Carenza farmaci in Italia cresce, costi alle stelle e scorte ridotte
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Chiusura dello Stretto di Hormuz, farmaci a rischio in Italia dall’estate
La chiusura dello Stretto di Hormuz minaccia l’approvvigionamento di farmaci in Italia e in Europa, con possibili carenze dall’estate 2025.
A lanciare l’allarme è Farmindustria, guidata da Marcello Cattani, che segnala aumenti dei costi di produzione superiori al 20% dopo i rincari già registrati dal 2021.
L’area interessata è il Golfo Persico, crocevia dei precursori petrolchimici necessari alla produzione di numerosi medicinali.
La crisi si inserisce dopo la guerra in Ucraina e le tensioni nel Mar Rosso, configurando il terzo shock logistico e industriale in quattro anni.
Il rischio di scarsità riguarda in particolare paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e alcuni farmaci oncologici, in un contesto in cui l’Unione europea dipende pesantemente da Cina e India per principi attivi e materiali di confezionamento.
In sintesi:
- Costi di produzione farmaceutica in aumento oltre il 20% rispetto al periodo pre-2021.
- Possibili carenze di paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e oncologici dall’estate.
- Dipendenza europea del 74% da Cina e India per i principi attivi.
- Governo italiano chiede riforme UE che non penalizzino la farmaceutica.
Un nuovo shock per l’industria farmaceutica europea
Per Marcello Cattani, la crisi nello Stretto di Hormuz rappresenta “il terzo shock in quattro anni per l’industria farmaceutica”, dopo il conflitto in Ucraina e la crisi del Mar Rosso.
Nel 2023 il comparto farmaceutico italiano ha registrato circa 69 miliardi di export, contribuendo in modo decisivo al Pil. Tuttavia l’incremento dei costi, a partire dal rialzo del prezzo del greggio, sta già generando effetti concreti sulle filiere.
Secondo Cattani, si osservano rincari del 25% per l’alluminio, del 15% per i principi attivi e del 25% per vetro e carta destinati agli imballaggi.
In un settore a prezzi regolati, questi aumenti non si trasferiscono sui listini ma ricadono interamente sulle aziende, erodendo i margini e mettendo a rischio la continuità produttiva, soprattutto per i farmaci a basso costo ma strategici per il servizio sanitario.
Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria per il Centro studi, avverte che l’eventuale limitazione delle forniture non è immediata ma potrebbe manifestarsi “a partire dall’estate o dopo l’estate, in Europa e in Italia”, a seconda delle decisioni di governi e Commissione europea.
Autonomia strategica europea e prossimi scenari
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso individua nella dipendenza esterna il principale punto di vulnerabilità: circa il 74% dei principi attivi utilizzati in Europa proviene soprattutto da Cina e India.
Questa esposizione, già emersa durante la pandemia di Covid-19, rende il sistema sanitario europeo fragile di fronte a blocchi logistici o a tensioni geopolitiche.
Urso insiste sulla necessità di ricostruire una reale autonomia strategica continentale nella produzione di principi attivi e materiali di confezionamento, chiedendo all’Unione europea riforme che non penalizzino il settore.
Il ministro cita, in particolare, la direttiva sulle acque reflue e la proposta di riduzione della tutela dei brevetti, considerate misure potenzialmente disincentivanti per nuovi investimenti industriali in Europa.
Se l’Europa non interverrà con incentivi mirati, semplificazioni regolatorie e politiche industriali coerenti, il rischio è che le future crisi geopolitiche si traducano sistematicamente in carenze di farmaci essenziali per i cittadini.
FAQ
Quando potrebbero verificarsi carenze di farmaci in Italia?
Secondo le stime industriali, le prime criticità di fornitura potrebbero emergere dall’estate o subito dopo, se la crisi nello Stretto di Hormuz persisterà.
Quali farmaci sono più esposti al rischio di indisponibilità?
Risultano particolarmente esposti paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e alcuni farmaci oncologici, perché dipendono da precursori petrolchimici provenienti dall’area del Golfo Persico.
Perché la dipendenza da Cina e India è considerata critica?
È considerata critica perché circa il 74% dei principi attivi europei viene importato da Cina e India, rendendo vulnerabile l’intera filiera in caso di interruzioni.
Cosa chiede il governo italiano all’Unione europea?
Il governo italiano chiede riforme che sostengano la produzione farmaceutica interna, evitando norme penalizzanti su acque reflue e tutela brevettuale, e promuovendo l’autonomia strategica.
Qual è la fonte delle informazioni su crisi e rischio farmaci?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di dati Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.

