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Echo e Home inizieranno a parlare fra di loro

31 Dicembre 2017

Entrambe le principali piattaforme del web, Echo e Home rispettivamente di Amazon e Google, hanno lo stesso problema, la cosiddetta “discoverability” (la capacità di farsi trovare. Possiamo tradurla “rilevabilità”?): è molto difficile far sapere agli utenti cosa possono fare i loro dispositivi, in particolare che stanno migliorando costantemente grazie a rapidi aggiornamenti del software.

Amazon e Google sperimentano costantemente modi per aggirare questo problema, ma finora sono stati poco incisivi. Amazon invia un’email settimanale, mentre Google include alcuni suggerimenti nella sua app. Ma sembra che nel 2018 i due colossi si faranno più audaci, in particolare quando i potenti rivali come Apple appariranno sulla scena con una AI (artificial intelligence) forse meno performante, ma con un suono migliore.

INTERAGIRE

Come potrebbero Google Home e Amazon Echo interagire meglio con i propri utenti? Anzitutto chiederanno un po’ di informazioni in più a chi li utilizza, per svolgere meglio il ruolo personalizzato che ciascuno si aspetta, oppure potrebbero addirittura suggerire qualcosa che l’utente non avrebbe nemmeno pensato di chiedere, in base alle precedenti esperienze di utilizzo. Pensiamo al caso di Google: ormai è conoscenza quasi completa di movimenti, abitudini, scelte e interessi di ciascuno di noi.

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Entrambe le aziende sanno però che devono evitare di infastidire i propri utenti con troppe domande, e sono riluttanti ad inserirsi senza criterio nelle vite private di ciascuno. Possiamo aspettarci di vedere un’evoluzione del tipo “esperienze narrative” basate sul chatbot (Artificial Conversational Entity) che società come la BBC stanno già sperimentando in Inghilterra.

Il termine ACE – Artificial Conversational Entity – viene utilizzato come sinonimo di Conversational Agent, Embodied Agent o Chatbot, ovvero un programma in grado di condurre una conversazione intelligente con una persona tramite metodi testuali. E’ l’insieme di tre parole: artificiale, conversazionale ed entità.

Il termine artificiale si riferisce a ciò che viene prodotto dall’uomo, non di origine naturale, fatto per assomigliare a qualcosa, fatto in imitazione di qualcosa di naturale, artificiale, simulato, non genuino o naturale. Proviene dalla parola latina artificialis che significa “appartenere all’arte”, da artificium – artigianato. Il termine conversazionale significa lo scambio verbale di pensieri, opinioni e sentimenti: cioè parlare. Ha origine dalla parola latina conversatio che significa “atto di vivere con”. Il termine entità descrive il fatto di esistere o essere; in filosofia l’entità è qualcosa che ha un’esistenza reale e distinta; una cosa, considerata indipendente dalle altre cose. Proviene dal latino medievale entitas, essere, cosa.

Il termine ACE è stato introdotto nel 2006 da Huma Shah nel suo documento A.L.I.C.E .: un ACE in Digitaland. Il documento presenta un’analisi di Entità conversazionale artificiale attraverso le sue conversazioni con quattro giudici e confrontando le sue espressioni artificiali con quelle dei quattro “umani nascosti”, durante il Loebner Prize 2004, derivato dal Test di Turing per l’intelligenza artificiale. Ma non deve essere confuso con la macchina ACE di Alan Turing (Universal Turing machine) che era lo strumento matematico equivalente a un computer digitale suggerito da Alan Turing nel 1945.


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Paolo Brambilla

Consigliere Ordine dei Giornalisti di Lombardia. PhD, MBA, CPA, MD

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Giornalista pubblicista dal 1993. Direttore responsabile di LMF La Mia Finanza Sostenibile. Direttore responsabile di Trendiest Media Agenzia di stampa e Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti di Lombardia, scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. Rotariano, è stato Assistente del Governatore del Distretto 2041 e tuttora é un membro di Spicco del Rotary Milano 2041.

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