Crans-Montana shock, ex pm di Lugano svela mosse decisive per salvare i due gestori

Indice dei Contenuti:
Critiche alle ispezioni e responsabilità locali
Paolo Bernasconi, ex pm di Lugano, esprime forte preoccupazione per il sistema di vigilanza antincendio nel canton Vallese, dove la responsabilità dei controlli nei locali pubblici ricade sui Comuni. Sottolinea il nodo strutturale: realtà montane come Crans-Montana potrebbero non disporre di personale e strumenti adeguati per verifiche tecniche complesse. Il caso apre, a suo giudizio, un fronte istituzionale più ampio sui livelli di competenza e coordinamento.
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L’ex magistrato ricorda che l’operatività di un esercizio pubblico richiede un’autorizzazione comunale dopo la verifica degli impianti di sicurezza, con controlli successivi periodici. Il dubbio è sulla solidità del modello locale: la frammentazione amministrativa, soprattutto nei piccoli Comuni, rischia di indebolire standard e procedure. La tragedia di Crans-Montana rilancia così il tema della capacità ispettiva e dell’eventuale necessità di funzioni sovracomunali.
Bernasconi invita a interrogarsi sulla catena delle responsabilità: chi verifica, con quali competenze e con quali risorse. Evidenzia la possibile distanza tra norme formali e applicazione effettiva, indicando la prevenzione incendi come ambito che richiede professionalità dedicate, formazione continua e supervisione indipendente per garantire uniformità e rigore dei controlli.
Valutazione dei controlli e possibili omissioni
L’abilitazione di un locale pubblico presuppone verifiche puntuali su impianti e sicurezza, seguite da controlli periodici per garantire il mantenimento dei requisiti. Nel caso di Crans-Montana, la presenza di cento persone in un sotterraneo senza finestre solleva interrogativi sulla qualità delle verifiche e sull’effettiva applicazione dei protocolli. Il punto critico è la coerenza tra autorizzazioni rilasciate e condizioni reali d’esercizio.
In contesti piccoli, dove “tutti si conoscono”, il rischio di tolleranze indebite non può essere escluso. La domanda centrale è se le ispezioni siano state svolte con la necessaria indipendenza e competenza tecnica, o se si sia verificata un’attenuazione dei controlli. La filiera decisionale va ricostruita: chi ha verificato, quando, e con quali evidenze documentali.
Eventuali omissioni potrebbero emergere dall’analisi di atti, check-list, verbali e prescrizioni impartite. La mancanza di finestre in un ambiente affollato indica possibili carenze su vie di fuga, ventilazione e carico d’incendio. Serve accertare se gli standard siano stati derogati o interpretati elasticamente, e se vi siano state segnalazioni ignorate o ritardi correttivi.
Misure cautelari e rischi procedurali
Paolo Bernasconi giudica lento il passo dell’inchiesta e invoca interventi cautelari immediati, nonostante la natura colposa dei reati contestati. Alla luce della gravità dell’evento e delle possibili omissioni, indica come proporzionate misure restrittive quali il carcere o i domiciliari per i due gestori. Obiettivo: prevenire condotte che possano interferire con l’accertamento dei fatti e preservare l’integrità del procedimento.
L’ex pm evidenzia un concreto pericolo di fuga: i responsabili sono cittadini francesi e, in assenza di vincoli, potrebbero lasciare la Svizzera. In parallelo segnala il rischio di inquinamento probatorio in una comunità piccola come Crans-Montana, dove relazioni personali e prossimità possono facilitare contatti impropri, allineamenti di versioni o alterazioni di elementi utili all’indagine.
In questo quadro, Bernasconi raccomanda provvedimenti tempestivi e mirati: limitazioni alla libertà personale, sequestri documentali estesi e tutela dei testimoni. Misure contenitive proporzionate e motivate, volte a garantire la genuinità delle prove e a scongiurare pressioni ambientali, risultano per lui essenziali per ristabilire credibilità e rigore dell’azione penale.
FAQ
- Qual è la principale critica di Paolo Bernasconi?
Contesta la lentezza dell’inchiesta e chiede misure cautelari immediate per tutelare le prove. - Perché propone arresto o domiciliari per i gestori?
Ritiene adeguate misure restrittive vista la gravità dei fatti e il rischio di condotte che compromettano le indagini. - Quali rischi procedurali vengono indicati?
Pericolo di fuga all’estero e inquinamento probatorio in un contesto comunitario ristretto. - Che ruolo ha la cittadinanza francese dei gestori?
Secondo Bernasconi aumenta la possibilità di espatrio e quindi la necessità di vincoli cautelari. - Quali strumenti investigativi suggerisce?
Sequestri documentali ampi, tutela dei testimoni e controllo su contatti e comunicazioni. - Perché servono provvedimenti tempestivi?
Per preservare l’integrità delle prove e rafforzare l’efficacia dell’azione penale nel breve periodo.




