Zelensky scuote Davos e attacca i leader europei accusando l’Europa di pericolosa frammentazione interna

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Zelensky a Davos duro con i leader europei: Europa debole perchè divisa
Lo strappo di Davos
Dal palco del Forum economico di Davos, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un atto d’accusa frontale contro i leader dell’Unione europea, accusandoli di immobilismo di fronte a un ordine mondiale sempre più duro e imprevedibile. Ha descritto il continente come incapace di reagire con rapidità e decisione alla minaccia della Russia, intrappolato in calcoli di breve periodo e rivalità nazionali.
Nel suo intervento, il capo di Stato ucraino ha parlato di un’Europa che “non sa ancora difendere sé stessa”, più attenta alle dinamiche interne che alla costruzione di una vera strategia di sicurezza comune. Ha evocato l’immagine di un mosaico di potenze medio-piccole, ognuna chiusa nei propri interessi e lentezze procedurali.
La critica ha mirato anche al linguaggio diplomatico europeo, ritenuto troppo prudente e pieno di non detti per produrre decisioni rapide su armi, sanzioni e difesa industriale. Secondo Zelensky, questa esitazione prolungata rischia di trasformare la guerra in Ucraina in un test fallito per la credibilità politica del Vecchio Continente.
Europa frammentata e ruolo della NATO
Nel suo passaggio più duro, Zelensky ha denunciato le continue divisioni tra governi, partiti e movimenti europei, accusandoli di combattersi reciprocamente invece di concentrarsi sulla necessità di fermare la Russia. Ha parlato di discussioni infinite su bilanci, caveat nazionali e linee rosse, che paralizzano ogni scelta realmente incisiva.
Secondo il presidente ucraino, l’Europa avrebbe tutte le condizioni economiche, demografiche e culturali per essere una grande potenza, ma resta percepita soprattutto come spazio geografico, storico e di tradizioni, non come soggetto politico capace di deterrenza e proiezione strategica.
Da qui l’avvertimento sulla dipendenza strutturale dall’Alleanza Atlantica e dagli Stati Uniti: la NATO esiste, ha ricordato, perché si dà per scontato l’intervento americano. Ma cosa accadrebbe se Washington non intervenisse? L’esempio della Lituania è servito a sottolineare quanto sia fragile un sistema di sicurezza che non preveda una responsabilità autonoma e credibile da parte degli Stati europei.
Trump, Washington e il tavolo trilaterale
La stoccata a Bruxelles è arrivata dopo un atteso faccia a faccia con l’allora presidente americano Donald Trump, che Zelensky ha definito “buono” nonostante un approccio inizialmente prudente. Il colloquio con la Casa Bianca ha offerto al leader ucraino il contrasto perfetto: da un lato, il pragmatismo di Washington, dall’altro l’indecisione che attribuisce all’Europa.
Zelensky ha spiegato di aver accettato l’invito a Davos solo dopo una chiamata diretta di Trump, legando la propria presenza alla possibilità di annunciare passi concreti. Sullo stesso palco ha ribadito che, senza un salto di qualità su armamenti, industria bellica e iniziativa politica, nessuno potrà garantire davvero la sicurezza europea, nemmeno l’Alleanza Atlantica.
Al termine degli incontri è stato annunciato il primo tavolo trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti negli Emirati Arabi Uniti, segnale di una diplomazia che si sposta sempre più fuori dal perimetro europeo. Una scelta che, implicitamente, rafforza il messaggio di Zelensky: senza unità e coraggio strategico, il Vecchio Continente rischia di scivolare in ruoli ancillari nelle grandi partite globali.
FAQ
D: Perché Zelensky ha criticato così duramente i leader europei a Davos?
R: Ritiene che siano troppo divisi e lenti, incapaci di reagire in modo unitario e deciso alla minaccia russa.
D: Che immagine ha dato Zelensky dell’Europa nel suo discorso?
R: L’ha descritta come un caleidoscopio di piccole e medie potenze, frammentate e più concentrate su rivalità interne che sulla sicurezza comune.
D: Qual è il ruolo degli Stati Uniti nella visione di Zelensky?
R: Sono percepiti come il pilastro reale della sicurezza occidentale, da cui dipende in larga parte l’efficacia della NATO.
D: Cosa ha detto Zelensky sulla NATO e sulla difesa dell’Europa?
R: Ha avvertito che l’Alleanza dà per scontato l’intervento americano; senza Washington, alcuni Paesi europei sarebbero esposti e vulnerabili.
D: In che modo Zelensky paragona Europa e Stati Uniti?
R: Oppone il pragmatismo decisionale di Washington alla percepita indecisione e lentezza delle istituzioni europee.
D: Qual è la novità diplomatica annunciata dopo Davos?
R: Il primo incontro trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, organizzato negli Emirati Arabi Uniti.
D: Perché la divisione interna indebolisce l’Unione europea secondo Zelensky?
R: Perché produce discussioni infinite, veti incrociati e ritardi nelle decisioni su armi, sanzioni e difesa comune.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di questo resoconto?
R: Le informazioni riprendono e rielaborano la cronaca dell’agenzia askanews, firmata da Lorenzo Della Corte e datata Roma, 22 gennaio.




