Femminicidio Federica Torzullo, la svolta sul figlio che cambia tutto

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Femminicidio di Federica Torzullo, il figlio affidato ai nonni materni. Pasquale Guadagno: «Per anni mi sono chiesto “avrei potuto salvare mia madre?”»
Un bambino nel vortice del femminicidio
Il figlio di Federica Torzullo, 10 anni, si è ritrovato in poche ore a vivere un trauma estremo: la madre uccisa dal padre, il genitore arrestato e i nonni paterni, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, morti suicidi travolti da dolore e gogna pubblica.
Il Tribunale per i Minorenni di Roma ha disposto l’affidamento ai nonni materni, con il sindaco di Guidonia, Angelo Pizzigallo, come tutore, ritenendo la famiglia di origine materna il contesto più idoneo a garantire continuità affettiva rispetto all’ipotesi di una casa famiglia.
Per gli psicologi dell’infanzia, la rottura della fiducia primaria è devastante: la figura che dovrebbe proteggere diventa quella che distrugge, e l’intero mondo adulto appare instabile, imprevedibile, privo di luoghi sicuri.
L’esperienza raccontata da Pasquale Guadagno, orfano di femminicidio dal 2010, conferma quanto i bambini in queste condizioni smarriscano non solo un genitore, ma l’idea stessa di futuro: i giochi al parco, il monopattino in cortile, le abitudini quotidiane vengono sostituite da tribunali, perizie, terapie e lutti multipli.
In questi contesti, la cronaca tende a fermarsi alla parola “orfano”, ma il trauma non riguarda una sola persona: l’intero sistema familiare viene colpito e necessita di accompagnamento costante, specialistico e di lungo periodo, altrimenti il rischio è che il dolore si cronicizzi in rabbia, isolamento e disturbi psichici complessi.
Le ricerche internazionali sui bambini sopravvissuti a omicidi intra-familiari mostrano un aumento significativo di disturbi d’ansia, depressione, difficoltà scolastiche e problemi relazionali se manca una presa in carico strutturata.
Nonni, tutela e limiti dell’amore familiare
L’affidamento ai nonni materni è stato considerato il male minore rispetto a una comunità educativa, per evitare ulteriori rotture affettive al minore, già gravemente traumatizzato dal femminicidio e dai successivi suicidi nella famiglia paterna.
Ma gli stessi nonni sono persone lacerate: hanno perso una figlia e, senza alcun tempo di elaborazione, devono crescere un nipote immerso nello stesso lutto, gestendo le sue domande e il proprio dolore, spesso indicibile e privo di strumenti emotivi per essere espresso.
Come sottolinea Pasquale Guadagno, è pericoloso considerare i nonni una “soluzione automatica”: l’amore non basta, se non è sostenuto da psicologi, assistenti sociali e servizi territoriali stabili, continuativi, preparati sul trauma complesso.
In Italia, le linee guida per gli orfani di crimini domestici insistono sulla necessità di un intervento multidisciplinare, ma l’applicazione pratica è disomogenea: molto dipende dalla sensibilità dei singoli tribunali, dalla presenza di centri specializzati e dalla capacità dei comuni di attivare una rete.
Il carico sui caregiver familiari è enorme: devono essere solidi, rassicuranti, presenti, mentre interiormente affrontano lutto, rabbia, senso di colpa e inadeguatezza, spesso senza ricevere essi stessi supporto strutturato.
Senza percorsi terapeutici mirati, il rischio è quello di un silenzio soffocante: né il bambino né gli adulti trovano parole per nominare quanto accaduto, e il non detto alimenta paure, fantasie distorte, autoaccusa e una percezione di sé fondata sul trauma.
Lo Stato tra condanna penale e presa in carico reale
«Lo Stato condanna un assassino e poi affida il dolore di un orfano a chi piange una figlia ammazzata», osserva Pasquale Guadagno, sottolineando la distanza tra la dimensione penale e quella di cura. La sentenza sul colpevole non chiude nulla per chi resta: è solo l’inizio di un percorso lungo e tortuoso.
Prendersi cura di un minore dopo un femminicidio significa gestire domande insostenibili: come parlare del padre detenuto? Come ricordare la madre senza cristallizzarla nel ruolo di vittima? Come permettere al bambino di costruire un’identità distinta dalla tragedia che lo ha colpito?
Gli esperti di psicotraumatologia indicano la necessità di programmi a lungo termine, che includano sostegno psicologico al minore, alla famiglia affidataria, interventi scolastici mirati e una rete sociale capace di non ridurre il bambino al suo lutto.
La responsabilità pubblica non può esaurirsi nella scelta tra affidamento familiare e casa famiglia: è essenziale un monitoraggio costante, con équipe specializzate che seguano l’evoluzione emotiva e sociale del minore, adattando il supporto ai diversi passaggi di crescita, dall’infanzia all’adolescenza.
Ogni fase porta nuove domande: perché è successo? potevo evitarlo? a chi assomiglio davvero? Sono interrogativi che, se non vengono accolti e rielaborati con professionisti competenti, possono tradursi in auto-distruttività, ritiro sociale o difficoltà a fidarsi di chiunque.
La costruzione di protocolli nazionali specifici per gli orfani di femminicidio, finanziati e applicati in modo uniforme, è una delle condizioni chiave indicate da associazioni, centri antiviolenza e studiosi per interrompere la catena di traumi generazionali legati alla violenza domestica.
FAQ
D: Chi si sta occupando attualmente del figlio di Federica?
R: Il minore è affidato ai nonni materni, con il sindaco di Guidonia, Angelo Pizzigallo, come tutore legale.
D: Perché non è stata scelta una casa famiglia?
R: Il tribunale ha privilegiato la continuità affettiva offerta dai parenti, ritenendo meno traumatica la permanenza nel contesto familiare materno.
D: In che modo la vicenda di Pasquale Guadagno è collegata a questo caso?
R: Pasquale Guadagno, orfano di femminicidio, porta la propria esperienza per spiegare le ferite profonde dei bambini che sopravvivono alla violenza domestica.
D: Che cosa rischiano psicologicamente i minori orfani di femminicidio?
R: Possono sviluppare disturbi d’ansia, depressione, difficoltà scolastiche, problemi relazionali e perdita di fiducia negli adulti.
D: L’amore dei nonni è sufficiente a proteggere il bambino?
R: L’affetto è fondamentale ma non basta: occorrono percorsi terapeutici strutturati e un sostegno professionale costante per tutta la famiglia.
D: Qual è il ruolo dello Stato in questi casi?
R: Non si limita alla condanna penale: deve garantire supporto psicologico, rete sociale, misure economiche e monitoraggio nel tempo del benessere del minore.
D: Esistono protocolli specifici per gli orfani di femminicidio?
R: Sono presenti linee guida e interventi in alcune aree, ma mancano ancora applicazione omogenea e finanziamenti strutturali su tutto il territorio nazionale.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della vicenda raccontata?
R: La ricostruzione dei fatti e le dichiarazioni di Pasquale Guadagno provengono da un articolo di cronaca pubblicato da la Repubblica, sezione società e femminicidi.




