Valentino Garavani, folla silenziosa alla camera ardente mentre il compagno Bruce Hoeksema confessa il suo strazio

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La camera ardente di Valentino Garavani, il compagno Bruce Hoeksema:” Sono devastato”
Piazza Mignanelli in silenzio
Nel cuore di Roma, Piazza Mignanelli resta immobile davanti alla camera ardente di Valentino Garavani, allestita con rigore quasi monacale. La sala è bianca, essenziale, priva di effetti scenici, dominata da una bara in legno chiaro coperta da rose candide. Intorno, solo fiori bianchi: rose e gigli sospesi anche in alto, a creare una sospensione irreale, come se il lutto avesse alleggerito l’aria anziché appesantirla.
Gli ospiti, amici storici e famiglia, entrano in silenzio, quasi sempre vestiti di nero, seguendo un protocollo non scritto di sobrietà assoluta. Nessun clamore, poche parole, sguardi lunghi, abbracci brevi. È l’addio più intimo al couturier che ha trasformato la bellezza in disciplina emotiva, con lo stesso controllo formale che oggi avvolge l’ultimo saluto. Anche la piazza, fuori, sembra rispettare il ritmo lento di un omaggio privato, benché sotto gli occhi del mondo.
Il dolore composto di Bruce
Nel flusso discreto dei presenti compare Vernon Bruce Hoeksema, figura abitualmente lontana dai riflettori, ma centrale nella vita dello stilista. Cammina a testa bassa, stringendo tra le braccia i carlini di Valentino, compagni inseparabili di una quotidianità fatta di rituali e affetti protetti. Non cerca l’attenzione, non rallenta il passo, non concede appigli alla curiosità dei presenti.
Si avvicina all’uscita, sale su un’auto nera, interrompe il silenzio soltanto con tre parole: “Sono devastato”. Nulla di più, nulla di meno. In quella frase sta un lutto antico e riservato, coerente con un amore vissuto per decenni un passo indietro. Hoeksema resta la presenza silenziosa dietro l’icona globale: un ruolo scelto, mai subito, che oggi si traduce in un dolore espresso con la stessa misura con cui ha sempre protetto la vita privata dello stilista.
Una vita nell’ombra e i carlini di casa
Di Bruce Hoeksema si conosce il minimo indispensabile: infanzia tra Europa e Stati Uniti, un passato da modello abbandonato presto, quindi l’ingresso nel 1984 nella maison Valentino come Executive Vice President. Per quasi vent’anni tiene insieme creatività e numeri, ruolo cruciale e poco narrato, fino a negoziare la prima grande vendita del marchio. Poi l’esperienza in Asprey e la creazione del proprio brand di accessori, scelto da clienti come Michelle Obama e Gwyneth Paltrow.
Oggi, però, quella traiettoria professionale arretra sullo sfondo. In primo piano restano i carlini di Valentino, da sempre parte integrante del suo immaginario pubblico, quasi quanto il celebre rosso o una silhouette impeccabile. Non erano semplici animali domestici: vivevano avvolti dalla stessa cura maniacale riservata agli abiti d’alta moda, presenza fissa nelle case, negli atelier, nelle foto private. Vederli uscire in braccio a Hoeksema diventa il gesto simbolico di una casa che si svuota, ma non interrompe il filo degli affetti.
FAQ
D: Dove è stata allestita la camera ardente di Valentino Garavani?
R: Nella storica Piazza Mignanelli, nel cuore di Roma.
D: Come era organizzato l’allestimento della camera ardente?
R: In modo essenziale e bianco, con bara in legno chiaro e composizioni di rose e gigli bianchi anche sospesi in alto.
D: Chi è Vernon Bruce Hoeksema?
R: È il compagno di lunga data di Valentino Garavani ed ex Executive Vice President della maison Valentino.
D: Che cosa ha detto Bruce Hoeksema lasciando la camera ardente?
R: Ha pronunciato soltanto la frase: “Sono devastato”, senza aggiungere altro.
D: Perché i carlini di Valentino sono così significativi?
R: Perché erano parte iconica del suo universo privato e pubblico, curati con la stessa attenzione riservata alla moda.
D: Qual è stato il ruolo di Hoeksema nella maison Valentino?
R: Ha fatto da ponte tra creatività e gestione, occupandosi anche della prima importante vendita del brand.
D: Quali altre esperienze professionali ha avuto Hoeksema?
R: Ha lavorato per Asprey e ha fondato un proprio marchio di accessori, apprezzato da figure come Michelle Obama e Gwyneth Paltrow.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata per questa notizia?
R: L’evento e i dettagli sul saluto a Valentino Garavani e su Bruce Hoeksema sono stati riportati dalla stampa italiana, in particolare da Vanity Fair Italia e altre testate di cronaca e moda.




