Bruzzone svela il padre perduto e la scelta radicale: perché ha deciso di non diventare mai madre

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Roberta Bruzzone, il dramma del padre morto: «Non si è curato come avrebbe dovuto, ho scelto di non avere figli: non sono adatta a fare la madre»
Il padre, la malattia e il lutto irrisolto
Nel salotto televisivo di Verissimo, la criminologa Roberta Bruzzone racconta il dolore ancora vivo per la morte del padre Domenico. L’uomo conviveva da anni con il diabete, ma aveva scelto di non seguire con rigore le terapie, rivendicando fino all’ultimo la propria autonomia. La malattia, non adeguatamente gestita, ha finito per travolgerlo, lasciando nella figlia una ferita che resta aperta.
Nel ricordo di Bruzzone emerge però anche l’eredità valoriale del padre, sintetizzata in una frase che lei porta come bussola esistenziale: «Non è importante perdere il treno, ma sapere di essere alla stazione». Un invito a farsi trovare pronti alle occasioni, anche quando la vita sembra sfuggire di mano.
A distanza ravvicinata, la criminologa ha affrontato anche la scomparsa della madre Virginia, donna segnata dalla passività e da dinamiche di sottomissione che la figlia ha sempre combattuto. Il rapporto è stato lungo e conflittuale, ma negli ultimi anni si è trasformato in un percorso di comprensione: Roberta racconta di aver scelto il perdono, rileggendo le fragilità materne alla luce del contesto e delle ferite non elaborate.
L’infanzia investigativa e il carattere indomito
Molto prima della ribalta televisiva, l’anima forense di Roberta Bruzzone si è manifestata da bambina, in un contesto rurale dove storie spaventose circolavano come deterrente educativo. Le veniva ripetuto che in una casa colonica isolata accadevano cose terribili, usata dagli adulti come minaccia per tenerla a freno. Lei, invece di spaventarsi, ha scelto di verificare di persona.
A soli sette anni, insieme ad altri due bambini, ha organizzato una vera e propria “indagine” sul campo: sopralluogo, esplorazione dell’edificio, ricostruzione dei fatti. Sono stati scoperti dal manutentore e, nel frattempo, era già scattato l’allarme per la loro scomparsa. Da quell’episodio, racconta, ha capito che non si sarebbe mai accontentata di racconti di seconda mano.
Il tratto comune tra quella bambina testarda e l’odierna psicologa forense è la compulsione a entrare nei fatti, a verificarli, a smontare le narrazioni preconfezionate. Una curiosità radicale, diventata con il tempo metodo investigativo e identità professionale, alimentata anche dalle fragilità familiari e dalla precoce esposizione al dolore.
Amori difficili, scelta di sé e rifiuto della maternità
Nella vita sentimentale di Roberta Bruzzone, la priorità è sempre stata il lavoro, con l’amore relegato sullo sfondo. Lei stessa definisce “relativa” l’importanza data alle relazioni, almeno fino all’incontro con l’attuale marito Massimo. Prima, però, c’è stato un passaggio obbligato attraverso una relazione tossica con un uomo narcisista, iniziata in un momento di estrema vulnerabilità dopo la morte della nonna.
In quella storia, racconta, iniziale gratificazione e seduzione hanno presto lasciato spazio a controllo, tentativi di “addomesticare” la sua personalità e una competitività corrosiva. La via d’uscita è arrivata quando la parte più lucida e professionale di sé ha preso il sopravvento, riconoscendo gli schemi tipici della manipolazione affettiva che lei stessa studia nei casi di cronaca.
C’è stato poi un matrimonio chiuso senza rancori, sancito da un divorzio festeggiato con una cena, segno di un addio consapevole. Sulla maternità, Bruzzone afferma di aver fatto una scelta netta: niente figli. Non si considera adatta a fare la madre e non è disposta a sacrificare una vita che ama per un’esperienza che definisce totalizzante. Una decisione maturata nel tempo, che ha accelerato il divorzio dal precedente marito, desideroso invece di paternità.
FAQ
D: Chi è Roberta Bruzzone?
R: È una criminologa e psicologa forense italiana, nota per consulenze in casi giudiziari e per la presenza nei talk televisivi.
D: Che cosa è successo al padre di Roberta Bruzzone?
R: Il padre, Domenico, soffriva di diabete e ha scelto di non curarsi in modo rigoroso, circostanza che ha contribuito al peggioramento fatale del suo stato di salute.
D: Come descrive il rapporto con la madre?
R: Lo racconta come complesso e conflittuale, segnato da anni di distanza emotiva, poi sanata da un percorso di perdono e comprensione delle fragilità materne.
D: Quando nasce la vocazione investigativa di Bruzzone?
R: Da bambina, intorno ai sette anni, con una prima “indagine” in una casa colonica ritenuta misteriosa, esplorata di nascosto insieme ad altri due coetanei.
D: Ha vissuto relazioni sentimentali tossiche?
R: Sì, ha raccontato una relazione con un uomo narcisista, caratterizzata da manipolazione, controllo e dinamiche distruttive, da cui è uscita riconoscendo gli schemi patologici.
D: Perché il primo matrimonio è finito in modo pacifico?
R: Perché lei e l’ex marito hanno riconosciuto percorsi di vita inconciliabili, scegliendo un divorzio sereno, festeggiato simbolicamente con una cena dopo la sentenza.
D: Per quale motivo Roberta Bruzzone ha scelto di non avere figli?
R: Per una decisione lucida e consapevole: non si sente adatta alla maternità e non vuole rinunciare alla propria vita e alla carriera per un ruolo che considera totalizzante.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di queste dichiarazioni?
R: Le dichiarazioni sono state rese da Roberta Bruzzone in un’intervista televisiva a Silvia Toffanin nel programma Verissimo, riprese e rilanciate da testate di attualità e spettacolo italiane.




