Assistente vera del Diavolo veste Prada racconta le regole disumane
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La vera Emily di Il diavolo veste Prada rompe il silenzio
Chi è la vera Emily de Il diavolo veste Prada? È la stylist canadese Leslie Fremar, ex assistente personale di Anna Wintour alla redazione di Vogue a New York.
Che cosa ha rivelato? In un episodio del podcast The Run-Through with Vogue, pubblicato mentre al cinema arriva il sequel del film, Fremar ricostruisce clima, regole e pressioni che hanno ispirato il personaggio interpretato da Emily Blunt.
Dove e quando? I fatti risalgono ai primi anni Duemila nelle redazioni americane di Condé Nast.
Perché conta oggi? Le sue parole mostrano il lato nascosto dell’industria moda e spiegano l’origine di una delle pellicole cult sul lavoro editoriale.
In sintesi:
- Leslie Fremar rivela di essere il modello reale della pungente Emily del film.
- L’ex assistente di Anna Wintour racconta regole ferree e pressioni estreme in redazione.
- La celebre frase “Un milione di ragazze ucciderebbero per questo lavoro” nasce da lei.
- Fremar si è sentita tradita dal libro di Lauren Weisberger e delusa da Emily Blunt.
La vera storia dietro il personaggio di Emily e il clima in Vogue
Nel podcast di Vogue, Leslie Fremar si presenta senza giri di parole: «Io sono Emily, ma non l’ho mai detto prima». Oggi stylist di superstar come Charlize Theron, negli anni Duemila era una giovane assistente nella redazione di Vogue, alle dirette dipendenze di Anna Wintour.
Assunta come segretaria, in pochi mesi fu promossa vice capo assistente. L’ambiente, però, era rigidissimo: niente cibo alla scrivania, pause ridotte al minimo, obbligo di presenza costante accanto alla direttrice. «Non potevo mangiare alla scrivania. Non potevo nemmeno andare in bagno, perché una delle assistenti doveva sempre essere presente», ricorda.
Per sopravvivere ai ritmi, Fremar escogitò piccole strategie, come nascondere un paio di ciabatte sotto la scrivania: «Non sapevo se sarei riuscita a sopravvivere un’intera giornata sui tacchi». A lei si deve anche l’iconica battuta poi entrata nella sceneggiatura del film: «Un milione di ragazze ucciderebbero per questo lavoro», frase con cui giustificava a se stessa e alle colleghe uno stress considerato il prezzo d’ingresso nell’élite della moda.
Tradimenti, silenzi e un’industria che si ripensa
A raccontare per prima quel mondo fu però Lauren Weisberger, collega di Fremar e autrice del romanzo Il diavolo veste Prada.
Fremar ammette di non aver mai perdonato quella scelta: per lei il libro fu un’esposizione indebita di dinamiche interne, una violazione di lealtà professionale. «Non ne abbiamo mai parlato. Non ci siamo più rivolte la parola dopo il suo addio», confessa oggi, pur riconoscendo che il rancore si è affievolito.
Spiazzante anche il suo incontro con Emily Blunt: «Le ho detto ‘Voglio solo che tu lo sappia, io sono Emily’. Se devo essere onesta, non era particolarmente interessata». Una reazione tiepida, lontana dall’intensità con cui il pubblico vive la storia sullo schermo, che rivela la distanza fra il mito cinematografico e la realtà quotidiana del lavoro redazionale, oggi al centro di un ripensamento sui confini tra ambizione, sfruttamento e benessere mentale.
FAQ
Chi è Leslie Fremar nella realtà dell’industria della moda?
Leslie Fremar è oggi una delle stylist più richieste di Hollywood, consulente d’immagine per star come Charlize Theron e volto autorevole del red carpet internazionale.
Quanto è fedele il film Il diavolo veste Prada alla vita in redazione?
Il film è ispirato a dinamiche reali: ritmi estremi, gerarchie rigide e aspettative altissime riflettono, pur romanzati, la cultura di molte redazioni moda di quegli anni.
Che ruolo ha avuto Lauren Weisberger nella storia di Leslie Fremar?
Lauren Weisberger, collega assistente a Vogue, ha trasformato quell’esperienza nel romanzo Il diavolo veste Prada, percepito da Fremar come un atto di tradimento professionale.
Come ha influito questa esperienza sulla carriera di Leslie Fremar?
L’esperienza estrema a Vogue ha rafforzato disciplina, rete di contatti e credibilità di Fremar, agevolandone il passaggio da assistente editoriale a stylist indipendente di livello internazionale.
Da quali fonti proviene la ricostruzione di questa vicenda?
La ricostruzione deriva da una elaborazione giornalistica basata congiuntamente su contenuti di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.



