Scontro a “Quarto Grado” sul caso Garlasco e i soldi agli avvocati
Nella puntata di venerdì 22 maggio di Quarto Grado, su Rete Quattro, un duro scontro televisivo ha coinvolto l’ex avvocato della famiglia Sempio, Massimo Lovati, e la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone.
Il confronto, avvenuto in studio davanti al conduttore Gianluigi Nuzzi, è esploso quando Lovati ha descritto il contesto sociale di Garlasco e della Lomellina, toccando il tema dell’ingenuità dei clienti e dei compensi professionali.
La discussione, nata mentre si parlava del filone d’inchiesta per presunta corruzione in atti giudiziari legato all’assoluzione di Sempio nel 2017, ha sollevato interrogativi sull’etica forense, sulla trasparenza dei pagamenti – circa 56mila euro secondo la famiglia – e sul ruolo dei difensori nei grandi processi mediatici.
In sintesi:
- Scontro in diretta a “Quarto Grado” tra Massimo Lovati e Roberta Bruzzone sul caso Garlasco.
- Accuse di sfruttamento dell’ingenuità dei Sempio e contestazioni sull’etica dell’attività forense.
- Divergenze sui compensi: tra 45mila e 60mila euro, al centro di un’inchiesta per corruzione.
- Nuzzi interviene, Lovati chiede scusa ma resta l’ombra dei 56mila euro e nuovi possibili sviluppi.
Il confronto in studio: accuse, replica e intervento di Nuzzi
Lo scontro nasce quando Massimo Lovati, ex legale della famiglia Sempio, afferma che “Garlasco, come tutta la Lomellina, è zona depressa, quindi cultura zero e intelligenza poca”, sostenendo che le persone del luogo tenderebbero a fidarsi ciecamente dei professionisti.
Parole che inducono Roberta Bruzzone a un attacco frontale. La criminologa interpreta il ragionamento come un’ammissione implicita di aver approfittato dell’ingenuità dei Sempio, ricordando che oggi l’attività difensiva descritta da Lovati appare, a suo dire, poco documentata.
“Lovati ci sta dicendo che lui e i suoi colleghi avrebbero approfittato dell’ingenuità e dell’ignoranza dei Sempio”, afferma Bruzzone, giudicando tale scenario “distantissimo da quella che dovrebbe essere l’etica di un avvocato”.
Lovati reagisce con durezza: “Tu non sai nulla, non sai dell’attività che ho svolto”, rivendicando il diritto a non rendere pubblici i dettagli della difesa e criticando la Procura per le anticipazioni agli organi di stampa.
I nodi sui 56mila euro e l’ombra dell’inchiesta per corruzione
Il punto più sensibile del confronto riguarda il denaro versato dalla famiglia Sempio ai propri legali. Roberta Bruzzone ricorda come, secondo una parte delle ricostruzioni, quei fondi – quantificati tra 45mila e 60mila euro, circa 56mila nella versione più ricorrente – potrebbero sfociare nel filone d’indagine sulla presunta corruzione in atti giudiziari collegata all’assoluzione di Sempio nel 2017.
Per l’altra parte, si tratterebbe invece di normali compensi, in parte versati in nero, per l’attività dei professionisti. Bruzzone insiste sulla necessità di rendicontare l’uso di somme così rilevanti: “Un cliente che le dà 45mila-60mila euro lei non ritiene di dover rendicontare neppure un minuto?”.
Lovati, irritato, replica: “Ma chi me l’ha chiesto? Ma che cosa vuoi da me?”, sostenendo di aver percepito solo 15mila euro per oltre un anno e mezzo di lavoro e respingendo qualsiasi assimilazione alla corruzione. Quando Bruzzone allude anche al tema del pagamento delle tasse, la tensione cresce al punto da costringere Gianluigi Nuzzi a intervenire, chiudendo temporaneamente il microfono dell’ex legale.
Dopo la pausa pubblicitaria, Lovati si scusa per gli insulti, ma denuncia di essere diventato “l’imputato” della trasmissione, pur continuando a definirsi un legale “sui generis”, più incline all’improvvisazione che alla pianificazione.
Prospettive future e impatto su etica forense e processi mediatici
Lo scontro tra Massimo Lovati e Roberta Bruzzone va oltre il caso Garlasco e tocca questioni cruciali per l’opinione pubblica: trasparenza dei compensi, dovere di rendicontazione verso il cliente, rapporto fra difesa e giustizia mediatica.
L’ombra dei circa 56mila euro e del filone d’inchiesta sulla presunta corruzione in atti giudiziari lascia aperta la prospettiva di nuovi sviluppi giudiziari, con possibili ricadute sulla percezione del ruolo dell’avvocato nei grandi processi.
Per i telespettatori di Quarto Grado, la puntata del 22 maggio conferma come i casi irrisolti e le indagini collaterali continuino a generare tensioni, domande e richieste di chiarezza, alimentando il dibattito su etica professionale e responsabilità di chi rappresenta i cittadini di fronte ai tribunali.
FAQ
Cosa è successo tra Roberta Bruzzone e Massimo Lovati a Quarto Grado?
È avvenuto un duro scontro verbale in diretta su etica forense, ingenuità dei Sempio e gestione dei compensi legali nel caso Garlasco.
Perché si parla di 56mila euro nel caso della famiglia Sempio?
Si parla di circa 56mila euro versati ai legali Sempio, al centro di valutazioni divergenti: corruzione in atti giudiziari o semplici compensi.
Qual è il ruolo di Gianluigi Nuzzi nella discussione andata in onda?
Gianluigi Nuzzi ha moderato il confronto, ha spento il microfono di Lovati e ha ristabilito l’ordine dopo gli insulti in studio.
Lovati ha ammesso di aver commesso irregolarità nella difesa dei Sempio?
No, Lovati ha negato irregolarità, ha rivendicato la propria attività, dichiarando di aver percepito soltanto 15mila euro in totale.
Da dove provengono le informazioni utilizzate per questo articolo?
Provengono da una elaborazione giornalistica che integra e rielabora congiuntamente fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.



