Chirurgo plastico svela la verità a Crans-Montana: ricostruire il corpo per rinascere davvero
Indice dei Contenuti:
Percorso di cura tra fase acuta e ricostruzione
Crans-Montana impone una medicina dell’emergenza che guarda subito al domani: nei reparti grandi ustioni, la priorità resta la stabilizzazione vitale, ma ogni gesto in sala operatoria prepara la ricostruzione. Rimozione dei tessuti necrotici, prevenzione delle infezioni, gestione dei fluidi e del dolore procedono in parallelo alla pianificazione di innesti e coperture definitive, per evitare esiti funzionali compromessi.
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La linea di cura descritta dal professor Benedetto Longo è integrata e progressiva: fase acuta e post-acuta non sono compartimenti stagni, bensì un continuum in cui la scelta del timing chirurgico condiziona mobilità, mimica facciale, uso delle mani e protezione delle vie aeree. Ogni debridement valuta già spessori, vascolarizzazione e siti donatori, con l’obiettivo di garantire strutture stabili e tessuti elastici per le tappe successive.
Nei casi ricoverati al Niguarda, il percorso si traduce in “piccolissimi passi” coordinati: terapia intensiva, supporto nutrizionale per sostenere il catabolismo, medicazioni avanzate, innesti staged e follow-up ravvicinati. La pianificazione è modulare e reversibile, per adattarsi all’evoluzione delle ferite e ridurre il numero di reinterventi, preservando funzione e qualità di vita fin dall’inizio.
Identità e dignità oltre la sopravvivenza
Per i giovani sopravvissuti di Crans-Montana, la cura non si esaurisce nel salvare la vita: la chirurgia ricostruttiva mira a restituire funzione, espressività e capacità relazionale. Un volto che torna a comunicare, una mano che riprende a scrivere, un collo che recupera movimento sono traguardi che riattivano identità personale e sociale.
Il professor Benedetto Longo sottolinea che l’atto chirurgico, quando correttamente pianificato, diventa linguaggio di dignità: non si opera una ferita, ma la storia di una persona. L’obiettivo clinico si misura nel ritorno alla vita quotidiana, non nella sola stabilità clinica.
Nella pratica, ogni scelta tecnica è orientata alla reintegrazione: protezione delle vie aeree senza limitare la fonazione, coperture cutanee che preservino mimica e presa, ricostruzioni che consentano studio, lavoro e relazione. La qualità della vita è parte del trattamento, non un esito secondario.
Cicatrici, limiti realistici e tempi lunghi
Le ustioni estese come quelle di Crans-Montana lasciano esiti permanenti: la cicatrice non scompare. Il percorso ricostruttivo punta a ridurre, gestire e rendere funzionali gli esiti, sapendo che il traguardo è la vita dignitosa, non l’azzeramento delle tracce.
Il professor Benedetto Longo chiarisce un principio clinico e psicologico: il risultato “perfetto” non è un obiettivo realistico. La comunicazione con pazienti e famiglie deve essere trasparente sui limiti biologici di cute, sottocute e fasce, sulla contrazione cicatriziale e sulle possibili rigidità articolari.
I tempi sono lunghi e sequenziali: debridement seriali, innesti, espansione tissutale, lipofilling, rilascio di aderenze, z-plasty e, quando necessario, lembi locali o a distanza. Ogni step richiede finestre di maturazione tissutale e riabilitazione intensiva per contrastare retrazioni, dolore e prurito cronico.
La gestione del follow-up al Niguarda prevede controlli ravvicinati, elastocompressione prolungata, tutori notturni e fisioterapia mirata su mani, collo e distretti critici.
Sul piano psicosociale, il supporto psicologico accompagna ogni fase: l’accettazione della cicatrice, la gestione dello sguardo sociale, il ritorno a scuola e al lavoro richiedono strumenti e tempi personalizzati.
L’approccio è adattivo: si interviene quando i tessuti sono pronti, si rimodula quando l’evoluzione cicatriziale cambia. L’obiettivo resta stabile: massimizzare funzione, espressività e autonomia, entro confini clinici realistici e condivisi.
FAQ
- Qual è l’obiettivo realistico della ricostruzione post-ustione? Migliorare funzione ed estetica quanto possibile, senza promettere la scomparsa delle cicatrici.
- Quanto dura il percorso terapeutico? Anni, con interventi staged e riabilitazione continuativa.
- Quali tecniche vengono utilizzate? Innesti, lembi, z-plasty, espansione tissutale, lipofilling e rilascio di aderenze.
- Perché la compressione elastica è importante? Riduce ipertrofia cicatriziale, prurito e retrazioni, migliorando la qualità dei tessuti.
- Qual è il ruolo della fisioterapia? Mantiene mobilità, previene rigidità articolari e supporta il recupero funzionale di mani, collo e volto.
- Come si gestisce l’impatto psicologico? Con supporto psicologico strutturato, educazione familiare e piani di reinserimento scolastico e lavorativo.
- Qual è la fonte delle valutazioni cliniche citate? Intervista del prof. Benedetto Longo a FattoQuotidiano.it, che illustra approcci e limiti della ricostruzione.




