World Economic Forum valuta spostamento da Davos, possibili nuove sedi al vaglio per incontri futuri

Indice dei Contenuti:
Il World Economic Forum valuta se traslocare da Davos (FT)
Nuovi scenari per il summit globale
I vertici del World Economic Forum stanno valutando concretamente un cambio di sede per la riunione annuale che da decenni si svolge a Davos, tra le Alpi della Svizzera. Al centro delle discussioni ci sono le dimensioni ormai cresciute dell’evento, che mettono sotto pressione capacità ricettiva, logistica e sicurezza della località grigionese. Il tema è arrivato sul tavolo del board del WEF, secondo quanto riportato dal Financial Times, con un confronto strategico su dove e come ripensare il format del meeting.
Fra gli elementi critici emergono la scarsità di alloggi, i costi elevati per la protezione di leader politici e top manager, oltre ai limiti delle infrastrutture fisiche nell’area. La combinazione di queste variabili alimenta l’ipotesi di un trasloco verso una città con maggiore capacità organizzativa, collegamenti internazionali più solidi e spazi meglio adattabili a un appuntamento che riunisce ogni anno élite globali, società civile e mondo accademico.
L’eventuale addio a Davos avrebbe un forte impatto simbolico, segnando la fine di un binomio diventato sinonimo di globalizzazione, ma aprirebbe anche opportunità per un ripensamento profondo del ruolo del Forum nella nuova fase dell’economia mondiale.
Città candidate e visione strategica
Tra le opzioni prese in considerazione figurano Detroit negli Stati Uniti e Dublino in Irlanda, città citate come possibili sedi alternative di future edizioni del summit. Queste destinazioni offrono profili diversi: Detroit come simbolo di rinascita industriale e manifatturiera, Dublino come hub tecnologico e finanziario europeo, entrambe più vicine ai luoghi dove si sviluppano innovazione, supply chain e nuovi lavori. Altre realtà menzionate nello stesso contesto sono metropoli come Jakarta e Buenos Aires, potenziali poli in mercati emergenti.
La discussione si intreccia con l’evoluzione del posizionamento del WEF, sempre più chiamato a rappresentare non solo governi e grandi corporation, ma anche ecosistemi imprenditoriali locali, startup e stakeholder dei Paesi in via di sviluppo. Scegliere città radicate nella trasformazione economica reale consentirebbe di ridurre la percezione di distanza fra i dibattiti di élite e le dinamiche che toccano direttamente cittadini e lavoratori.
Una possibile soluzione potrebbe prevedere un modello ibrido, con Davos mantenuta come appuntamento simbolico e, in parallelo, sessioni itineranti in centri strategici di produzione, tecnologia e transizione energetica.
Il ruolo di Larry Fink e le critiche all’élite
Nel board del WEF un ruolo di primo piano è svolto da Larry Fink, presidente ad interim dell’organizzazione e amministratore delegato di BlackRock, il più grande gestore di asset al mondo. Secondo il Financial Times, Fink spinge per una revisione profonda del Forum, accusato di essere troppo elitario e scollegato dai problemi concreti di lavoratori e comunità locali. L’obiettivo dichiarato è ampliare il perimetro dei partecipanti oltre leader politici e grandi gruppi industriali, includendo con maggiore sistematicità rappresentanti di territori, innovatori e realtà sociali.
In un post sul suo blog, Fink ha indicato l’esigenza di “fare qualcosa nei luoghi dove il mondo di oggi viene effettivamente costruito”, citando esplicitamente Detroit, Dublino e città come Jakarta e Buenos Aires come esempi di contesti in cui produzione, infrastrutture e nuove tecnologie ridisegnano l’economia globale. Questo approccio punta a trasformare il WEF da simbolo di un’élite distante a piattaforma capace di dialogare con i centri reali del cambiamento.
Il dibattito interno al Forum, alimentato anche da pressioni reputazionali e politiche, potrebbe portare a una ridefinizione dell’agenda, dei format di partecipazione e della mappa geografica degli incontri di punta.
FAQ
Dove si svolge attualmente la riunione annuale del WEF?
Si tiene tradizionalmente a Davos, località alpina della Svizzera.
Perché il World Economic Forum valuta un cambio di sede?
Per limiti di alloggi, infrastrutture fisiche e costi della sicurezza legati alla crescita dell’evento.
Quali città sono indicate come possibili alternative?
Tra le candidate emergono Detroit negli USA e Dublino in Irlanda, oltre a riferimenti a Jakarta e Buenos Aires.
Chi guida il processo di ripensamento del Forum?
Un ruolo centrale è attribuito a Larry Fink, presidente ad interim del WEF e CEO di BlackRock.
Qual è la principale critica rivolta al meeting di Davos?
Viene considerato troppo elitario e distante dalla realtà economica e sociale quotidiana.
Che cosa vorrebbe cambiare Larry Fink nel WEF?
Intende ampliare l’accesso oltre politica e grande industria, includendo maggiormente territori e nuovi attori economici.
Perché si parla di città industriali come Detroit?
Perché rappresentano luoghi dove si costruiscono filiere produttive, innovazione e nuova occupazione, in linea con l’idea di “economia reale”.
Qual è la fonte giornalistica che ha rivelato il dibattito interno al WEF?
Le discussioni su un possibile trasloco da Davos sono state riportate dal Financial Times.




