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Indice dei Contenuti:
Ambiente tra sviluppo e responsabilità: la via realista proposta da Vincenzo Pepe
Chi interviene è il giurista ambientale Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground. Cosa propone? Una visione dell’ambiente come sistema complesso che integra natura, cultura, tecnologia e qualità della vita, lontana sia dal negazionismo sia dal catastrofismo. Dove nasce il confronto? Nel dialogo con Giorgio Rutelli, vicedirettore Adnkronos, sul ruolo delle politiche europee, dell’economia e dei comportamenti individuali. Quando? Nella nuova puntata dedicata alla transizione ecologica e culturale. Perché è rilevante? Perché indica una “terza via” pragmatica alla sostenibilità: gestione del rischio, educazione ambientale, realismo energetico e industriale, in un contesto geopolitico dominato da Stati Uniti, Cina ed Europa in bilico.
In sintesi:
- Ambiente come sistema che unisce natura, cultura, tecnologia e qualità della vita quotidiana.
- Rifiuto di negazionismo e catastrofismo: sostenibilità come gestione del rischio “accettabile”.
- Educazione ambientale obbligatoria a scuola come nuova forma di educazione civica concreta.
- Mix energetico con rinnovabili e nucleare per evitare dipendenza estera e deindustrializzazione.
Ambiente, economia e tecnologia: la “terza via” tra ideologia e realismo
Per Vincenzo Pepe, professore ordinario di diritto ambientale all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega, l’ambiente è *“tutto ciò che ci circonda”*: natura, opere umane, lingua, tradizioni, innovazione. Non solo tutela di risorse, ma qualità complessiva della vita. Da qui discende un principio cardine: *“Rischio zero non esiste. Rifiuto zero non esiste”*. La sostenibilità diventa mitigazione: scegliere il rischio minore compatibile con benessere e sviluppo.
Il suo approccio si colloca tra la “decrescita felice” di Serge Latouche e il produttivismo senza limiti: lo sviluppo è inevitabile e necessario, ma va governato scientificamente. Nel confronto con Giorgio Rutelli emergono tensioni interne al Green Deal europeo, tra ambizione regolatoria di Ursula von der Leyen e timori industriali di Italia e Germania. Pepe critica sia eccessi regolatori sia fiducia cieca nell’autoregolazione del mercato, chiedendo equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche efficaci.
Centrale il tema educativo: *“Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali”*. Per questo auspica un’educazione ambientale obbligatoria, integrata nell’educazione civica e orientata a comportamenti misurabili su rifiuti, energia e consumi.
La tecnologia, inclusi rifiuti ospedalieri e radioattivi, va gestita, non demonizzata. L’atteggiamento NIMBY (“not in my backyard”) è, per Pepe, eticamente insufficiente: *“Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove”*.
Clima, energia e geopolitica: quale rischio è davvero accettabile?
Sul cambiamento climatico, Vincenzo Pepe rifiuta sia il negazionismo sia l’allarmismo. Sì alla riduzione delle emissioni per migliorare la salute, richiamando i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti legate alle polveri sottili; ma chiede più attenzione alle politiche di adattamento, spesso marginalizzate nel dibattito pubblico.
Lo sguardo si allarga agli equilibri globali: gli Stati Uniti tendono a posizioni più “negazioniste”, la Cina combina uso intensivo di carbone e leadership nelle tecnologie green, mentre l’Europa rischia di restare stretta tra deindustrializzazione e dipendenza tecnologica esterna. La risposta proposta è un “realismo industriale” fondato su ricerca, innovazione e mix energetico.
Pepe sostiene rinnovabili – solare, eolico, idroelettrico, geotermico – affiancate da un ritorno pragmatico al nucleare: ricerca su fissione e fusione, piccoli reattori modulari, riduzione della dipendenza estera. L’Italia, ricorda, già importa energia nucleare prodotta altrove: una contraddizione da sciogliere con scelte trasparenti e partecipate.
La vera transizione, conclude, è culturale. Politiche troppo accelerate, senza consenso e gradualità, possono generare rigetto sociale. I movimenti come quello di Greta Thunberg hanno avuto il merito di porre il tema al centro; ora serve pragmatismo, scienza al posto dell’ideologia ed equilibrio tra sviluppo e tutela della “casa comune”, richiamando l’insegnamento di Papa Francesco.
FAQ
Cosa intende Vincenzo Pepe per ambiente come sistema complesso?
Intende un ambiente che comprende natura, infrastrutture, cultura, lingua, tradizioni, tecnologia e qualità della vita, superando visioni riduttive solo “verde” o naturalistiche.
Qual è la posizione di Pepe sul rischio zero in ambiente?
Afferma che rischio zero non esiste: la sostenibilità consiste nel mitigare il rischio, scegliendo il rischio minore compatibile con benessere e sviluppo.
Perché Pepe propone educazione ambientale obbligatoria a scuola?
Perché ritiene indispensabile formare comportamenti quotidiani consapevoli su rifiuti, energia e consumi, integrando l’educazione ambientale nell’educazione civica.
Come vede Pepe il nucleare nel mix energetico italiano?
Lo considera parte necessaria del mix, insieme alle rinnovabili, per ridurre dipendenza energetica estera ed evitare processi di deindustrializzazione.
Quali sono le fonti informative alla base di questo articolo?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

