Ue valuta Eurobond anti Trump, la mossa che può cambiare tutto

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Ue contro Trump: colpirlo con gli Eurobond? L’economista: “Serve cambio di passo, ma potrebbe reagire”
Nuovo debito comune
L’ipotesi che l’Unione europea utilizzi un grande mercato di debito comune come leva geopolitica nasce dal peso crescente dei Treasury statunitensi nei portafogli europei. Con un debito pubblico Usa oltre i 38 mila miliardi di dollari e circa un quarto in mano a investitori esteri, una quota rilevante detenuta in Europa rappresenta un potenziale strumento di pressione, come mostrano le recenti dismissioni da parte di grandi fondi pensione di Svezia e Danimarca.
Secondo l’economista Massimo Bordignon, docente di Scienza delle finanze all’Università Cattolica di Milano ed ex consulente della Commissione europea, il punto non è “punire” Donald Trump, ma colmare il ritardo strutturale dell’Europa: servono titoli di debito emessi e garantiti congiuntamente, pienamente comparabili ai Treasury. Ciò rafforzerebbe l’euro come valuta internazionale, riducendo uno dei principali vantaggi strutturali degli Stati Uniti e semplificando l’azione della BCE, oggi costretta a muoversi in un mosaico di debiti nazionali.
Per arrivare a un vero safe asset europeo occorre però un salto politico verso una dimensione quasi federale: capacità fiscale stabile a livello Ue, governance chiara e rinnovo sistematico del debito, invece di emissioni “una tantum” come per Next Generation EU o gli aiuti all’Ucraina. Finché i mercati percepiranno Bruxelles come un’entità finanziata dai governi anziché come soggetto sovrano, i rendimenti resteranno più alti di quanto meriterebbe il rischio effettivo.
Reazioni Usa e vulnerabilità europee
Le minacce di “grande ritorsione” pronunciate da Donald Trump a Davos nel caso in cui l’Europa vendesse in massa i titoli di Stato americani mostrano quanto il sistema sia politicizzato. In un’economia di mercato funzionante, la decisione europea di rafforzare la propria unione fiscale e creare strumenti di debito comuni sarebbe una normale scelta di sovranità. Ma l’attuale contesto, segnato da tensioni e ricatti commerciali, rende plausibile l’uso finanziario delle sanzioni.
Bordignon segnala un punto debole cruciale: le infrastrutture di pagamento. Circuiti come Visa, Mastercard e American Express sono controllati dagli Usa; un’eventuale restrizione o rincaro imposto dall’amministrazione americana colpirebbe direttamente consumatori, banche e imprese europee. È uno dei motivi per cui la BCE spinge sul progetto di euro digitale e su un’architettura autonoma dei pagamenti.
La crescita del premio al rischio richiesto dagli investitori ai Treasury riflette il timore per proposte estreme emerse negli ambienti vicini a Trump, come i titoli irredimibili forzatamente collocati all’estero. Basta ipotizzare un ritiro anche solo del 5-10% della domanda globale di obbligazioni Usa per immaginare tensioni sul costo del debito americano, già oggi parzialmente compensate da una fuga verso l’oro più che verso l’euro. Nessuno, tuttavia, ha interesse a uno shock brusco: l’obiettivo implicito è riequilibrare i rapporti, non innescare una crisi sistemica.
Difesa comune e uso del “debito buono”
Perché il debito europeo diventi davvero competitivo rispetto a quello statunitense, servono dimensioni tali da creare un mercato ampio e liquido, su cui i grandi investitori istituzionali possano costruire strategie di lungo periodo. Questo implica nuove spese strutturali, cioè il cosiddetto “debito buono” richiamato da Christine Lagarde: investimenti in beni pubblici europei, non semplice spesa corrente.
La difesa appare oggi il terreno politicamente più praticabile per un impegno stabile, in un contesto di guerra in Ucraina e crescente percezione di inaffidabilità degli Stati Uniti. I Paesi europei già spendono molto in armamenti, ma in modo frammentato e inefficiente: duplicazioni di programmi, procurement separati, scarsa cooperazione su intelligence, satelliti e capacità strategiche condivise. Un coordinamento vero consentirebbe di concentrare risorse su tecnologie avanzate, con ritorni industriali e di sicurezza comuni.
L’obiettivo del 5% del Pil in spese militari – definito da Bordignon “assurdo” se interpretato in modo meccanico – potrebbe essere ridimensionato a un impegno più sostenibile, nell’ordine di mezzo punto di Pil destinato a progetti integrati. Il nodo è politico: senza consenso a cedere sovranità in difesa e bilancio, l’emissione massiccia di nuovi titoli rischia di gonfiare una bolla, come già temuto nei dibattiti sul Next Generation EU. La vera partita, avverte l’economista, è offrire progetti credibili per trattenere in Europa parte dei circa 300 miliardi l’anno che oggi fluiscono verso gli Usa in cerca di rendimenti più attraenti.
FAQ
D: Cosa si intende per debito comune europeo?
A: Sono titoli emessi dall’Unione e garantiti congiuntamente dagli Stati membri, paragonabili ai Treasury Usa per scala e liquidità.
D: Gli Eurobond servirebbero a colpire gli Stati Uniti?
A: No, l’obiettivo principale è rafforzare l’euro e colmare un vuoto strutturale della governance fiscale europea, riducendo la dipendenza dai Treasury.
D: Perché i mercati chiedono rendimenti più alti ai titoli Ue rispetto al loro rating?
A: Perché le emissioni sono considerate temporanee e non pienamente sovrane, con incertezza sulla continuità del programma e sulla capacità fiscale comune.
D: Quali ritorsioni potrebbe valutare Donald Trump?
A: Oltre alle minacce verbali, potrebbero arrivare pressioni sui sistemi di pagamento, sui dazi commerciali o su regole finanziarie penalizzanti per gli operatori europei.
D: Perché la difesa è centrale nel dibattito sul nuovo debito Ue?
A: È uno dei pochi ambiti in cui è possibile costruire consenso per spese strutturali di lungo periodo, utili a sostenere un grande mercato obbligazionario comune.
D: Qual è il ruolo dell’euro digitale in questa strategia?
A: Creare un’infrastruttura autonoma di pagamenti e regolamento, riducendo la vulnerabilità a decisioni unilaterali di provider americani.
D: C’è un rischio di bolla finanziaria legata agli Eurobond?
A: Il rischio esiste se il nuovo debito finanzia spesa improduttiva; si riduce se è legato a beni pubblici europei e progetti industriali ad alto valore aggiunto.
D: Qual è la fonte giornalistica del dibattito riportato?
A: Le analisi e le citazioni di Massimo Bordignon sono tratte da un’intervista pubblicata dal quotidiano italiano Domani, che ha approfondito il tema del debito comune europeo e delle possibili reazioni di Donald Trump.




