Amministratori delegati delusi dall’intelligenza artificiale: benefici limitati per le imprese nonostante gli investimenti crescenti

Indice dei Contenuti:
L’IA non ha portato quasi nessun beneficio alle aziende: a parlare oltre 4.000 amministratori delegati
Numeri che smentiscono l’entusiasmo
L’indagine globale condotta da PricewaterhouseCoopers su 4.454 amministratori delegati mette in discussione la narrativa ottimista sull’uso dell’intelligenza artificiale in azienda. Solo il 12% delle imprese dichiara benefici completi, con aumento dei ricavi e riduzione dei costi attribuibili in modo diretto all’IA. Un ulteriore 13% segnala esclusivamente un taglio delle spese, mentre l’8% registra solo una crescita degli introiti.
In sintesi, appena un’azienda su tre vede un valore economico realmente misurabile. Il dato più pesante riguarda però il 55% delle realtà coinvolte: più della metà non osserva alcun vantaggio netto dall’adozione delle nuove soluzioni. All’interno di questo gruppo, il 42% non riscontra cambiamenti rilevanti, il 12% vede solo costi in salita e l’1% subisce il quadro peggiore, con spese maggiori e ricavi in calo.
Un ulteriore 12% dichiara effetti contrastanti: costi e ricavi si compensano, annullando il ritorno complessivo. Per i dirigenti intervistati, la promessa di una rivoluzione immediata nella produttività non si è tradotta in risultati verificabili a bilancio, almeno nel breve periodo analizzato.
Differenze tra pionieri e inseguitori
Secondo Mohamed Kande, presidente globale di PwC, il vero spartiacque non è la tecnologia in sé, ma il livello di preparazione organizzativa. Le aziende che ottengono risultati migliori sono quelle con dati puliti e strutturati, una strategia IA chiara, regole formali per l’uso responsabile e una cultura interna pronta a cambiare processi e competenze. Dove questi elementi mancano, l’IA genera più frizione che valore.
Il rapporto segnala anche un’adozione quotidiana ancora marginale: solo il 14% della forza lavoro utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa ogni giorno. Ciò implica che in molte organizzazioni l’IA resta confinata a progetti pilota o a singoli reparti, senza un’integrazione sistemica nei flussi di lavoro. La conoscenza di vantaggi, limiti e rischi rimane quindi concentrata in poche figure specialistiche.
Per i consulenti di PwC, le imprese che investono esclusivamente in software e infrastrutture, senza ripensare ruoli, obiettivi e governance, finiscono per amplificare inefficienze esistenti, anziché eliminarle. La tecnologia, da sola, non basta a trasformare il modello operativo.
Produttività ferma e allarmi dal settore tech
I risultati riportati da PwC si allineano alle evidenze emerse in una recente ricerca del MIT, secondo cui l’impiego dell’IA non ha ancora prodotto incrementi robusti di produttività su larga scala. In ambiti ad alta specializzazione, come la programmazione, alcuni studi rilevano perfino un effetto paradossale: gli sviluppatori, facendo affidamento sugli strumenti generativi, diventano più lenti, meno rigorosi e meno inclini all’approfondimento autonomo.
A confermare le preoccupazioni è anche il monito lanciato dal CEO di Microsoft, Satya Nadella, che definisce l’attuale fase dell’IA generativa “sul filo del rasoio”. Secondo il manager, l’intero settore deve dimostrare in tempi rapidi benefici tangibili, misurabili e distribuiti lungo la catena del valore, se vuole giustificare i massicci investimenti e mantenere il sostegno di azionisti, regolatori e opinione pubblica.
Il rischio paventato è una brusca inversione di fiducia: senza risultati chiari su produttività, qualità del lavoro e redditività, l’IA potrebbe passare dallo status di tecnologia salvifica a quello di costo fisso difficilmente sostenibile, in un contesto macroeconomico già sotto pressione.
FAQ
D: Quante aziende hanno ottenuto benefici completi dall’IA?
R: Solo il 12% delle imprese intervistate segnala aumento dei ricavi e riduzione dei costi attribuibili all’intelligenza artificiale.
D: Quale quota non registra vantaggi misurabili?
R: Il 55% delle aziende non osserva benefici netti, e in alcuni casi rileva perfino un aumento dei costi.
D: Qual è il principale fattore che spiega le differenze di risultati?
R: La preparazione organizzativa: qualità dei dati, strategia IA, governance responsabile e cultura aziendale orientata al cambiamento.
D: Quanti lavoratori usano ogni giorno l’IA generativa?
R: Solo il 14% della forza lavoro utilizza strumenti di IA generativa su base quotidiana.
D: Cosa evidenziano gli studi del MIT sulla produttività?
R: Le ricerche del MIT indicano che, in media, l’introduzione dell’IA non ha ancora generato un aumento stabile della produttività.
D: Che effetto ha l’IA sui programmatori?
R: Alcuni studi mostrano che può renderli più dipendenti dagli strumenti, meno rigorosi e talvolta meno produttivi.
D: Cosa teme il CEO di Microsoft riguardo all’IA generativa?
R: Satya Nadella teme che, senza benefici tangibili, possa venir meno il sostegno pubblico e finanziario a questi investimenti.
D: Qual è la fonte giornalistica originale dei dati citati?
R: I numeri sugli amministratori delegati e sulle performance aziendali provengono dal rapporto globale di PwC, ripreso dalla stampa economico-finanziaria internazionale.




