Conti rompe gli schemi sanremesi e sigla l’intesa strategica con Mediaset

Strategie di palinsesto nella settimana del Festival
La settimana del Festival rappresenta da sempre il banco di prova più delicato per le reti generaliste italiane. La forza d’urto del prime time di Rai 1 costringe gli altri editori a calibrare con cura ogni scelta di palinsesto, tra film, repliche e formati brevi studiati per limitare i danni in termini di share e di ricavi pubblicitari.
Perché la controprogrammazione è diventata un boomerang
L’esperienza degli ultimi vent’anni dimostra che sfidare frontalmente il Festival significa, nella maggior parte dei casi, consegnarsi a share ridotti e a costi non giustificati dai risultati. I varietà e i reality posizionati contro la kermesse hanno raramente superato la soglia di sostenibilità commerciale, spingendo gli editori privati verso soluzioni più prudenti e meno spettacolari, ma economicamente più razionali.
La crescita del coinvolgimento social e del second screen ha ulteriormente ampliato il divario, trasformando il Festival in ecosistema multipiattaforma difficilmente scalfibile da forme tradizionali di intrattenimento.
L’effetto traino del lavoro di Amadeus e della Rai
Dal 2020 in avanti il lavoro di Amadeus e della direzione di Rai 1 ha riposizionato il Festival come evento contemporaneo, trasversale per target e capace di inglobare linguaggi digitali, meme, trend musicali e ospiti in grado di parlare ai giovanissimi. Questo ha ridotto gli spazi competitivi per gli altri broadcaster, costretti a inseguire nicchie specifiche o a ripiegare su contenuti d’archivio.
La riconfigurazione del Festival come piattaforma totale, più che come semplice programma, rende la controprogrammazione tradizionale una scelta quasi sempre perdente sul medio periodo.
Patti non scritti tra editori e conduttori di punta
Nel mercato televisivo italiano contano accordi formali ma anche relazioni, telefonate, ospitate reciproche e una fitta rete di intese informali. In questo contesto, le mosse di conduttori di peso come Carlo Conti, Gerry Scotti e figure di riferimento come Silvia Toffanin incidono in modo tangibile sugli equilibri tra Rai e Mediaset.
Il ruolo delle ospitate gratuite nei rapporti Rai-Mediaset
La partecipazione di un volto di punta del servizio pubblico a un talk del competitor privato, soprattutto a titolo gratuito, va letta come segnale politico oltre che televisivo. Un’ospitata in prima serata su Canale 5 o nel weekend pomeridiano può diventare moneta relazionale per ottenere, in cambio, una gestione più morbida della controprogrammazione o un trattamento favorevole su altri fronti editoriali.
Queste apparizioni creano narrazioni di fair play, rassicurano gli investitori pubblicitari e attenuano, almeno in superficie, la percezione di scontro frontale tra gruppi.
Gentlemen’s agreement e gestione dei film contro l’evento
I cosiddetti gentlemen’s agreement, non scritti ma spesso decisivi, portano a soluzioni intermedie: niente grandi show inediti contro il Festival, ma film, repliche o versioni accorciate di format consolidati. Per Mediaset questo significa contenere i costi, presidiare il prime time e limitare l’erosione d’immagine evitando sconfitte clamorose negli ascolti.
Per Rai, invece, l’effetto è la quasi totale centralità mediatica dell’evento musicale, con una frammentazione minima del pubblico generalista e un impatto pubblicitario massimizzato nelle serate clou.
Controprogrammazione, branding e posizionamento editoriale
Ogni scelta di palinsesto nella settimana del Festival è anche un messaggio di posizionamento del brand. Decidere se schierare un grande show, un reality di punta o un semplice pacchetto di film incide sull’identità percepita di editori come Rai e Mediaset e sul rapporto con conduttori, autori e partner commerciali.
Impatto sugli ascolti e sulla raccolta pubblicitaria
I dati degli ultimi anni mostrano che la concentrazione di ascolto sul Festival spinge gli investitori a cannibalizzare i budget in favore di Rai Pubblicità, lasciando agli altri editori una quota residuale. Una pesante controprogrammazione potrebbe recuperare share, ma a fronte di costi molto elevati e di un rischio reputazionale concreto in caso di flop.
Limitarsi a film e repliche, pur sacrificando ambizioni di leadership, spesso assicura un equilibrio migliore tra costi industriali, performance di rete e gestione del rischio in ottica trimestrale.
Effetti a lungo termine sulla percezione del pubblico
La ripetuta rinuncia a sfidare il Festival contribuisce a cementare l’idea di un’unica “grande piazza nazionale” concentrata su Rai 1, mentre le altre reti appaiono più deboli sul fronte degli eventi generalisti. Nel lungo periodo questo può spingere i broadcaster privati a spostare l’innovazione su altre serate o sulle piattaforme digitali.
Allo stesso tempo la scelta di film e intrattenimento leggero in controcampo offre un’alternativa tranquilla a chi rifiuta la liturgia sanremese, preservando comunque una funzione di servizio verso fasce specifiche di pubblico.
FAQ
Cosa si intende per controprogrammazione televisiva?
È la strategia con cui una rete posiziona un programma forte in concorrenza diretta con l’evento di punta di un’altra emittente, con l’obiettivo di eroderne ascolti, share e raccolta pubblicitaria in quella fascia oraria.
Perché molti editori evitano di sfidare il Festival?
Perché il Festival concentra pubblico, attenzione mediatica e investimenti pubblicitari. Produrre uno show competitivo costa molto e, alla prova dei dati d’ascolto, rischia di non rientrare economicamente, generando flop vistosi e danni di immagine.
Che ruolo hanno i conduttori nei rapporti tra reti?
I volti di punta come Carlo Conti o Gerry Scotti fungono da ambasciatori informali tra gruppi. Le loro ospitate, dichiarazioni e scelte di carriera influenzano equilibri editoriali, alleanze di palinsesto e persino la disponibilità a evitare scontri diretti.
Perché i film sono spesso usati contro grandi eventi?
I film hanno costi già ammortizzati, rischio contenuto e garantiscono un presidio dignitoso dello share. Consentono all’editore di restare in campo senza esporsi alla concorrenza frontale con produzioni live costose e difficili da difendere.
Qual è l’impatto sui telespettatori non interessati al Festival?
Per chi non segue il Festival, la controprogrammazione morbida offre alternative lineari e poco stressanti: cinema, serie o repliche familiari. È una nicchia minoritaria ma fedele, che mantiene un rapporto stabile con il brand anche durante gli eventi-monopolio.
Quale fonte ha analizzato per descrivere queste dinamiche?
Le dinamiche descritte prendono spunto dall’analisi pubblicata da Fabiano Minacci su Nexilia, che ha ricostruito scenari, retroscena e ipotesi di accordi tra Rai e Mediaset nella settimana del Festival.




