolo la figura di Chiara Ferragni nel sistema moda, aprendo uno spiraglio che fino a poche settimane fa sembrava sigillato. Dopo mesi di silenzio, contratti congelati, separazione da Fedez e un processo di demolizione pubblica senza precedenti, l’imprenditrice digitale torna nel ruolo che l’ha consacrata: volto globale di un brand internazionale.
La scelta di Guess di affidarle la campagna primavera/estate 2026 non è solo un’operazione estetica: è un segnale al mercato e agli investitori, un invito a rileggere la sua parabola oltre il frame della “truffa” e della gogna social. Torso nudo, sguardo di tre quarti e un paio di jeans come divisa simbolica: il messaggio è quello di una ripartenza che si appoggia sulla stessa immagine che era stata messa in discussione.
In passato, a indossare quei jeans, erano state icone come Claudia Schiffer, Eva Herzigova, Laetitia Casta e Naomi Campbell. L’inserimento di Ferragni in questa genealogia di volti storici evidenzia come il marchio la consideri ancora un asset di primo livello, malgrado il periodo buio.
La scommessa di Guess e il peso del brand
Per Paul Marciano, co-fondatore e chief creative officer di Guess, la collaborazione con l’influencer italiana è una scelta di continuità con il dna del marchio, da sempre focalizzato sul potere di donne che costruiscono il proprio percorso con visione e resilienza. L’operazione posiziona Ferragni più come simbolo di sopravvivenza che di perfezione, legandola a un immaginario di caduta e risalita che il fashion system oggi premia in chiave narrativa.
Per il brand, l’ingaggio è anche una mossa di visibilità immediata su scala globale: numeri social, riconoscibilità trasversale e capacità di polarizzare l’attenzione garantiscono una copertura organica che pochi volti possono offrire. La campagna, firmata dai Morelli Brothers, insiste su un’estetica pulita e iper-riconoscibile, pensata per essere replicata e discussa su Instagram, TikTok e nelle vetrine digitali dei grandi retailer.
La narrativa interna al marchio punta sull’idea di “rinascita patinata”: una figura uscita da un contenzioso legale, alleggerita e pronta a capitalizzare mediaticamente il proprio ritorno. È un posizionamento rischioso, ma ad altissimo potenziale di conversione se il sentiment dovesse lentamente ribaltarsi.
Indignazione social e psicologia del pubblico
L’annuncio della nuova testimonial ha scatenato un’ondata di indignazione nella community digitale del brand. Il profilo Instagram di Guess è stato investito da commenti minacciosi e boicottaggi annunciati (“Farete la fine di Balocco”, “Meritate di fallire”), mentre chi prova a esprimere sostegno viene travolto da insulti a catena. Il caso mostra quanto l’odio social descriva più chi lo produce che il bersaglio, in un gioco di specchi dove frustrazione e moralismo si travestono da giustizia civile.
La stessa platea che per anni ha consumato compulsivamente contenuti sulla vita della coppia Ferragni–Fedez – dagli aperitivi in quota alle borse di lusso, fino ai baci esibiti – oggi sembra pretendere che quella corsa resti interrotta. L’errore commerciale e comunicativo legato al pandoro si è trasformato nel pretesto per proiettare rabbia, invidia e un desiderio di punizione permanente.
Questa ostinazione nel tenerla schiacciata sotto la narrazione del fallimento rivela un passaggio preciso: dalla venerazione all’insofferenza, dall’emulazione al godimento vendicativo. La figura pubblica diventa il contenitore sul quale sfogare la delusione per un modello di successo che, dopo essere stato idealizzato, si preferisce vedere definitivamente incrinato.
FAQ
D: Chi è il nuovo volto globale di Guess per la primavera/estate 2026?
R: La nuova testimonial globale è Chiara Ferragni, scelta per la campagna jeans del brand.
D: Cosa è successo al caso Pandorogate?
R: L’imprenditrice digitale è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata con rito abbreviato, chiudendo il fronte giudiziario principale.
D: Perché la scelta di Ferragni da parte di Guess è considerata rischiosa?
R: Perché arriva dopo un forte calo di reputazione pubblica e potrebbe dividere il pubblico tra sostegno e boicottaggi.
D: Qual è la posizione ufficiale di Guess sulla collaborazione?
R: Paul Marciano ha spiegato che la scelta è in linea con il dna del marchio, che celebra donne resilienti e autonome.
D: Come ha reagito il pubblico sui social all’annuncio?
R: Il profilo Instagram del brand è stato investito da commenti durissimi, minacce di boicottaggio e insulti verso chi sostiene l’influencer.
D: Che ruolo hanno avuto i social nel successo e nel crollo d’immagine di Ferragni?
R: Sono stati al tempo stesso motore del suo impero mediatico e amplificatore della gogna, accelerando sia l’ascesa che la caduta.
D: Perché si parla di invidia e non solo di indignazione?
R: Perché la durezza e la persistenza degli attacchi superano la critica razionale e somigliano più a un piacere nel veder fallire una figura percepita come favorita.
D: Qual è la fonte giornalistica originale che ha ispirato questo approfondimento?
R: L’analisi prende spunto da un articolo pubblicato su Corriere della Sera, rielaborato in chiave sintetica e SEO-oriented.




