Ucraina: Draghi inviato Ue in bilico, Bruxelles frena mentre Parigi prepara 6000 soldati

Indice dei Contenuti:
Ipotesi Draghi come inviato Ue
Giorgia Meloni apre al dialogo europeo con Vladimir Putin e rilancia una suggestione politica: l’ipotesi di Mario Draghi come inviato speciale Ue per l’Ucraina. L’idea prende corpo dopo gli ultimi attacchi russi, con quattro vittime e diversi feriti in più regioni, e viene avvalorata dalle parole del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari: “Sì, se fosse per noi, sì”, ha detto a Il Foglio. Fonti della maggioranza precisano che non si tratta di una candidatura formale del governo, perché il processo è nelle mani di Bruxelles.
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Secondo ricostruzioni istituzionali, la possibile nomina si inserirebbe in un quadro più ampio di iniziative europee per la pace, senza sovrapporsi ai dossier già attivi. Il profilo di Draghi è considerato compatibile con un mandato di alto livello, ma la procedura richiederebbe un indirizzo politico condiviso tra gli Stati membri.
Al momento, la disponibilità politica evocata a Roma non coincide con un percorso definito in sede Ue. Nessun veto sul nome, ma tempi, competenze e cornice istituzionale restano da delineare, con un’attenzione alla coerenza con gli strumenti esistenti. Fonte: Le Monde, Il Foglio.
Frenata da Bruxelles e ruolo dei Volenterosi
Da Bruxelles filtra prudenza: la nomina di un inviato speciale Ue per l’Ucraina non è all’ordine del giorno, riferiscono più fonti istituzionali europee. La cabina di regia sulle garanzie di sicurezza resta nella coalizione dei Volenterosi, con il formato E3 (Regno Unito, Francia, Germania) a guidare le iniziative per il dopoguerra.
L’eventuale emissario incaricato di esplorare un canale con Mosca viaggerebbe su un binario distinto e, nelle ipotesi circolate, nascerebbe nell’alveo del Consiglio europeo, senza sovrapporsi al lavoro della Commissione né dei Volenterosi. Dopo gli appelli di Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron al contatto con Vladimir Putin, l’idea è considerata “nuova” e priva di discussioni concrete.
Su Mario Draghi non ci sono preclusioni, ma le stesse fonti sottolineano che qualsiasi scelta richiederà un indirizzo politico condiviso e una definizione rigorosa di mandato e competenze. La linea è attendista: priorità alla continuità operativa dell’E3 e alla coerenza con gli strumenti già in campo. Fonte: Le Monde, Il Foglio.
Francia e piano per inviare 6mila soldati
Due giorni dopo il vertice dei Volenterosi, Emmanuel Macron ha riunito a porte chiuse tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento per illustrare un piano di dispiegamento di migliaia di militari francesi in Ucraina dopo un eventuale accordo di pace. Alla riunione erano presenti il premier, il ministro delle Forze Armate, il capo di Stato Maggiore e i presidenti dell’Assemblea Nazionale e del Senato.
Secondo Mathilde Panot (France Insoumise), la Francia potrebbe inviare “6mila soldati”, indicazione che inquadra una forza post-accordo con compiti di stabilizzazione e garanzia. L’ipotesi resta subordinata all’esito del negoziato e a un quadro giuridico condiviso.
Il messaggio dell’Eliseo è di prontezza operativa e coordinamento con partner europei, in continuità con il ruolo del formato E3. La dimensione e le regole d’ingaggio verranno definite solo a fronte di un’intesa politica e di sicurezza credibile. Fonti: Le Monde.
FAQ
- Quanti soldati potrebbe inviare la Francia? Fino a 6mila, secondo Le Monde e le dichiarazioni di Mathilde Panot.
- Quando avverrebbe il dispiegamento? Solo dopo un accordo di pace in Ucraina.
- Chi ha partecipato alla riunione all’Eliseo? Forze politiche parlamentari, premier, ministro delle Forze Armate, capo di Stato Maggiore e presidenti di Assemblea Nazionale e Senato.
- Quale sarebbe la missione dei militari francesi? Stabilizzazione e garanzia post-accordo, con regole da definire.
- Esiste già una decisione formale? No, il piano è in valutazione e condizionato al negoziato.
- Qual è il contesto europeo? Coordinamento con il formato E3 e con i partner Ue. Fonti: Le Monde.




