Carburanti senza sconti, Italia verso diesel sopra 2,60 euro al litro

Carburanti, niente taglio delle accise: cosa succede e perché ora
Il 10 marzo, durante il Consiglio dei ministri a Roma, il Governo non ha varato alcun intervento sulle accise sui carburanti, nonostante il forte aumento di benzina, gasolio e GPL registrato in Italia dall’inizio della guerra in Iran.
Le tensioni internazionali hanno spinto il prezzo del petrolio fino a quasi 120 dollari al barile, con effetti immediati sui listini alla pompa, soprattutto in autostrada, dove il gasolio ha toccato picchi di 2,60 euro al litro.
Le associazioni di consumatori e le imprese accusano l’esecutivo di ritardi, mentre i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini assicurano che i ministeri competenti stanno lavorando a misure per contenere i rincari, valutando anche il meccanismo delle cosiddette “accise mobili”.
In sintesi:
- In Consiglio dei ministri del 10 marzo nessuna decisione sulle accise carburanti.
- Gasolio in autostrada verso 2,60 euro, rincari medi fino al 15% in dieci giorni.
- Il Governo valuta interventi, ma le condizioni per le accise mobili non sono ancora rispettate.
- Consumatori e imprese denunciano ritardi e rischi di speculazione su benzina e bollette.
Prezzi dei carburanti in salita e accuse di ritardi al Governo
Nel Consiglio dei ministri del 10 marzo il tema della riduzione delle accise è stato escluso dall’ordine del giorno, nonostante i prezzi del petrolio restino elevati e i rincari alla pompa si stiano rapidamente trasferendo su famiglie e imprese.
I vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno spiegato che i ministeri dell’Economia e Finanze e delle Imprese e del Made in Italy stanno valutando misure di alleggerimento fiscale.
“Durante questo mese i rifornimenti sono già arrivati da tempo, quindi è assolutamente scorretto e illegale aumentare i prezzi in questa maniera. Siamo pronti anche a sanzionare chi specula finanziariamente facendo pagare di più la bolletta o la benzina al cittadino”, ha dichiarato Antonio Tajani, evocando controlli e possibili sanzioni contro condotte speculative lungo la filiera.
Nel primo rapporto settimanale dell’inizio del conflitto, il ministero dell’Ambiente certifica, per la settimana 2-9 marzo, benzina a 1,745 euro al litro (+7,5 centesimi), gasolio a 1,869 euro (+14,8 centesimi) e GPL a 0,710 euro (+1,4 centesimi).
I rincari, vicini al 15% medio in meno di dieci giorni, colpiscono soprattutto la logistica e i trasporti, con riflessi attesi su prezzi al consumo e inflazione.
Proprio il 9 marzo il petrolio ha toccato il massimo recente, sfiorando i 120 dollari al barile, consolidando un quadro di forte incertezza sui costi energetici.
Accise mobili, margini di manovra e limiti della misura
La richiesta centrale delle associazioni di consumatori e delle imprese riguarda l’attivazione delle cosiddette accise mobili, strumento introdotto dal Governo Meloni nel 2023 per sterilizzare una parte dei rincari dei carburanti.
La norma consente all’esecutivo di ridurre le tasse fisse al litro su benzina e gasolio quando il prezzo supera determinati livelli medi, restituendo così ai cittadini una quota del maggior gettito derivante dal caro-petrolio.
Secondo le simulazioni circolate in ambienti tecnici, il beneficio potenziale sarebbe nell’ordine di circa il 2% sul prezzo finale, anche se il taglio non è stato quantificato ufficialmente nei decreti applicativi.
Il meccanismo, però, non scatta automaticamente in presenza di semplici picchi improvvisi.
Per attivare le accise mobili il prezzo deve risultare superiore alla media del bimestre precedente e non devono essersi verificati cali nel quadrimestre anteriore: condizioni pensate per filtrare le fiammate speculative di breve periodo.
L’attuale impennata legata alla guerra in Medio Oriente non soddisfa ancora appieno questi parametri temporali, limitando lo spazio normativo per un intervento immediato, salvo un’eventuale revisione politica della disciplina.
Prossime mosse del Governo e possibili effetti sull’economia reale
Nelle prossime settimane la dinamica del petrolio e dei cambi determinerà se i prezzi alla pompa resteranno stabilmente elevati, creando i presupposti tecnici per attivare le accise mobili o per varare misure straordinarie ad hoc.
Un ritardo prolungato negli interventi potrebbe pesare sui costi di trasporto, sull’industria e sull’agroalimentare, con rischi di nuova spinta inflazionistica e perdita di competitività per le aziende italiane più energivore.
Per intercettare tempestivamente questi segnali, operatori e consumatori guarderanno ai prossimi bollettini ufficiali sui carburanti e alle comunicazioni di Palazzo Chigi, mentre resta aperto il dibattito su controlli più serrati contro eventuali speculazioni nella distribuzione.
FAQ
Perché il Governo non ha tagliato subito le accise sui carburanti?
Il Governo non è intervenuto perché l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 10 marzo non includeva provvedimenti fiscali sui carburanti, rinviando le decisioni ai ministeri competenti.
Quanto sono aumentati benzina, gasolio e GPL nell’ultima settimana rilevata?
I dati ufficiali indicano benzina a 1,745 euro al litro (+7,5 centesimi), gasolio a 1,869 euro (+14,8 centesimi) e GPL a 0,710 euro (+1,4 centesimi).
Cosa sono le accise mobili e come funzionano in pratica?
Le accise mobili sono un meccanismo che consente al Governo di ridurre le tasse fisse sui carburanti quando i prezzi superano determinate medie temporali prestabilite.
Quanto potrebbe risparmiare un automobilista con le accise mobili attive?
Il risparmio stimato è di circa il 2% sul prezzo finale di benzina e gasolio, anche se il taglio non è stato fissato con precisione normativa.
Quali sono le fonti informative utilizzate per questi dati sui carburanti?
Le informazioni derivano da una elaborazione giornalistica basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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