Capitale paziente, governance e AI: la via italiana per rimettere in moto le PMI

16 Novembre 2025

Capitale paziente, governance e AI: Umberto Callegari, presidente e founding partner di Askéon Capital, in una conversazione con La Mia Finanza.

L’Italia è un Paese costruito sulle spalle delle piccole e medie imprese e delle famiglie: oltre il 99% delle aziende rientra nella definizione di PMI (le micro imprese sono circa il 95% del totale), queste generano il 63% del PIL e impiegano più del 76% dei lavoratori. Nei prossimi cinque anni circa 700.000 imprese affronteranno un passaggio generazionale; meno del 14% ha già un piano di successione. È qui che si concentra il nostro “rischio‑Paese”, ma anche la più grande opportunità industriale del decennio. Questi non sono slogan: sono i numeri messi in fila da Umberto Callegari, presidente e founding partner di Askéon Capital, in una conversazione con La Mia Finanza.

L’entropia del breve termine (e perché uccide valore)

Gli anni dei tassi a zero hanno drogato una parte del private equity globale. Oggi il settore si ritrova con un arretrato di dismissioni nell’ordine di 3–3,6 trilioni di dollari e nel 2024 le distribuzioni agli investitori si sono fermate attorno all’11% del NAV. Il modello “compro‑riassetto‑rivendo” tende a estrarre più di quanto ricrei. Applicando una semplice lezione di fisica industriale — il secondo principio della termodinamica — comprimere i costi senza immettere nuova energia (innovazione, governance, capitale paziente) aumenta l’entropia del sistema: all’inizio lucida i conti, poi li raffredda fino a spegnerli.

Perché l’Italia è il miglior laboratorio d’Europa

Nel perimetro produttivo non finanziario, le nostre PMI producono due terzi del valore aggiunto e tre quarti dell’occupazione; ma i canali di capitale non bancario sono sottili: equity privata attorno allo 0,2% del PIL, bond corporate allo 0,9%, venture capital allo 0,04%. Sul fronte tecnologico, solo l’8% delle imprese dichiara di usare applicazioni di intelligenza artificiale. A questa sottocapitalizzazione “strutturale” si somma l’onda delle successioni: in manifattura stimiamo oltre centomila passaggi in cinque anni. Senza governance e orizzonte lungo, il risultato è spesso una vendita forzata a multipli depressi; con capitale paziente e managerializzazione, la stessa transizione può diventare motore di produttività, occupazione e stabilità dei ritorni.

La tesi: costruire batte estrarre

La proposta messa sul tavolo da Askéon è tanto semplice quanto radicale: non “girare” aziende, ma accompagnarle. In concreto: ingresso in minoranza con presidio di governance (presidenza operativa del CdA o deleghe di board), orizzonte di 7–10 anni, incentivi legati a ROIC, cassa e qualità dei processi, inserimento di CFO/COO di fascia alta, controllo di gestione vero, adozione di AI dove serve a creare efficienza o nuovi ricavi. Quando i fondamentali sono al sicuro, allora sì, buy‑and‑build: un numero mirato di acquisizioni con integrazione reale di sistemi, supply chain e pricing. È un impianto pensato per l’Italia reale — manifattura di precisione, beni di lusso e design, agroalimentare di qualità, servizi B2B abilitati dal digitale — dove l’identità di filiera esiste già e va soltanto resa scalabile.

I numeri che contano (e perché piacciono agli investitori pazienti)

Quando il rendimento nasce dalla produttività e dalla qualità dei ricavi — non dall’arbitraggio dei multipli — diventa più difendibile. Qui stanno alcuni target operativi della “via italiana” di Askéon: margini EBITDA dal 5–10% al 15–20%; crescita ricavi 12–18% CAGR; ROIC >18–22% dal terzo anno; 1–5 acquisizioni mirate entro 5 anni per consolidare la filiera. Obiettivo per chi investe: 25–45% di IRR e 4,0x–7,5x di MOIC, coerenti con una strategia disciplinata e operativa su società tra i 3 e i 50 milioni di fatturato. Non promesse, ma obiettivi che hanno senso solo se l’azienda crea capacità industriale — non se la consuma.

Un capitalismo più largo: come si “democratizza” davvero l’asset class

“Democratizzare” non significa spettacolarizzare, ma allineare incentivi e ridurre intermediazioni. Il modello descritto da Askéon apre l’accesso anche a family office e investitori privati con ticket contenuti già nella fase di ricerca e structuring, riconoscendo un premio 1,5x–2,0x sul capitale di search che poi si converte in equity sul deal, insieme a diritti di priorità per entrare nello SPV. È un modo ordinato per spostare risparmio privato sull’economia reale, con ritorni più stabili perché fondati su cassa operativa e miglioramenti industriali misurabili.

La proposta per l’ecosistema Assodigitale: tokenizzare le PMI italiane

Se vogliamo rendere scalabile questa “via italiana” — con capitale paziente, governance professionale e innovazione — serve un’infrastruttura digitale che abbassi barriere d’accesso, aumenti la trasparenza e preservi l’orizzonte lungo. La chiave può essere una piattaforma di tokenizzazione delle PMI, regolata e interoperabile, che trasformi quote (o diritti economici specifici) in security token registrati su registro distribuito, orchestrati da veicoli conformi e integrati con KYC/AML:

  • Marketplace regolato: vetrina digitale con data room standardizzata (bilanci, KPI operativi, indicatori ESG, piani industriali), smart‑disclosure aggiornabile e audit trail immutabile.
  • Ticket più inclusivi senza perdere serietà: frazionamento digitale dell’esposizione, lock‑up e diritti economici/governance programmati a livello di smart contract, per allineare chi entra e chi gestisce.
  • Liquidità “ordinata”: mercato secondario con finestre definite e regole di whitelisting, per dare un’uscita fisiologica senza trasformare l’investimento paziente in trading.
  • Allineamento ai territori: preferenze di allocazione per investitori locali, patti di territorio con ITS, competence center e banche del territorio; il digitale come moltiplicatore, non come disintermediazione cieca.
  • Impatto misurabile: KPI on‑chain su ROIC, sicurezza, qualità, formazione, adozione AI, emissioni specifiche per prodotto. Se lo misuri, lo migliori.

Questa architettura non “gamifica” l’economia reale: la rende più leggibile, più tracciabile, più accessibile. Ed è perfettamente complementare al modello operativo descritto sopra: governance forte, industria al centro, finanza al servizio.

In chiusura: se l’Italia vuole trasformare il rischio delle successioni in vantaggio competitivo, il passaggio fondamentale — accanto a governance e capitale paziente — è la tokenizzazione delle PMI italiane, con un marketplace capace di abilitare investimenti pazienti, democratici e sostenibili. È il modo più concreto per allargare la base degli investitori senza sacrificare qualità e orizzonte, e per riaprire il circuito dell’energia che serve alle nostre filiere per crescere.

Fonti: intervista e dati citati provengono da “Askéon Capital, paziente e strategico: intervista a Umberto Callegari”, La Mia Finanza.

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Paolo Brambilla

Consigliere Ordine dei Giornalisti di Lombardia. PhD, MBA, CPA, MD

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Giornalista pubblicista dal 1993. Direttore responsabile di LMF La Mia Finanza Sostenibile. Direttore responsabile di Trendiest Media Agenzia di stampa e Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti di Lombardia, scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. Rotariano, è stato Assistente del Governatore del Distretto 2041 e tuttora é un membro di Spicco del Rotary Milano 2041.

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