Dottrina Donroe svela il ritorno alle sfere d’influenza che ridisegna gli equilibri geopolitici globali

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Ritorno alle sfere d’influenza americane
Donald Trump trasforma la dottrina ottocentesca in un progetto operativo: le Americhe come sfera esclusiva d’influenza di Washington, impermeabile a potenze rivali e regolata dalla forza. Le mosse recenti – sequestro di una petroliera con bandiera russa nel Nord Atlantico sospettata di violare le sanzioni trasportando greggio iraniano, e il blitz che ha portato al cambio di regime a Caracas – segnalano il passaggio dalle dichiarazioni all’azione, con il corollario che la “Dottrina Donroe” legittima ribaltamenti mirati in Colombia, Cuba e Messico in nome della sicurezza nazionale. Fonti: ISPI; dichiarazioni alla stampa a bordo dell’Air Force One; reazioni ufficiali di Mosca che ha parlato di “pirateria” durante l’abbordaggio nel Nord Atlantico.
Il disegno è esplicito: riaffermare un controllo incontrastato nell’emisfero occidentale, anche forzando norme, alleanze e consuetudini. A offrirne la sintesi è Stephen Miller, stratega della Casa Bianca, per cui “il mondo reale è governato dal potere”, parole pronunciate alla CNN che spiegano la postura di hard power applicata a rivali e partner. Nello stesso solco, il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di “acquistare” la Groenlandia senza escludere la forza, mentre Trump l’ha definita cruciale perché “piena di navi russe e cinesi”. Fonti: ISPI; intervista CNN; audizione al Congresso riportata da ISPI.
Il filo rosso tra Venezuela, Atlantico e Artico è una bussola strategica che privilegia interdizione e deterrenza in aree ritenute vitali agli interessi statunitensi. La presenza di unità navali russe, incluso un sottomarino, vicino all’operazione sulla petroliera evidenzia il rischio di incidenti tra grandi potenze. La “Donroe” diventa così il marchio di una politica estera neoimperiale, orientata allo sfruttamento di risorse e posizioni geostrategiche, con effetti sistemici sull’ordine internazionale. Fonti: ISPI; comunicazioni delle autorità statunitensi e reazioni russe citate da ISPI.
Reazioni di Russia e Cina al nuovo corso
Mosca e Pechino leggono la “Donroe” come via libera alla competizione tra imperi: la prima per riaffermare una sfera post-sovietica, la seconda per consolidare la proiezione nel Pacifico. L’abbordaggio alla petroliera con bandiera russa, definito “pirateria” da Kremlino e seguito a distanza da mezzi navali russi, segnala una soglia di rischio più alta di incidenti tra grandi potenze. In Asia, la spinta americana a blindare il “vicinato” occidentale offre a Pechino l’argomento per ampliare il proprio margine d’azione, senza una automatica traduzione in “licenza” su Taiwan, ma con effetti corrosivi sull’ordine basato su regole. Fonti: ISPI; dichiarazioni ufficiali russe; cronache sull’operazione nel Nord Atlantico citate da ISPI.
Quando gli Stati Uniti rivendicano l’eccezione, si apre spazio per mosse simmetriche: Cina e Russia testano limiti, erodendo dall’interno il modello occidentale. Il Venezuela diventa laboratorio di risposta anti-sanzioni e di sostegno indiretto a regimi amici; l’Artico un’arena di risorse e rotte, con la Groenlandia al centro della contesa. Per Pechino, epicentro resta il Pacifico, dove l’interdipendenza economica convive con una competizione strategica sempre più esplicita. Fonti: ISPI; audizioni e dichiarazioni riportate da ISPI.
Il risultato è un “effetto dimostrazione”: normalizzando l’uso della forza e la logica delle sfere d’influenza, Washington accelera dinamiche che i rivali attendevano per giustificare posture assertive proprie. Un terreno scivoloso, destinato a travalicare l’emisfero occidentale e a riverberarsi su Ucraina, Caribe e rotte artiche. Fonti: ISPI; reazioni di Mosca e analisi sul Pacifico citate da ISPI.
Il bivio europeo tra accomodamento e resistenza
Per l’Europa, l’intervento statunitense in Venezuela e la pressione sulla Groenlandia impongono una scelta strategica: adattarsi al nuovo unilateralismo di Washington o difendere l’ordine fondato su regole. Assecondare la “Donroe” può preservare la coesione transatlantica nel breve periodo, ma rischia di legittimare l’erosione del diritto internazionale e di mostrare che la pressione sugli alleati funziona. Resistere richiede coesione tra i 27, con costi politici e militari elevati. Fonti: ISPI; dichiarazioni alla stampa sull’operazione a Caracas e sul dossier Artico citate da ISPI.
Le priorità si addensano su Artico e sicurezza europea: il capitolo Groenlandia segnala interessi divergenti su risorse e rotte, mentre il sostegno all’Ucraina resta cartina di tornasole della credibilità strategica dell’UE. La cattura di Maduro agisce da spartiacque: normalizza l’uso della forza e la logica delle sfere d’influenza, aprendo varchi a nuove ingerenze e a fratture intraeuropee. Fonti: ISPI; cronache sull’abbordaggio nel Nord Atlantico e reazioni di Mosca riportate da ISPI.
Tra opzioni operative: aumento di capacità comuni, coordinamento su sanzioni e un perimetro minimo di autonomia strategica per non subire la competizione tra grandi potenze. Non farlo espone a un effetto domino: dipendenza da scelte altrui e marginalizzazione normativa. Il messaggio globale è chiaro, e non più implicito: le regole contano finché chi ha potere decide di applicarle. Fonti: ISPI; analisi su Venezuela, Artico e riflessi europei citate da ISPI.
FAQ
Qual è il nucleo della “Dottrina Donroe”?
Proiezione esclusiva degli USA nelle Americhe, con uso della forza per impedire ingressi di potenze rivali. Fonti: ISPI.
Perché l’episodio della petroliera è rilevante per l’Europa?
Indica una soglia di rischio più alta tra grandi potenze e l’erosione di norme marittime. Fonti: ISPI.
Cosa cambia per l’UE in Artico e Groenlandia?
Aumentano frizioni su risorse, rotte e basi strategiche, con impatto su sicurezza e clima. Fonti: ISPI.
Quali sono i costi dell’accomodamento europeo?
Legittimare la logica di potenza, indebolire l’ordine multilaterale e alimentare dipendenze. Fonti: ISPI.
Quali leve ha l’Europa per resistere?
Capacità comuni, coordinamento su sanzioni, autonomia strategica selettiva. Fonti: ISPI.
Perché il caso Venezuela è uno spartiacque?
Normalizza ribaltamenti di regime e accetta sfere d’influenza, con effetti globali. Fonti: ISPI.




