Ustioni, il misterioso appetito che svela davvero come sta il paziente

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Il corpo che brucia se stesso
Nel grande ustionato la prima fase è una corsa contro il tempo: il metabolismo entra in una modalità catabolica estrema, in cui il corpo consuma se stesso pur di sopravvivere allo shock. Il paziente perde rapidamente peso, massa grassa e massa muscolare, mentre il sistema immunitario viene messo duramente alla prova. In queste ore e giorni iniziali, la priorità assoluta dei medici è tenere stabili le funzioni vitali e prevenire le complicanze infettive, respiratorie e renali.
Quando il paziente è intubato o non cosciente, l’alimentazione non può essere lasciata al caso: entra in gioco la nutrizione artificiale, programmata al millilitro. Nei centri grandi ustioni come il **CTO AOU Città della Salute e della Scienza di Torino**, diretti da specialisti come il dottor Massimo Navissano, vengono utilizzate sacche iperproteiche ricche di aminoacidi, sali minerali e vitamine, veicolate per via enterale tramite sondino naso-gastrico o per via parenterale in vena centrale. Il fabbisogno energetico può raddoppiare rispetto a una persona sana della stessa età e peso.
Per la famiglia, vedere il proprio figlio dimagrire e restare alimentato da tubi e flebo è uno shock ulteriore, ma fa parte di una strategia precisa: mantenere in vita gli organi, sostenere il cuore e i polmoni, preparare il terreno alla fase successiva della cura. In questa tappa nulla è lasciato all’improvvisazione, dalla quantità di proteine per chilo di peso fino alle tempistiche delle infusioni notturne.
Il ritorno al gusto e il metabolismo che cambia
Il primo cucchiaio di cibo solido, spesso, arriva quasi in sordina: un passato di verdure, un pezzo di pane ammorbidito, qualche forchettata di pasta scondita. Per i medici e per le famiglie è invece un momento simbolico, perché segna il passaggio dalla pura sopravvivenza alla lenta riconquista dell’autonomia. Ragazzi come **Giuseppe**, 16 anni, rientrati a casa dopo il ricovero al **Niguarda** e il trasferimento da **Crans-Montana**, raccontano un appetito improvviso, quasi feroce, che li porta a divorare persino i broccoli bolliti che prima detestavano.
Questa fame “galoppante” è la spia di un cambio di marcia del metabolismo: con la chiusura progressiva delle ferite cutanee, il corpo entra in fase anabolica e comincia ad accumulare e ricostruire, non più a bruciare. I pazienti prendono peso, riacquistano tono muscolare, recuperano forze per affrontare fisioterapia, medicazioni dolorose, primi tentativi di camminare e lavarsi da soli. Mangiare con le proprie mani diventa parte integrante della riabilitazione, tanto quanto le sedute in palestra riabilitativa.
In questa fase, la nutrizione artificiale raramente scompare di colpo: spesso prosegue di notte, a integrazione di pasti diurni ancora insufficienti a coprire il fabbisogno. Dietiste specializzate e team di nutrizione clinica modulano porzioni, consistenze e integrazioni proteiche in base ai progressi del singolo paziente, monitorando peso, esami del sangue e risposta clinica con cadenza quasi quotidiana.
La lunga strada dopo il rientro a casa
Il ritorno tra le mura domestiche non coincide con la fine del percorso, ma con l’inizio di una nuova normalità sorvegliata. Nella maggior parte dei casi, l’alimentazione a casa è libera: nessuna “dieta dell’ustionato”, ma un regime vario, ricco di proteine di qualità, frutta, verdura e carboidrati complessi, calibrato sull’appetito spesso ancora elevato. Le famiglie vengono istruite dai team dei grandi ustionati su come riconoscere segnali di allarme: calo improvviso di fame, febbre, peggioramento delle ferite o difficoltà respiratorie legate all’inalazione di fumi tossici.
Per gli specialisti, l’appetito è un indicatore incoraggiante, ma non basta a decretare la guarigione. Il paziente è considerato “salvo” quando supera la fase rianimatoria critica: infezioni sotto controllo, funzione respiratoria stabile, organi che reggono allo stress. Da lì si apre una fase di follow-up lungo anni con i centri di chirurgia plastica, dove si programmano interventi ricostruttivi, correzioni cicatriziali, trapianti di pelle e percorsi intensivi di fisioterapia e logopedia, se il volto o le vie aeree sono state coinvolte.
Sul piano psicologico, la riconquista del cibo gioca un ruolo centrale: tornare a sedersi a tavola con i coetanei, ordinare una pizza, accettare il proprio corpo segnato dalle cicatrici mentre l’appetito cresce sono passaggi chiave nella rielaborazione del trauma. Molti reparti collaborano con psichiatri, psicologi e associazioni di ex pazienti per affiancare, al sostegno medico, una rete di storie, testimonianze e strumenti pratici per la vita dopo il reparto ustioni.
FAQ
D: Perché i grandi ustionati hanno così tanta fame dopo il ricovero?
R: Dopo la fase catabolica, il metabolismo diventa anabolico e il corpo cerca di recuperare rapidamente peso, muscoli e riserve energetiche perse.
D: L’aumento dell’appetito significa che il paziente è guarito?
R: No, è un segnale positivo ma non sufficiente: restano rischi di infezioni, problemi respiratori, cicatrici complesse e necessità di controlli prolungati.
D: Come viene alimentato un ustionato in terapia intensiva?
R: Tramite nutrizione enterale con sondino naso-gastrico o parenterale via flebo, usando miscele iperproteiche studiate su misura.
D: Quanto dura la fase catabolica dopo una grande ustione?
R: Può durare settimane e la sua intensità dipende dall’estensione delle ustioni, dall’età, dalle eventuali complicanze infettive e respiratorie.
D: A casa è necessaria una dieta speciale?
R: Di solito no, basta un’alimentazione varia e ricca di proteine, ma il piano va sempre concordato con il team ospedaliero che ha seguito il paziente.
D: Quando un paziente ustionato è considerato fuori pericolo?
R: Quando supera la fase rianimatoria iniziale, con organi stabili, infezioni sotto controllo e funzione respiratoria adeguata.
D: Le cicatrici possono essere migliorate nel tempo?
R: Sì, grazie a chirurgia plastica, fisioterapia, tutori compressivi e trattamenti laser programmati negli anni successivi.
D: Qual è la principale fonte sul percorso nutrizionale dei grandi ustionati?
R: Una ricostruzione dettagliata è stata pubblicata dal Corriere della Sera, con le spiegazioni del dottor Massimo Navissano del **CTO AOU Città della Salute e della Scienza di Torino**.




