WEF Davos, Trump scuote l’Europa: retroscena e strappi che cambiano gli equilibri globali
Indice dei Contenuti:
Agenda del WEF tra crisi globali e dialogo multilaterale
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Al WEF 2026 le sessioni si aprono in un quadro che il Forum definisce “sull’orlo del precipizio”, con conflitti e tensioni economiche intrecciati a un’agenda ufficiale intitolata “Uno spirito di dialogo”. Le discussioni chiave toccano Gaza, con il possibile debutto del Board of Peace, e la guerra in Ucraina, dove si valuta una riunione tra Volodymyr Zelensky, Donald Trump e i “Volenterosi” per le garanzie di sicurezza. Le riunioni di alto profilo intendono rilanciare il multilateralismo come antidoto a shock politici ed economici.
Una sessione emblematica, “Déjà Vu”, traccia un parallelo tra l’attuale instabilità e gli anni Venti del Novecento, avvertendo sui costi del blocco del dialogo. Sullo sfondo, CEO globali, accademici, scienziati e vertici istituzionali valutano i rischi di escalation e le ricadute su catene del valore, energia e finanza. L’attenzione resta pragmaticamente orientata a strumenti di cooperazione e mitigazione del rischio.
La presenza di una delegazione USA senza precedenti, con profilo pro-business, spinge per accordi basati su interessi nazionali e attrazione di capitali. Il WEF tenta di contenere la frattura tra alleati, mentre le capitali europee pesano contromisure a tariffe e pressioni geopolitiche. Il messaggio ricorrente dai corridoi: senza tavoli multilaterali, i danni economici diventeranno sistemici e i margini di mediazione si assottiglieranno rapidamente.
Trump a Davos: dazi, Groenlandia e Board of Peace su Gaza
Donald Trump arriva a Davos con una linea muscolare: dazi al 10% già in vigore e minaccia del 25% verso Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito. Contestualmente rilancia la pretesa sulla Groenlandia, prospettando uno scontro diretto con alleati Nato riuniti nello stesso consesso. Il suo “special address” del 21 è atteso come banco di prova della strategia “America First” applicata ai dossier europei e mediorientali.
Il debutto del Board of Peace per Gaza, presieduto dall’ex presidente e orientato a governance e ricostruzione, segna un tentativo di bypassare l’Onu puntando su “attrazione degli investimenti” e “mobilitazione dei capitali”. Nel comitato esecutivo figurano Steven Witkoff e Jared Kushner, con un’impostazione che privilegia attori economici e asset strategici, incluse le riserve di gas.
La delegazione USA, la più corposa di sempre e a forte impronta Maga, sostiene un approccio negoziale sbilanciato sulla forza contrattuale e sul business come leva geopolitica. Nelle salette del WEF, il confronto con i leader europei si intreccia al dossier sanzioni e contromisure, mentre l’attenzione resta sul messaggio che Trump porterà ai mercati e agli alleati, tra sicurezza, tariffe e influenza sul quadrante artico.
Europa sotto pressione: sicurezza per Kiev e risposta unitaria ai dazi USA
Volodymyr Zelensky è atteso a Davos con un’agenda riservata ma orientata alla firma delle garanzie di sicurezza con gli Stati Uniti, mentre le capitali europee si confrontano con tariffe al 10% e la minaccia del 25% su un ampio perimetro di partner. L’asse transatlantico appare incrinato: l’ipotesi di un vertice tra Zelensky, Donald Trump e i “Volenterosi” punta a blindare il sostegno a Kiev in un contesto di crescente incertezza.
Nelle riunioni a porte chiuse, Commissione Ue e governi valutano il meccanismo anti-coercizione economica per coordinare contromisure. Gli otto Paesi europei colpiti dai dazi – Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito – promettono una risposta “unita e coordinata” per difendere la sovranità economica.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte prepara un confronto diretto, segnalando margini di lavoro comune sul dossier commerciale e sulla deterrenza verso Russia. Tra i leader presenti, Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Friedrich Merz cercano una linea condivisa che leghi supporto militare e stabilità industriale europea, mentre l’eventuale accordo per Kiev viene visto come test della resilienza europea di fronte alla pressione tariffaria e alle spinte unilaterali di Washington.
FAQ
- Qual è la priorità europea a Davos? Garantire sostegno a Kiev e coordinare la risposta ai dazi USA.
- Zelensky firmerà un accordo di sicurezza? È attesa la firma delle garanzie con gli Stati Uniti a margine del WEF.
- Quali Paesi europei sono colpiti dai dazi? Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito.
- Che strumenti valuta l’UE? Il meccanismo anti-coercizione economica e contromisure coordinate.
- Qual è il ruolo della Nato? Mediazione politica e coesione sulla deterrenza verso la Russia, con il coinvolgimento di Mark Rutte.
- Chi guida la linea europea? Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Friedrich Merz lavorano a una posizione comune.
- Fonte giornalistica citata? Sintesi basata su contenuti Keystone-ATS diffusi il 18 gennaio 2026.




