Equalize accusa Milleri: mandato di spionaggio su Del Vecchio jr, audio agli atti lo smentisce
Indice dei Contenuti:
Ricatto a Leonardo Maria Del Vecchio, l’ombra dei Servizi e il ruolo di Milleri
Chi: l’erede di Luxottica Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe vittima di un presunto ricatto basato su foto compromettenti, al centro di un’operazione di dossieraggio riconducibile alla cosiddetta Squadra Fiore e ad ambienti dei servizi segreti. Dove: l’inchiesta parte dalla Procura di Roma e viene trasmessa alla Procura di Milano, che indaga anche sull’indagine Equalize. Quando: gli elementi chiave emergono da un incontro registrato il 1 ottobre 2024 negli uffici milanesi della Neis Agency di Vincenzo De Marzio. Cosa: nei file analizzati dai carabinieri del Ros De Marzio attribuisce a Francesco Milleri, presidente di Delfin, il presunto mandato di dossierare Del Vecchio, accusa che Milleri respinge con decisione. Perché: per gli inquirenti potrebbe trattarsi di un intrigo costruito attorno a Equalize, con documenti falsi e un ruolo forse solo apparente della Squadra Fiore.
In sintesi:
- Leonardo Maria Del Vecchio denuncia un ricatto con foto compromettenti e spionaggio mirato.
- Il consulente Vincenzo De Marzio chiama in causa la Squadra Fiore e presunti 007.
- Nel racconto di De Marzio il mandante del dossieraggio sarebbe Francesco Milleri, che nega tutto.
- Le procure di Roma e Milano ipotizzano documenti falsi e un intrigo orchestrato.
Il cuore dell’inchiesta si gioca tra Roma e Milano, dove la vicenda Equalize incrocia lo spettro di un ricatto miliardario ai danni di Del Vecchio. Gli accertamenti sui dispositivi sequestrati a Vincenzo De Marzio, ex Ros e già nei Servizi di Sicurezza italiani, rivelano un quadro in cui spionaggio privato, dossieraggio politico-finanziario e il nome della Squadra Fiore si sovrappongono.
Nel mirino degli inquirenti milanesi ci sono soprattutto le presunte prove prodotte da soggetti che si presentano come appartenenti alla Presidenza del Consiglio, e una catena di società estere che, secondo la ricostruzione di De Marzio, ricondurrebbe l’incarico di monitorare Del Vecchio a Francesco Milleri, oggi alla guida di Delfin e di fatto regista dell’impero fondato da Leonardo Del Vecchio.
Ma proprio su questa parte del racconto le procure manifestano i maggiori dubbi: la società lussemburghese attribuita a Milleri non risulta esistente, così come non sono confermati conti esteri a lui riconducibili. Lo scenario che prende corpo è quello di una possibile operazione di depistaggio, in cui il falso coinvolgimento di Milleri e della Squadra Fiore servirebbe a intimidire l’erede Luxottica e a generare pressioni negoziali ad alto livello.
I video alla Neis Agency, la Squadra Fiore e il racconto dei Servizi
La ricostruzione investigativa parte da una pen drive Gigastone da 64 Gb sequestrata a De Marzio. Nella copia forense i carabinieri del Ros trovano 11 file video e una registrazione audio relativi a un incontro del 1 ottobre 2024 negli uffici della Neis Agency in via Quaranta 17, a Milano, zona periferica ai margini del Corvetto.
Presenti, secondo gli atti: Vincenzo De Marzio, Mario Cella, Leonardo Maria Del Vecchio e Francesco Milleri. Il filmato certifica la riunione e documenta il racconto di De Marzio, che espone a Milleri un quadro di presunto spionaggio ai danni di Del Vecchio condotto da soggetti collegati ai Servizi.
L’ex agente “Tela” spiega di avere un contratto di due diligence con Del Vecchio, preoccupato di sentirsi pedinato. Con l’aiuto di Cella, De Marzio sostiene di aver individuato, sotto l’abitazione dell’imprenditore, uomini di altre agenzie investigative. Questa versione coincide con quanto riferito ai pm dall’hacker Samuele Calamucci, che parla di dossieraggio targato Squadra Fiore sulla base di confidenze del militare Francesco Renda, vicino ai Servizi.
De Marzio afferma quindi di essere stato contattato da personale dei Servizi di Sicurezza italiani, impegnato – a suo dire – in accertamenti illegali su Del Vecchio e sulle sue frequentazioni, remunerati con denaro contante. Mostrerebbe persino fotografie di incontri all’interno di Luxottica e in altri luoghi sensibili.
Nel corso dell’incontro, Del Vecchio interrompe la discussione per chiarire il nucleo del presunto ricatto: avrebbe ingaggiato la Neis Agency proprio per neutralizzare materiale compromettente che lo riguardava. De Marzio riprende la parola e racconta di un viaggio a Roma dove incontra due uomini presentatisi come appartenenti alla Presidenza del Consiglio, presunti detentori del materiale. Secondo il suo racconto, questi agenti gli riferiscono che il mandato di dossierare Del Vecchio arriverebbe da Francesco Milleri. A sostegno, mostrerebbero un documento intestato a una società lussemburghese con firma Milleri, documenti di pagamento e un complesso schema di incarichi tra veicoli societari inglesi e francesi.
La risposta di Milleri, incisa nei file audio, è radicale: definisce i documenti falsi, ribadisce di non avere conti o società in Lussemburgo e si dice pronto ad andare immediatamente in Procura a Milano. Gli inquirenti, incrociando i dati societari, confermano che l’entità lussemburghese indicata non esiste. Lo stesso De Marzio, nelle sue successive dichiarazioni, ammette che l’intera storia gli è stata riferita da un appartenente ai Servizi. Nel novembre 2024 anche Del Vecchio, ascoltato come indagato per accesso abusivo a sistema informatico ma parte lesa per lo spionaggio, conferma l’incontro e la fermezza con cui Milleri respinse ogni addebito, parlando di *documenti falsi come tutta la storia*.
Le possibili ricadute sull’impero Delfin e sugli apparati di sicurezza
L’inchiesta, pur focalizzata sul presunto ricatto a Del Vecchio, apre un fronte delicato sul rapporto tra intelligence, investigazione privata e goverance dei grandi patrimoni familiari italiani. Il nome di Delfin, cassaforte della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri, entra nel fascicolo milanese solo come sfondo societario: Milleri non è indagato, ma la sua figura è centrale nell’equilibrio del gruppo.
Se gli accertamenti confermassero l’ipotesi di un intrigo orchestrato da soggetti gravitanti attorno a Equalize, con uso di brand fittizi della Squadra Fiore e di presunte coperture dei Servizi, si aprirebbe un tema di vulnerabilità sistemica per gli eredi di grandi dinastie industriali. L’eventuale dimostrazione di una “filiera del falso” – documentale, societaria e informatica – implicherebbe inevitabili revisioni delle procedure di sicurezza interna nei grandi gruppi, oltre a possibili nuove norme su investigazioni private e uso distorto di riferimenti agli apparati di sicurezza dello Stato.
FAQ
Chi è formalmente indagato nell’indagine Equalize collegata a questa vicenda?
Attualmente risulta imputato a Milano Vincenzo De Marzio, ex Ros ed ex appartenente ai Servizi, mentre Francesco Milleri non risulta indagato nel fascicolo milanese.
La società lussemburghese legata a Francesco Milleri esiste davvero?
No, secondo gli accertamenti degli inquirenti milanesi la società lussemburghese indicata nei documenti non risulta esistente né riconducibile a Milleri.
Che cosa avrebbe spinto Leonardo Maria Del Vecchio a ingaggiare Neis Agency?
Secondo gli atti, Del Vecchio avrebbe stipulato il contratto con Neis Agency per fronteggiare materiale considerato compromettente e pedinamenti sospetti.
Che ruolo hanno i Servizi di Sicurezza italiani nel presunto dossieraggio?
Secondo il racconto di De Marzio, alcuni appartenenti ai Servizi avrebbero condotto accertamenti illegali su Del Vecchio dietro pagamento, circostanza tuttora in verifica.
Da quali fonti è stata ricostruita questa notizia giudiziaria complessa?
La ricostruzione deriva da un’elaborazione congiunta di notizie e lanci provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

