Vittime del rogo puntano il dito sui funzionari comunali, cresce la pressione per un’inchiesta amministrativa completa

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Le vittime del rogo: «Bisogna indagare anche sui funzionari comunali»
Responsabilità oltre i proprietari
Le famiglie delle vittime chiedono che l’inchiesta non si fermi ai soli coniugi Moretti, gestori del locale distrutto dal fuoco. Gli avvocati sostengono che la catena delle responsabilità comprenda anche chi, in ambito pubblico, avrebbe dovuto prevenire il rischio con verifiche costanti. Le parti civili temono che l’attenzione si concentri solo sulla gestione privata del locale, oscurando eventuali omissioni istituzionali.
Secondo la ricostruzione difensiva, la tragedia sarebbe il risultato di una somma di negligenze, non di un unico errore. Per questo viene chiesto che siano ascoltati tecnici, funzionari e dirigenti che hanno avuto competenze sull’edificio e sui controlli di sicurezza. L’obiettivo è far emergere l’intera filiera decisionale, dall’autorizzazione iniziale alla vigilanza successiva.
Gli avvocati ricordano che le vittime avevano il diritto di trovarsi in un luogo conforme alle norme, a prescindere dalla condotta dei proprietari. Ogni anello istituzionale che non ha agito con la dovuta diligenza dovrà essere messo a verbale, per stabilire un quadro completo di colpe e omissioni.
Il nodo dei controlli mancati
Il Comune di Crans-Montana ha ammesso che l’ultimo controllo antincendio sul locale risale al 2019, nonostante un obbligo di verifiche annuali. Questo vuoto di ispezioni è diventato il punto centrale delle contestazioni avanzate ai magistrati. Le parti civili parlano di una “zona grigia” che rischia di restare inesplorata se non verranno interrogati i responsabili amministrativi.
A tre settimane dal rogo, non risultano audizioni formali di funzionari comunali, tecnici o dirigenti con delega alla sicurezza. Questa assenza viene letta dagli avvocati come una grave lacuna investigative, capace di indebolire la fiducia delle famiglie nel procedimento penale. La richiesta è chiara: chiarire chi, tra uffici e servizi comunali, doveva vigilare e perché non lo abbia fatto con regolarità.
La confessione pubblica del sindaco, che ha riconosciuto le mancate ispezioni, viene considerata un elemento di forte rilevanza probatoria. Per i legali non è ammissibile che una tale ammissione non produca immediati approfondimenti giudiziari, a partire dall’ascolto di tutti i livelli della struttura comunale coinvolti nei controlli.
Pressioni sulla Procura vallesana
Più studi legali hanno formalmente sollecitato la Procura vallesana a estendere il perimetro delle indagini. In una lettera datata 12 gennaio, l’avvocata Nina Fournier ha chiesto informazioni precise sull’eventuale apertura di procedimenti penali nei confronti di “responsabili o rappresentanti del Comune”. Il documento ricorda che lo stesso sindaco ha ammesso pubblicamente il mancato rispetto dell’obbligo di controlli periodici.
La Procura viene incalzata a fornire tempi, modalità e priorità dell’inchiesta, con particolare attenzione alle possibili responsabilità istituzionali. Le famiglie chiedono trasparenza totale: chi è stato sentito, quali documenti sono stati acquisiti, quali perizie sono state ordinate. Ogni silenzio viene interpretato come un rischio di insabbiamento o di indagine monca.
Gli avvocati insistono sulla necessità di un approccio paritario: se i privati sono rapidamente finiti sotto i riflettori, lo stesso metro deve valere per l’amministrazione locale. Solo un’indagine che abbracci l’intero contesto – gestori, tecnici, uffici comunali e vertici politici – potrà rispondere alla domanda centrale delle famiglie: se il sistema di controlli avesse funzionato, il rogo sarebbe stato evitato?
FAQ
D: Chi chiede di indagare sui funzionari comunali?
R: Le famiglie delle vittime e i loro avvocati, tra cui l’avvocata Nina Fournier, sollecitano l’estensione delle indagini anche ai rappresentanti del Comune di Crans-Montana.
D: Perché il Comune è considerato potenzialmente responsabile?
R: Perché ha riconosciuto che l’ultimo controllo antincendio risale al 2019, nonostante un obbligo di verifiche annuali sul locale coinvolto nel rogo.
D: La Procura ha già sentito i funzionari comunali?
R: Secondo gli avvocati, a tre settimane dalla tragedia non risultano interrogatori formali di funzionari o rappresentanti dell’amministrazione locale.
D: Che cosa chiede la lettera del 12 gennaio firmata da Nina Fournier?
R: Chiede chiarimenti sullo stato di eventuali procedimenti penali contro i responsabili comunali e dettagli sulle iniziative investigative già avviate.
D: Qual è il ruolo dei coniugi Moretti nell’inchiesta?
R: Sono i proprietari e gestori del locale incendiato e rappresentano il primo fronte di accertamento delle responsabilità penali e civili.
D: Perché i legali parlano di “catena delle responsabilità”?
R: Perché ritengono che la tragedia derivi da una combinazione di omissioni private e pubbliche, dalla gestione del locale alla vigilanza istituzionale.
D: Quale fonte giornalistica ha rivelato le ammissioni del sindaco sui controlli?
R: Le informazioni provengono da un’inchiesta pubblicata dalla stampa svizzera di lingua italiana, citata dagli avvocati nelle loro comunicazioni ufficiali alla Procura.
D: Che cosa chiedono in ultima analisi le famiglie delle vittime?
R: Vogliono un’indagine completa e trasparente che accerti ogni responsabilità, inclusa quella di funzionari e dirigenti comunali incaricati dei controlli di sicurezza.




