Crans-Montana, rientra in Italia il quindicenne ferito: le condizioni migliorano, Bertolaso elogia il suo coraggio
Indice dei Contenuti:
Crans-Montana, la lunga guarigione dei giovani ricoverati al Niguarda
Nell’ospedale Niguarda di Milano, quattro mesi dopo il rogo di Crans-Montana, prosegue il recupero dei giovani italiani gravemente ustionati. All’indomani della tragedia erano dodici i pazienti in terapia intensiva e al Centro Ustioni; oggi ne restano quattro, in progressivo miglioramento.
Il 1° maggio è stato dimesso Lorenzo, 15 anni, simbolo di questa rinascita collettiva, come comunicato dall’assessore al Welfare lombardo Guido Bertolaso.
La gestione clinica complessa, che ha incluso l’uso dell’Ecmo e protocolli avanzati per i danni da inalazione di fumi tossici, sta lasciando un’eredità medica importante per il sistema sanitario lombardo. In parallelo, la Fondazione «Beloved» ha raccolto 33 milioni di franchi svizzeri per sostenere vittime e famiglie, chiamate ad affrontare anni di cure e riabilitazione.
In sintesi:
- Dodici feriti gravi dopo il rogo di Crans-Montana, oggi restano ricoverati in quattro.
- Dimesso il 15enne Lorenzo, curato anche con Ecmo per gravi complicanze respiratorie.
- Francesca sopravvive a ustioni sul 65-70% del corpo, quasi incompatibili con la vita.
- Dal caso nasceranno nuove capacità cliniche su ustioni e intossicazioni da fumi tossici.
Il percorso di Lorenzo racconta la complessità della gestione clinica post-rogo. Guido Bertolaso ricorda una notte «particolarmente drammatica», con il trasferimento al centro specializzato per le complicanze respiratorie del Policlinico, dove il ragazzo è rimasto collegato all’Ecmo per dieci giorni.
Nel suo caso, il danno determinante non sono state le ustioni, ma i fumi tossici inalati durante l’incendio. Ora per «Lollo» inizia il ritorno alla quotidianità, fatto anche di piccoli desideri: *«Gli ho promesso che andremo a prendere un kebab insieme»*, racconta l’assessore.
In corsia restano Gregorio, Francesca, Leonardo e Kean, che secondo Bertolaso «stanno riprendendo peso e forza». La loro stanza, tappezzata di maglie da calcio firmate, è diventata un simbolico spogliatoio di resilienza.
Dalla terapia intensiva all’eredità clinica della tragedia
Tra i ragazzi, Francesca era il caso più critico: arrivata al Niguarda con ustioni sul 65-70% del corpo, considerate quasi incompatibili con la vita.
*«Grazie al Cielo, anche lei ce la sta facendo ed è una ragazza con un coraggio straordinario»*, sottolinea Bertolaso. I suoi occhi *«azzurri, meravigliosi»* emergono da un corpo ancora fasciato, costretto all’immobilità per le numerose lesioni, ma capace di sorridere.
Questi pazienti hanno richiesto competenze avanzate su ustioni estese e patologie respiratorie da gas tossici. Al Niguarda era già attiva una banca dei tessuti, ma la tragedia di Crans-Montana sta accelerando un salto di qualità organizzativo e scientifico.
*«Questa vicenda ci sta facendo imparare molto sia sulla cura delle ustioni sia sulle patologie da respirazione di gas tossici. Sono esperienze che tradurremo nell’organizzazione di ulteriori capacità, per garantire terapie sempre più avanzate»*, spiega l’assessore, delineando un’evoluzione strutturale dell’offerta sanitaria regionale.
Il peso sulle famiglie e la risposta etica ed economica
Le famiglie dei feriti affronteranno anni di riabilitazione, interventi chirurgici e supporto psicologico. In questo quadro si inserisce la Fondazione «Beloved», di cui Guido Bertolaso è rappresentante dei parenti delle vittime italiane: l’ente ha già raccolto 33 milioni di franchi svizzeri destinati a indennizzi e sostegni mirati.
Data la portata dei costi sanitari, ha suscitato indignazione la richiesta di rimborso per i ricoveri nei nosocomi svizzeri. Interrogato su quanto sia costata al Niguarda la cura dei pazienti elvetici, l’assessore ribadisce una posizione netta: *«Non lo diremo mai: noi non ne facciamo una questione economica. Siamo medici, la vita di un cittadino svizzero o di qualunque nazionalità e quella di un nostro connazionale hanno lo stesso valore. Se qualcuno la mette sul piano economico, se ne prenderà la responsabilità»*.
Il caso Crans-Montana si consolida così come banco di prova etico, clinico e organizzativo per la sanità lombarda e per la cooperazione transfrontaliera nelle grandi emergenze.
FAQ
Quanti pazienti di Crans-Montana sono ancora ricoverati al Niguarda?
Attualmente sono ricoverati quattro pazienti, rispetto ai dodici iniziali, tutti in miglioramento clinico progressivo grazie a terapie intensive e riabilitative mirate.
Che tipo di cure avanzate sono state usate per Lorenzo?
Per Lorenzo è stato utilizzato il supporto Ecmo per dieci giorni, presso il Policlinico di Milano, per gestire gravi complicanze respiratorie da inalazione di fumi tossici.
Perché il caso di Francesca è clinicamente così rilevante?
Il caso di Francesca è rilevante perché è sopravvissuta a ustioni sul 65-70% del corpo, borderline con la compatibilità con la vita, mostrando l’efficacia di protocolli avanzati per grandi ustionati.
Cosa finanzierà la Fondazione Beloved con i 33 milioni raccolti?
La Fondazione «Beloved» finanzierà indennizzi economici e percorsi di sostegno a lungo termine per vittime e famiglie coinvolte nel rogo di Crans-Montana.
Qual è l’origine delle informazioni riportate in questo articolo?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



