Crans-Montana, Jessica Moretti racconta i momenti prima dell’incendio e l’avvertimento ignorato sulle bottiglie

Indice dei Contenuti:
Crans-Montana, Jessica Moretti: “Dicevo alle ragazze di non tenere in alto le bottiglie coi bengala”
La notte a Crans-Montana
Nel club di Crans-Montana, la serata era iniziata come molte altre, tra musica alta, folla fitta e coreografie studiate al millimetro. Le bottiglie di champagne arrivavano ai tavoli circondate da bengala accesi, simbolo di status e spettacolo per i social.
Secondo il racconto di Jessica Moretti, animatrice e professionista della notte, l’uso dei fuochi scenici era diventato sempre più aggressivo e ravvicinato al pubblico, in un contesto in cui la ricerca di visibilità superava spesso il buon senso. Le ragazze dello staff si muovevano sui divanetti e tra i tavoli seguendo rituali ripetuti, spesso condizionati dalle richieste dei clienti.
In quella cornice, la gestione del rischio sembrava affidata più all’esperienza personale che a protocolli scritti, con regole non sempre chiarissime su distanze di sicurezza, numero di bengala accesi e posture consentite durante i festeggiamenti.
Gli avvertimenti di Jessica
Jessica Moretti racconta di aver ripetuto più volte alle colleghe di non alzare troppo le bottiglie con i bengala, per evitare che le scintille arrivassero all’altezza del viso o ai capelli dei clienti. Il monito era semplice: tenere le bottiglie più in basso, lontane da occhi, capelli e decorazioni infiammabili.
Le raccomandazioni si scontravano però con la pressione del “fare scena”, con i video da girare per Instagram e TikTok e con le richieste insistenti di chi pagava i tavoli più costosi. In questo equilibrio fragile tra spettacolo e sicurezza, le indicazioni informali di chi lavorava in sala valevano spesso più di qualsiasi cartello.
Il racconto mette in luce come, nella movida internazionale, molte decisioni cruciali restino affidate al singolo, senza un vero coordinamento tra direzione del locale, addetti alla sicurezza e staff di sala.
Sicurezza, responsabilità e lezioni per la nightlife
La testimonianza di Jessica Moretti riapre il dibattito su responsabilità, formazione e prevenzione nella nightlife europea, da Crans-Montana alle principali capitali del divertimento. L’uso di bengala, effetti pirotecnici e oggettistica scenica dentro spazi chiusi richiede linee guida chiare, controlli costanti e briefing obbligatori prima di ogni serata.
Operatori, PR, hostess, buttafuori e bartender dovrebbero essere formati non solo sul servizio al cliente, ma anche su procedure di emergenza, gestione del fuoco e valutazione del rischio, con indicazioni scritte su posture, altezze di esposizione e distanze minime.
La vicenda spinge i locali a ripensare i format “bottle service con bengala”, privilegiando soluzioni luminose o digitali, meno spettacolari ma più sicure, per conciliare show, business e tutela delle persone presenti in sala.
FAQ
D: Chi è Jessica Moretti?
R: È una professionista della nightlife che lavorava nei locali di Crans-Montana, testimone diretta delle dinamiche legate all’uso di bengala durante il servizio ai tavoli.
D: Perché Jessica invitava a non tenere in alto le bottiglie coi bengala?
R: Per ridurre il rischio che le scintille raggiungessero volti, capelli, abiti sintetici o elementi d’arredo potenzialmente infiammabili.
D: Qual è il principale pericolo dei bengala nei club?
R: La vicinanza estrema tra fiamma, persone e materiali combustibili in spazi chiusi e affollati, spesso con visibilità ridotta e vie di fuga limitate.
D: Esistono alternative più sicure ai bengala tradizionali?
R: Sì, molti locali stanno adottando luci LED, effetti luminosi elettronici e scenografie digitali che simulano lo “sparkling” senza fiamma reale.
D: Di chi è la responsabilità della sicurezza durante il bottle service?
R: Coinvolge gestione del locale, addetti alla sicurezza e staff di sala, che devono attenersi a normative locali e procedure interne documentate.
D: La formazione dello staff è obbligatoria?
R: In molti Paesi è richiesta per antincendio ed emergenze; nei club più strutturati viene estesa anche all’uso di effetti scenici come bengala e fumogeni.
D: Questa vicenda riguarda solo Crans-Montana?
R: No, rappresenta un caso emblematico di criticità diffusa in numerose destinazioni della movida internazionale.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria della testimonianza?
R: Il racconto di Jessica Moretti e i dettagli sul contesto di Crans-Montana provengono da un’inchiesta pubblicata sulle pagine del quotidiano del Gruppo Gedi, in particolare su La Repubblica.




