Valentino celebrato e smentito, Cucinelli racconta episodi privati, Giammetti rompe il silenzio e scatena un caso mediatico

Indice dei Contenuti:
“Valentino indossava i nostri capi e scherzava mi fai un po’ di conto?”: Cucinelli ricorda lo stilista. La replica di Giammetti: “Mai conosciuto né chiamato”
Lo scontro dei ricordi
Alle esequie di Valentino Garavani a Roma, la presenza di Brunello Cucinelli ha acceso un inatteso caso mediatico. Il re del cashmere ha ricordato lo stilista come un “genio del Novecento” e un “padre della moda italiana”, mettendolo sullo stesso piano di Giorgio Armani e Gianni Versace. Nel suo racconto, il couturier avrebbe indossato spesso i capi del brand umbro, chiamando personalmente per chiedere, in tono scherzoso, un piccolo sconto, sempre rifiutato per rispetto verso il “maestro”.
Il ricordo ha subito suscitato la reazione di Giancarlo Giammetti, socio storico e alter ego di Valentino. Attraverso dichiarazioni secche, ha negato ogni contatto diretto tra i due, sostenendo che lo stilista non lo avrebbe “mai conosciuto né chiamato” e aggiungendo di non aver visto l’imprenditore ai funerali. Parole che hanno trasformato un omaggio in un caso di veridicità del racconto, amplificato dalla velocità della diffusione online.
Il contrasto ha sollevato interrogativi sulla gestione pubblica della memoria di un’icona della moda, in una fase in cui ogni parola diventa immediatamente notizia e narrativa ufficiale.
La replica di Cucinelli
Contattato dall’agenzia Ansa, Cucinelli ha ridimensionato i toni, ma non il contenuto del proprio racconto. Ha precisato che il rapporto non era “fisico”, nel senso di una frequentazione personale, quanto piuttosto legato agli acquisti nei negozi del marchio, effettuati da Valentino e Giammetti. In queste occasioni, secondo la sua versione, partivano le telefonate che lui aveva interpretato come un gesto di cortesia e stima reciproca.
L’imprenditore umbro ha insistito sull’aspetto simbolico: considerava lo stilista un “grande maestro” e uno dei “geni del ventesimo secolo”, definizione che aveva già fissato in un necrologio pubblico. In quel testo, aveva esaltato l’amore di Valentino per lavoro, bellezza e raffinatezza, indicandolo come emblema della moda italiana nel mondo. Per questo ha ammesso di essere rimasto “un po’ così” davanti alla smentita, giudicandola in contrasto con il rispetto che ritiene di aver sempre manifestato.
Sullo sfondo rimane l’idea, coltivata da Cucinelli, che l’apprezzamento dei capi da parte di un simile protagonista costituisse una legittimazione altissima per il suo brand.
Memoria, immagine e moda italiana
Lo scambio di accuse tra Cucinelli e Giammetti tocca un nervo scoperto del sistema moda: chi controlla il racconto postumo delle grandi figure? Nel caso di Valentino, l’eredità simbolica è gestita da chi gli è stato accanto per decenni, mentre altri protagonisti del made in Italy cercano di collocarsi, anche narrativamente, nel suo stesso pantheon. La divergenza tra memoria personale e memoria “ufficiale” genera attriti che finiscono per riflettersi sull’immagine pubblica dei marchi coinvolti.
Da un lato c’è il desiderio di rendere omaggio a un maestro che ha ridefinito i codici dell’eleganza, dall’altro la volontà di preservare l’accuratezza storica delle relazioni professionali e umane. Questo episodio evidenzia come ogni dettaglio – una telefonata, un acquisto, una frase riportata – possa diventare terreno di contesa in un settore dove reputazione, prestigio e coerenza del racconto sono parte integrante del capitale di marca.
Il dibattito, amplificato sui media e sui social, dimostra quanto la moda italiana resti un universo in cui biografie, affari e narrazione pubblica sono strettamente intrecciati.
FAQ
D: Chi è Brunello Cucinelli?
R: È un imprenditore e stilista italiano, noto come “re del cashmere” e fondatore del brand di lusso omonimo.
D: Che cosa ha detto Cucinelli su Valentino?
R: Ha ricordato Valentino come un genio del Novecento e ha raccontato che lo stilista indossava spesso i suoi capi e lo chiamava scherzando per chiedere uno sconto.
D: Come ha reagito Giancarlo Giammetti?
R: Ha smentito duramente il racconto, affermando che Valentino non ha mai conosciuto né chiamato Cucinelli e di non averlo visto al funerale.
D: Cucinelli ammette di non conoscere di persona Valentino?
R: Sì, ha precisato che non si conoscevano fisicamente, ma che Valentino e Giammetti erano clienti dei suoi negozi.
D: Perché questo caso è diventato mediatico?
R: Perché tocca la memoria di una figura iconica della moda e coinvolge due protagonisti di primo piano del made in Italy.
D: Quale ruolo ha avuto l’Ansa in questa vicenda?
R: L’agenzia Ansa ha raccolto la replica di Cucinelli alle dichiarazioni di Giammetti, contribuendo alla diffusione del caso.
D: Come Cucinelli ha definito Valentino nel suo necrologio?
R: Lo ha descritto come straordinario artista, simbolo prestigioso della moda italiana del ventesimo secolo, amante di lavoro, bellezza e raffinatezza.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento per questa ricostruzione?
R: La ricostruzione si basa sulle dichiarazioni riportate dalle agenzie di stampa italiane, in particolare dall’agenzia Ansa, riprese dalla stampa nazionale.




