Vannacci attacca Bruxelles missione in Groenlandia inutile e paragone pungente su von der Leyen

Il generale Roberto Vannacci ha attaccato frontalmente la scelta di Bruxelles di impegnare l’Unione europea in una missione in Groenlandia, definendola “inutile”, “costosa” e “lontana anni luce dalle priorità reali dei cittadini europei”.
Secondo il deputato, l’operazione artica finanziata con fondi comunitari rappresenta l’ennesimo esempio di “europeismo di facciata”, più attento a produrre immagine e narrativa geopolitica che risultati concreti sul piano economico, energetico o della sicurezza.
Vannacci sostiene che l’UE stia disperdendo risorse in progetti geostrategici dall’alto valore simbolico ma dall’impatto pratico marginale, mentre famiglie e imprese soffrono per caro-energia, inflazione e instabilità internazionale ai confini dell’Europa. La Groenlandia, in questa lettura, diventa il paradigma di una politica estera “astratta”, scollegata da agricoltura, industria, difesa delle frontiere e tutela del potere d’acquisto.
## Focus artico nel mirino: priorità distorte e ritorni incerti
Nel mirino del generale ci sono soprattutto i dossier UE legati all’Artico: esplorazioni, cooperazione strategica, partenariati su materie prime critiche e progetti climatici.
Vannacci contesta il rapporto costi-benefici di queste iniziative: l’UE, dice, insegue un ruolo di attore globale in aree estreme come la Groenlandia, mentre fatica a garantire competitività industriale, sicurezza energetica e gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo.
La critica investe anche il metodo: decisioni calate dall’alto, linguaggio tecnico-burocratico, scarsa trasparenza sugli obiettivi intermedi e sugli effettivi vantaggi per i contribuenti europei. Il generale parla di “diplomazia del ghiaccio”, costruita più per i comunicati stampa che per rafforzare concretamente difesa, approvvigionamenti e autonomia strategica dell’Unione.
## Il paragone pungente su von der Leyen e la leadership europea
Il passaggio più duro riguarda il paragone che Vannacci ha riservato a Ursula von der Leyen. Pur senza ricorrere a insulti diretti, il tono è stato volutamente tagliente: la presidente della Commissione viene descritta come simbolo di una tecnocrazia “ossessionata da immagine, clima e narrative globali”, ma debole sul fronte di sicurezza, confini e sostegno all’economia reale.
Il paragone, di fatto, contrappone la figura del “leader operativo”, radicato nella concretezza militare e territoriale, a quella del “manager politico” europeo, visto come interprete di un’agenda ideologica più che strategica.
Vannacci imputa a von der Leyen una gestione “iper-mediatica” dei dossier internazionali: visite spettacolari, annunci ambiziosi, ma scarsa aderenza agli interessi percepiti da ampie fasce dell’elettorato europeo.
## Implicazioni politiche: sovranismo, consenso e frizione con Bruxelles
L’attacco alla missione in Groenlandia si inserisce nel solco di una narrativa sovranista che dipinge Bruxelles come distante, inefficiente e sbilanciata sulle priorità climatiche rispetto a quelle economiche e di sicurezza.
La polemica punta a consolidare il consenso tra elettori critici verso l’integrazione europea così come concepita oggi, enfatizzando lo scarto tra agenda delle istituzioni UE e preoccupazioni quotidiane di agricoltori, lavoratori e ceto medio.
Questo tipo di retorica, incentrata su sprechi percepiti e missioni giudicate simboliche, può rafforzare le spinte centrifughe nelle capitali nazionali, complicando il lavoro della Commissione nella definizione delle future politiche industriali, energetiche e di difesa comune.
## Scenari futuri: Groenlandia come caso-simbolo dello scontro UE-interni
La missione in Groenlandia rischia di diventare un caso-simbolo nel dibattito interno all’Unione: da una parte chi la presenta come tassello di una strategia artica necessaria per accedere a risorse critiche, presidiare rotte future e contrastare l’influenza di Russia e Cina; dall’altra chi, come Vannacci, la usa come emblema di un’Europa “lontana dal mondo reale”.
Nel breve periodo il fronte critico punterà a trasformare la Groenlandia in esempio concreto di spesa discutibile, agitandola nel confronto elettorale e parlamentare. Nel medio periodo il nodo sarà se Bruxelles saprà dimostrare benefici tangibili di queste missioni per sicurezza, approvvigionamenti e lavoro, o se prevarrà la percezione di un’Unione più interessata al prestigio geostrategico che al benessere quotidiano dei suoi cittadini.
Indice dei Contenuti:
Groenlandia, missione Ue nel mirino e accuse di subalternità
Roberto Vannacci, eurodeputato della Lega, contesta la linea di Bruxelles sul dossier artico, definendo la spedizione in Groenlandia “inutile” e priva di visione strategica. Ricorda che il territorio è un protettorato della Danimarca, fuori dall’Unione e distante geograficamente e politicamente dall’Europa.
Secondo il generale, l’invio di “un drappello di cento persone senza arte né parte” dimostra l’assenza di una vera politica estera comune. L’episodio che cita come prova di debolezza è il rapido ritiro tedesco dopo le minacce di dazi da parte degli Stati Uniti durante la missione artica.
Nella sua lettura, la vicenda è il sintomo di un’Unione che reagisce agli stimoli altrui anziché definire una propria agenda autonoma, soprattutto sui teatri più sensibili per le risorse e le rotte strategiche.
Accordo con Washington e affondo personale su von der Leyen
La sospensione della ratifica dell’intesa commerciale con gli Stati Uniti è giudicata da Vannacci un atto tardivo e privo di coerenza politica. Per il generale, il Parlamento Ue non dovrebbe approvare un accordo che considera “perdente” per i contribuenti europei.
L’eurodeputato attacca in modo diretto la presidente della Commissione: definisce Ursula von der Leyen una “Mary Poppins su campo da golf” uscita “memorabilmente sconfitta” dal confronto con l’ex presidente americano Donald Trump.
Cita come conseguenze dell’intesa: dazi del 15% su prodotti europei, impegni per circa 700 miliardi di euro in gas naturale liquefatto dagli USA, 600 miliardi destinati all’industria americana e un incremento delle spese militari fino al 5% del Pil per alcuni Stati membri.
Europa tra Russia, Ucraina e il rischio di irrilevanza strategica
Nel ragionamento di Vannacci, la stessa logica di subalternità emersa in Groenlandia si ripete sul fronte orientale. L’Unione viene descritta come “vaso di coccio tra due vasi di acciaio”, schiacciata tra Stati Uniti e Russia senza una propria capacità di iniziativa autonoma.
L’eurodeputato critica la gestione della guerra in Ucraina: gli Stati membri “non vogliono entrare in guerra, ma mandano le armi”, un approccio che ritiene ambiguo e dettato dalla paura di un confronto diretto con Mosca. A suo giudizio, la politica europea viene percepita come reattiva e non strategica.
Invoca un ritorno a Stati e popoli pienamente sovrani all’interno dell’Ue, ricordando che, senza capacità di imporre la propria linea, l’Europa rischia di “non avere motivo di esistere” sul piano geopolitico.
FAQ
- Chi è Roberto Vannacci?
È un generale italiano ed eurodeputato della Lega, noto per posizioni nazional-sovraniste e critiche verso l’Unione europea. - Perché critica la missione Ue in Groenlandia?
La giudica priva di strategia, simbolo di una presenza europea improvvisata e condizionata dalle pressioni statunitensi. - Cosa rimprovera a Ursula von der Leyen?
La accusa di aver negoziato in modo debole con Donald Trump, accettando dazi e impegni economici ritenuti svantaggiosi per l’Europa. - Qual è la posizione di Vannacci sugli accordi commerciali con gli USA?
Ritiene che l’intesa in discussione sia “perdente” per l’Ue e non porti benefici concreti ai cittadini europei. - Cosa dice sull’atteggiamento europeo verso la Russia e l’Ucraina?
Denuncia una strategia ambigua: niente intervento diretto, ma invio costante di armi a Kiev, segno di paura e dipendenza. - Perché definisce l’Europa un “vaso di coccio”?
Per sottolineare la fragilità dell’Ue tra le potenze militari ed economiche come Stati Uniti e Russia. - Qual è la fonte delle dichiarazioni riportate?
Le affermazioni di Roberto Vannacci sono state raccolte in un’intervista dell’agenzia Dire nei corridoi del Parlamento europeo a Strasburgo.




