Crans-Montana e la paura silenziosa: la strategia per vincerla dentro

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Crans Montana e il «contagio emotivo» dopo la tragedia: come tornare a frequentare luoghi chiusi senza ansia
Paura che si diffonde
Le immagini dell’incendio di Crans Montana, con il locale Le Constellation devastato, hanno colpito anche chi era a centinaia di chilometri di distanza. L’angoscia non riguarda solo i familiari delle vittime ma anche genitori, adolescenti e adulti che non conoscevano personalmente chi era lì quella notte.
Gli psicoterapeuti spiegano che non si tratta solo di “contagio emotivo”, ma dell’emersione di paure antiche: la morte improvvisa, l’imprevedibilità assoluta, l’idea che “poteva capitare a me o a mio figlio”. Il cervello, bombardato da video, foto, notifiche e speciali tv, vive la tragedia come se fosse più vicina di quanto non sia davvero.
In questo quadro rabbia, ricerca compulsiva di colpevoli, commenti durissimi sui social diventano spesso difese psicologiche: concentrarsi su “chi ha sbagliato” protegge, nell’immediato, dall’impatto dell’idea di vulnerabilità personale. Ma, se queste reazioni si cronicizzano, alimentano ansia, insonnia, ipervigilanza e la tendenza a evitare del tutto eventi, feste o locali affollati.
Per gli adolescenti, che vivono la socialità notturna come rito di passaggio, il rischio è duplice: da un lato paura di uscire, dall’altro senso di frustrazione e isolamento quando i genitori, spaventati, bloccano ogni proposta. Intercettare presto questo cortocircuito emotivo è decisivo per prevenire sintomi più strutturati di ansia e panico.
Strategie per tornare nei luoghi chiusi
Gli esperti suggeriscono di non forzare il rientro “a freddo” in discoteche, club o bar affollati, ma di procedere per gradi. Prima tappa: riconoscere le emozioni, senza giudizio. Dire “ho paura” o “mi sento vulnerabile” è il primo passo per riabituare il sistema nervoso alla normalità dopo uno shock collettivo.
Può aiutare esporsi in modo graduale: iniziare da locali più piccoli, orari meno affollati, soste brevi concordate in anticipo. L’obiettivo è accumulare esperienze positive che smentiscano, poco alla volta, l’idea che “ogni posto chiuso è pericoloso”.
Utile anche informarsi sulle norme di sicurezza: uscite di emergenza, capienza massima, controlli antincendio. Sapere dove sono le vie di fuga e come funzionano i protocolli di evacuazione aumenta il senso di controllo e abbassa l’ansia anticipatoria.
Per chi ha già sperimentato attacchi di panico, è consigliabile imparare tecniche rapide di autoregolazione: respirazione diaframmatica, radicamento sensoriale (nominare cinque cose che si vedono, quattro che si toccano, tre che si sentono), brevi pause all’aria aperta. Se l’evitamento si allarga a scuola, mezzi pubblici, cinema o palazzetti, è opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta specializzato in disturbi d’ansia e traumi.
Genitori e adolescenti dopo la tragedia
Secondo le psicoterapeute Alessia Bajoni e Rossella Bencivenga del Santagostino Psiche, dopo eventi come l’incendio di Crans Montana è centrale il dialogo in famiglia. Molti ragazzi tacciono per non “caricare” i genitori, mentre molti adulti tacciono per non spaventare i figli: il risultato è che ciascuno gestisce da solo la propria angoscia.
La prima indicazione è ascoltare davvero: fare domande aperte, evitare frasi minimizzanti come “non ci pensare” e legittimare emozioni diverse tra coetanei (chi ha voglia di uscire subito non è superficiale, chi ha paura non è esagerato). Importante anche non trasformare l’episodio in un divieto generalizzato alla vita sociale.
Gli adulti possono condividere in modo onesto i propri timori, distinguendo però tra paura e controllo: “Ho paura perché ti voglio bene, ma voglio aiutarti a tornare a vivere le tue esperienze in sicurezza”. Concordare regole chiare, orari, spostamenti tracciabili e punti di riferimento nei locali permette di trovare un equilibrio tra protezione e autonomia.
Quando un adolescente mostra incubi ricorrenti, crisi di pianto inspiegabili, ritiro sociale marcato o abuso di alcol e sostanze per “anestetizzarsi”, è consigliabile proporre un supporto psicologico specialistico. Un intervento tempestivo aiuta a evitare che il trauma collettivo si trasformi in un blocco duraturo della crescita emotiva e relazionale.
FAQ
D: Cos’è il “contagio emotivo” dopo un evento traumatico collettivo?
R: È la tendenza a condividere paure e angosce altrui come se fossero proprie, amplificata da immagini, notizie e racconti ripetuti.
D: Perché l’incendio di Crans Montana ha colpito così tanti adolescenti?
R: Perché riguarda un contesto di festa e socialità notturna molto vicino alla loro esperienza quotidiana, rendendo più facile identificarsi con le vittime.
D: Come posso capire se mio figlio sta sviluppando ansia legata alla tragedia?
R: Fai attenzione a evitamento di locali, discoteche o mezzi chiusi, somatizzazioni (mal di pancia, nausea) e aumento di irritabilità o chiusura.
D: È utile parlare spesso dell’evento in famiglia?
R: Sì, se il dialogo è rispettoso e non morboso; va evitata la visione ripetuta di video o immagini che possono riattivare il trauma.
D: Come si può tornare nei luoghi affollati senza sentirsi sopraffatti?
R: Procedendo gradualmente, scegliendo ambienti più piccoli, orari tranquilli e avendo accanto persone di fiducia.
D: Quando è il momento di chiedere aiuto a uno psicoterapeuta?
R: Quando paura e ansia durano settimane, bloccano scuola, lavoro o relazioni e non migliorano nonostante le strategie personali.
D: I social network aumentano il senso di vulnerabilità?
R: Sì, la sovraesposizione a contenuti drammatici può rinforzare l’idea che il pericolo sia ovunque e immediato.
D: Qual è la fonte giornalistica originale che ha raccontato in dettaglio la tragedia di Crans Montana?
R: Le informazioni di riferimento provengono dalla copertura giornalistica internazionale, inclusi servizi e approfondimenti dell’agenzia AFP ripresi da testate europee.




