Bruzzone racconta le minacce di morte, il caso Garlasco e la decisione dolorosa di rinunciare consapevolmente alla maternità

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“Ho ricevuto minacce di morte anche per il caso Garlasco. Ho scelto di non avere figli. Non credo di essere adatta a fare la madre”: così Roberta Bruzzone
Minacce e casi giudiziari
La criminologa forense Roberta Bruzzone, ospite di Verissimo dopo le apparizioni a Striscia la Notizia nella rubrica “Striscia Criminale”, ha raccontato come il suo lavoro l’abbia esposta ripetutamente a intimidazioni. Ha spiegato di aver ricevuto minacce di morte legate alle sue analisi televisive su grandi casi di cronaca nera, compreso il delitto di Garlasco.
Pur non essendo stata consulente diretta nel procedimento sulla morte di Chiara Poggi e sulla condanna di Alberto Stasi, ha studiato gli atti processuali in profondità, fino a scriverne un libro, maturando la convinzione che la sentenza di condanna sia giuridicamente e probatoriamente solida. Proprio questa presa di posizione netta l’avrebbe trasformata in bersaglio di campagne d’odio strutturate e insistenti.
La criminologa ha chiarito che non si tratta di un episodio isolato: negli anni, oltre a soggetti organizzati, anche persone con disturbi paranoidi l’hanno minacciata, alimentando un clima di costante pressione personale. Un contesto che l’ha costretta a rivedere abitudini e spostamenti quotidiani, con protocolli di prudenza più rigidi e un perenne controllo dell’ambiente circostante.
Paura, sicurezza e rapporto col pubblico
Per far fronte alle minacce, attorno a Roberta Bruzzone è stato attivato un livello di sicurezza più alto, che include verifiche preventive, vigilanza e attenzione ai luoghi pubblici in cui si espone mediaticamente. Ha confessato di temere in particolare il rischio di aggressioni con acido, un’ipotesi evocata esplicitamente da alcuni messaggi intimidatori ricevuti negli ultimi anni.
Questa tensione costante ha inevitabilmente raffreddato il rapporto diretto col pubblico: meno contatto fisico, meno spontaneità in eventi e incontri, più distanza emotiva e fisica per tutelare la propria incolumità. La criminologa ha ammesso che il mestiere l’ha cambiata profondamente, incrinando l’idea di poter condurre una vita “normale” fuori dagli studi televisivi e dalle aule di tribunale.
Nonostante la pressione, continua a esprimere opinioni tecniche sui casi di cronaca giudiziaria, rivendicando il dovere di dire ciò che ritiene fondato dagli atti. Anche a costo di diventare oggetto di campagne online, di insulti e di tentativi di delegittimazione pubblica.
Scelte personali e amori tossici
Nel dialogo con Silvia Toffanin, la criminologa ha affrontato anche il tema della maternità, spiegando di aver deciso consapevolmente di non avere figli. Ha dichiarato di non sentirsi adatta al ruolo di madre e di amare molto la vita che conduce, fatta di lavoro totalizzante, studio e continua esposizione mediatica.
Secondo la sua visione, diventare genitore richiede una disponibilità totale a ristrutturare priorità, energie e identità personale: un impegno che ritiene di non poter assumere senza sacrificare parti essenziali di sé. Per questo considera la sua una scelta lucida, maturata nel tempo, e non frutto di paura o egoismo, ma di realismo sulle proprie risorse emotive.
Ha inoltre raccontato di aver attraversato una relazione tossica, nata in un momento di vulnerabilità, con una persona capace di intercettare con precisione i suoi bisogni emotivi. Non ci sarebbero state violenze psicologiche esplicite, ma tentativi di “addomesticare” la sua personalità, riducendone l’autonomia. Col senno di poi cancellerebbe quella parentesi, sottolineando però come la parte “sana” di sé abbia infine prevalso.
FAQ
D: Chi è Roberta Bruzzone?
R: È una criminologa e psicologa forense italiana, volto televisivo e consulente in casi di cronaca nera.
D: Per quale caso ha ricevuto minacce di morte di recente?
R: Ha riferito di minacce di morte legate anche al caso di Garlasco e alla vicenda giudiziaria su Chiara Poggi e Alberto Stasi.
D: Ha lavorato direttamente al processo per il delitto di Garlasco?
R: No, non è stata consulente nel procedimento, ma ha studiato gli atti e ha scritto un libro sull’argomento.
D: Qual è la sua posizione sulla condanna di Alberto Stasi?
R: Ritiene che la condanna sia fondata alla luce degli atti processuali analizzati.
D: In che modo le minacce hanno cambiato la sua vita quotidiana?
R: Hanno imposto maggiori misure di sicurezza, controllo degli spostamenti e un rapporto più distaccato con il pubblico.
D: Perché ha scelto di non diventare madre?
R: Non si sente adatta alla maternità e non vuole rinunciare alla vita e all’identità professionale che ha costruito.
D: Ha parlato di relazioni sentimentali problematiche?
R: Sì, ha raccontato di aver vissuto un amore tossico, con tentativi di limitarne la personalità, che oggi cancellerebbe.
D: Qual è la fonte giornalistica principale delle sue dichiarazioni?
R: Le dichiarazioni citate provengono dall’intervista rilasciata da Roberta Bruzzone a Verissimo, riportata da testate di cronaca e spettacolo italiane.




