Caffè alleato del cervello: quante tazzine al giorno per ridurre il rischio di demenza
Indice dei Contenuti:
Caffè e tè, nuove evidenze sul loro ruolo contro la demenza
Chi beve regolarmente caffè e tè potrebbe ridurre in modo significativo il rischio di demenza. Lo indica un ampio studio prospettico condotto negli Stati Uniti da un team dell’Università di Harvard, pubblicato su JAMA, che ha seguito oltre 130 mila adulti per più di quarant’anni.
La ricerca ha analizzato quanto e che tipo di caffè e tè consumassero i partecipanti e quante diagnosi di demenza si siano verificate nel tempo.
Le conclusioni indicano che un consumo moderato – circa 2‑3 tazzine di caffè con caffeina o 1‑2 tazze di tè al giorno – si associa a un rischio minore di sviluppare demenza rispetto a chi ne beve molto meno o non li consuma affatto.
In sintesi:
- 2‑3 tazzine di caffè con caffeina al giorno associate a minor rischio di demenza.
- 1‑2 tazze quotidiane di tè mostrano una protezione simile sul fronte cognitivo.
- Caffè decaffeinato non collegato a riduzione statisticamente significativa del rischio.
- Prevenzione della demenza passa da dieta sana, attività fisica e stili di vita.
Quanto caffè e tè servono e cosa dice lo studio di Harvard
Nel lavoro guidato da Yu Zhang, i ricercatori hanno utilizzato i dati del Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Follow‑up Study, due grandi studi di coorte statunitensi con fino a 43 anni di follow‑up. In totale sono stati valutati 131.821 partecipanti, il 66% dei quali donne, con un follow‑up mediano di 36,8 anni e 11.033 casi di demenza documentati.
Dopo aver corretto per età, fumo, attività fisica, qualità complessiva della dieta e altre variabili, il maggiore consumo di caffè con caffeina è risultato significativamente associato a un rischio più basso di demenza: 141 casi contro 330 casi ogni 100.000 anni‑persona tra i grandi consumatori rispetto ai bassi consumatori.
Associazioni simili sono emerse per il consumo di tè, mentre il caffè decaffeinato non ha mostrato effetti protettivi statisticamente robusti. I benefici maggiori si concentrano su 2‑3 tazzine di caffè con caffeina o 1‑2 tazze di tè al giorno, soglie che definiscono un consumo moderato e sostenibile nel lungo periodo.
Perché la prevenzione della demenza passa anche dalla tazzina
A livello globale oltre 55 milioni di persone convivono con una forma di demenza, numero destinato a salire – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – a 75 milioni entro il 2030 e a 132 milioni nel 2050. Le terapie disponibili restano limitate, per efficacia e accessibilità, rendendo cruciale il fronte della prevenzione.
Il potenziale ruolo protettivo di caffè e tè è legato a caffeina e polifenoli, che possono ridurre stress ossidativo e neuroinfiammazione, migliorare sensibilità all’insulina e favorire una migliore funzione vascolare.
Questi meccanismi si affiancano a pilastri consolidati: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato, controllo di pressione, colesterolo e diabete, riduzione di alcol e fumo. La tazzina, da sola, non basta, ma può diventare un tassello concreto di uno stile di vita “brain‑friendly”.
FAQ
Quante tazzine di caffè al giorno sono considerate protettive?
Secondo lo studio, sono considerate ottimali circa 2‑3 tazzine di caffè con caffeina al giorno, inserite in uno stile di vita sano.
Il caffè decaffeinato protegge ugualmente dal rischio di demenza?
No, il caffè decaffeinato nello studio non è risultato associato a una riduzione statisticamente significativa del rischio di demenza nel lungo periodo.
Bere troppo caffè aumenta il rischio di demenza o altri problemi?
Sì, consumi molto elevati possono aumentare ansia, tachicardia e disturbi del sonno; restare entro 3‑4 tazzine massime riduce questi rischi.
Il tè verde è migliore del tè nero per la protezione cognitiva?
Probabilmente sì: tè verde e nero condividono caffeina e polifenoli, ma il tè verde è più ricco di catechine neuroprotettive.
Da quali fonti provengono i dati e come sono stati rielaborati?
I dati provengono da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

