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Addio alle foto professionali per i Millennials

9 Agosto 2017

Una recente ricerca americana sostiene che i consumatori “Millennial” e “Generazione Z”, tipo liceali o giovani universitari, preferiscono i contenuti generati dagli utenti stessi (UGC user-generated content) invece delle tradizionali immagini di alta qualità, fra l’altro prodotte a costi elevati dai professionisti della comunicazione. Il che sta effettivamente cambiando le modalità con le quali i responsabili marketing delle aziende più innovative stanno decidendo di approcciare questo target.

SPONTANEITA’ CONTRO PERFEZIONE

Il bisogno di autenticità è la chiave di interpretazione del fenomeno. I giovani consumatori preferiscono gli UGC perché li trovano più autentici. In un’epoca in cui tutto può essere fotoshoppato e manipolato, i giovani consumatori vogliono immagini in cui credere.

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Il 97% dei consumatori di età compresa tra i 18 e i 29 anni sente che un UGC ha “un’influenza estrema” su di lui. Il 63% lo sente comunque come più autentico, per cui i Millennials si fidano dei contenuti generati dagli utenti il 50% in più rispetto ad altre immagini (fonte: Mashable).

Il fenomeno UGC nasce principalmente da siti di social media come Facebook, Instagram e Pinterest, ma anche dalle recensioni degli utenti, dai messaggi di forum e blog personali. Si tratta prevalentemente di immagini e video, anche se spesso il testo può essere importante. Di solito, le aziende scoprono questo tipo di contenuto perché gli utenti contrassegnano i marchi quando condividono i link.

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Queste immagini e i video vengono generalmente ripresi con i telefonini degli utenti e sono spesso di bassa qualità, dai selfies a foto di prodotti in pseudo still life o approssimative recensioni video. Secondo The Content Marketing Institute, praticamente tutto ciò che gli utenti creano e condividono pubblicamente può rientrare nella categoria degli UGC.

Ne consegue che le aziende più innovative nella comunicazione possono costruire un solido rapporto di fiducia con gli studenti utilizzando i contenuti generati dagli studenti stessi e lasciandoli contribuire all’identità del brand. Il senso di appartenenza a un liceo o ad una facoltà universitaria può fare la differenza nel posizionamento di un prodotto o un servizio, oltre ad essere un’immediata cartina di tornasole per tendenze e reazioni istintive alle novità.

I SOFTWARE STANNO CAMBIANDO

I marchi che adottano gli UGC possono anche ridurre i loro costi di creazione di contenuti. Secondo Sprinklr, un software di social media, i marketer possono raccogliere cento immagini dai social media per lo stesso costo di una sola foto professionale.

Non dimentichiamo che cinquantacinque milioni di immagini vengono condivise quotidianamente su Instagram: i marchi possono personalizzare il loro contenuto in base all’interesse del pubblico, all’utilizzo del prodotto e ai dati demografici raccolti.

Il software Olapic, ad esempio, esegue la scansione dei media sociali e utilizza un algoritmo per identificare, memorizzare e visualizzare foto di alta qualità. “Adottare una tecnologia per gestire questa ricchezza di contenuti generati dagli utenti può aiutare i team di marketing a risparmiare tempo e ottimizzare le loro prestazioni”, afferma Bill Connolly, direttore marketing di Olapic.


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Paolo Brambilla

Consigliere Ordine dei Giornalisti di Lombardia. PhD, MBA, CPA, MD

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Giornalista pubblicista dal 1993. Direttore responsabile di LMF La Mia Finanza Sostenibile. Direttore responsabile di Trendiest Media Agenzia di stampa e Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti di Lombardia, scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. Rotariano, è stato Assistente del Governatore del Distretto 2041 e tuttora é un membro di Spicco del Rotary Milano 2041.

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