Chiara Balistreri accusa lo Stato: ex perseguitatore scarcerato, cresce l’allarme per le vittime di violenza

Chiara Balistreri accusa lo Stato: ex perseguitatore scarcerato, cresce l’allarme per le vittime di violenza

13 Aprile 2026

Chi è Chiara Balistreri e perché il suo caso fa discutere

La 24enne influencer bolognese Chiara Balistreri, già vittima di maltrattamenti, lesioni e stalking, denuncia pubblicamente il ritorno in libertà dell’ex compagno Gabrel Constantin.
La vicenda esplode a Bologna nell’aprile 2026, dopo condanne definitive e un periodo di detenzione in carcere e ai domiciliari.
La decisione giudiziaria prevede l’uso del braccialetto anti-stalking, ma Balistreri rifiuta il dispositivo, dichiarando di non sentirsi comunque tutelata e accusando lo Stato di non proteggere le vittime di violenza.

In sintesi:

  • Chiara Balistreri denuncia la scarcerazione dell’ex compagno condannato per violenze e stalking.
  • L’uomo torna in casa della madre, stessa abitazione dove la vittima riferisce anni di aggressioni.
  • Previsto braccialetto anti-stalking, che Balistreri rifiuta giudicandolo misura insufficiente e scaricabarile.
  • La vicenda rilancia il tema della tutela effettiva delle vittime di violenza maschile.

Nel video diffuso sui social, Chiara Balistreri racconta di aver ricevuto una telefonata dalla polizia di Bologna che la informava del ritorno a casa di Gabrel Constantin “con il dispositivo”.
Il riferimento è al sistema del braccialetto anti-stalking: un dispositivo elettronico non rimovibile per l’aggressore e un secondo apparecchio con Gps per la vittima, collegato alle forze dell’ordine per segnalare automaticamente eventuali violazioni dei limiti di distanza.
*“Dispositivo che io non accetto, perché se dovesse mai succedermi qualcosa, mi devono avere sulla coscienza tutti quelli che hanno preso la decisione di rimandarlo a casa un’ennesima volta”*, afferma l’influencer, accusando anche la madre di Constantin, ritenuta complice durante la latitanza e nel pagamento della difesa legale.

Riduzione di pena, rissa in carcere e accuse alla giustizia

La svolta nasce a inizio marzo, quando per Gabrel Constantin viene disposta una riduzione di pena di sei mesi rispetto ai sei anni e tre mesi inizialmente previsti.
Già allora Chiara Balistreri aveva espresso pubblicamente la propria indignazione, accusando lo Stato che, parole sue, *“mi fa schifo”* perché incapace di proteggere le vittime di violenza maschile.
A distanza di un mese, quella rabbia lascia spazio soprattutto alla paura: la prospettiva di rivedere l’ex nella stessa abitazione dove dichiara di essere stata picchiata per cinque anni, “quasi uccisa”, e dove vivono due bambine minori.

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Balistreri sottolinea che Constantin sarebbe già fuggito due volte dai domiciliari e, in carcere, avrebbe partecipato a una “rissa di sangue” con il compagno di cella, al quale avrebbe “rotto la mascella” rendendo necessario un intervento chirurgico.
*“A prendere la decisione di rimandarlo a casa, perché merita una seconda possibilità, sono state tre donne e questa cosa mi fa ancora più schifo. Questo è uno Stato di merda, che non ci tutela”*, denuncia l’influencer, contestando la coerenza delle valutazioni sulla pericolosità sociale dell’uomo.
La sua testimonianza diventa così simbolo di un conflitto sempre più evidente fra decisioni giudiziarie, capienza carceraria e percezione di sicurezza effettiva delle vittime.

La paura delle vittime e il nodo irrisolto della tutela

Nella parte finale del video, Chiara Balistreri mette a nudo il senso di impotenza condiviso da molte donne che le scrivono ogni giorno chiedendo aiuto.
*“Se io domani mi dovessi fare giustizia da sola, lui a casa, io però in carcere ci andrei e la mia pena la sconterei”*, afferma, denunciando il paradosso di un sistema che invoca il sovraffollamento carcerario per giustificare misure meno restrittive.
Il rifiuto del braccialetto anti-stalking, più che un rigetto tecnico dello strumento, appare come la denuncia di una responsabilità spostata sulla vittima, costretta a vivere con un Gps addosso per evitare un aggressore già condannato. Questa vicenda, amplificata dai social, rischia di pesare sul dibattito pubblico, spingendo verso una revisione delle misure di prevenzione e dei criteri di valutazione del rischio nei casi di violenza domestica e stalking.

FAQ

Chi è Chiara Balistreri e perché è al centro del caso

È un’influencer 24enne di Bologna, vittima di maltrattamenti e stalking, che contesta pubblicamente la scarcerazione dell’ex compagno condannato.

Cosa prevede il braccialetto elettronico anti-stalking

Prevede un dispositivo non rimovibile per l’aggressore e un apparecchio Gps per la vittima, collegato alle forze dell’ordine per segnalare violazioni.

Perché Chiara Balistreri rifiuta il dispositivo di protezione

Lo rifiuta perché lo percepisce come tutela insufficiente e simbolo di uno Stato che scarica la responsabilità di sicurezza sulla vittima.

Cosa possono fare le vittime di violenza in situazioni simili

Possono rivolgersi immediatamente a centri antiviolenza, sportelli comunali dedicati, forze dell’ordine e richiedere misure cautelari e supporto psicologico specializzato.

Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo

L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.


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