Ubisoft scivola nell’incertezza, le saghe leggendarie spariscono dai radar e i fan temono un lento tramonto creativo

Indice dei Contenuti:
Ubisoft: odissea nella crisi con le storiche Ip che finiscono all’angolo
Rivoluzione interna e marchi storici sotto pressione
Il nuovo piano del publisher francese punta a ridisegnare l’intera macchina produttiva, dopo anni di stagnazione creativa e risultati altalenanti. Il focus si sposta su pochi franchise cardine, con una roadmap triennale che privilegia sicurezza e ritorno sull’investimento rispetto al rischio di nuove IP. La gestione dei costi diventa prioritaria in un mercato AAA dominato da colossi come Electronic Arts, Activision Blizzard e l’ecosistema Microsoft.
Le cinque nuove Creative House condensano sviluppo e publishing in unità autonome: la prima custodisce brand come Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six; la seconda presidia gli shooter cooperativi e competitivi tipo The Division, Ghost Recon, Splinter Cell. La terza concentra i live service, da For Honor a The Crew e Skull & Bones, la quarta i mondi narrativi e fantasy (Prince of Persia, Rayman, Anno), la quinta l’offerta casual e family (Just Dance, Hungry Shark).
L’obiettivo dichiarato di Yves Guillemot è velocizzare le decisioni e riallineare i team alle aspettative di community sempre più esigenti, ma il rischio è che i marchi storici restino “ingabbiati” in formule poco innovative.
Tagli, cancellazioni e impatto su creativi e community
La riorganizzazione passa da una drastica riduzione dei costi fissi, stimata in 500 milioni di euro entro il 2028 rispetto al 2022–23. La chiusura degli studi di Halifax e Stoccolma, unita alla ristrutturazione di altre sedi, conferma un ridimensionamento che colpisce soprattutto i team periferici e sperimentali. Gli hub centrali e i Core Services tecnologici vengono potenziati, accentrando competenze e controllo finanziario.
Sul fronte creativo, la cancellazione di sei progetti – incluso il remake di Prince of Persia: The Sands of Time – è un segnale forte: i margini di errore si restringono, e solo le produzioni con potenziale globale passano il vaglio dei vertici. Altri sette giochi subiscono rinvii per alzare la qualità percepita, nel tentativo di evitare lanci problematici che possano logorare ulteriormente la reputazione del brand.
Le prime reazioni interne sono dure: il sindacato francese Solidaires Informatique ha proclamato uno sciopero simbolico, denunciando una strategia che scarica sulle maestranze anni di scelte sbagliate e un eccesso di dipendenza dai soliti franchise.
Scenario globale e rischio marginalizzazione
Il contesto competitivo è in pieno riassetto: Electronic Arts cambia assetto azionario con gli investitori mediorientali, Microsoft integra Activision Blizzard e Bethesda, mentre Nintendo consolida il proprio ecosistema e Sony Interactive Entertainment cerca un nuovo slancio per PS5. In questo quadro, il ruolo di un grande attore europeo rischia di ridursi a comprimario se non riuscirà a distinguersi sul piano creativo.
Il 2026 sarà dominato dall’uscita di GTA VI firmato Rockstar Games, destinato a catalizzare risorse di marketing e attenzione mediatica, comprimendo le finestre di lancio per gli altri publisher. Per le produzioni interne diventa cruciale calibrare le uscite per non farsi oscurare dal fenomeno globale.
Le previsioni finanziarie parlano chiaro: per il 2025–26 sono attesi ricavi intorno a 1,5 miliardi di euro, con un Ebit non-IFRS di circa -1 miliardo e free cash flow negativo. In assenza di nuove IP forti, l’intera strategia si regge sulla capacità dei marchi storici di rigenerarsi senza snaturarsi, evitando al contempo l’effetto saturazione presso il pubblico core.
FAQ
D: Perché il publisher ha avviato una ristrutturazione così profonda?
R: Per ridurre i costi, semplificare la catena decisionale e rifocalizzarsi sui franchise più redditizi in un mercato AAA altamente competitivo.
D: Cosa sono le cinque Creative House?
R: Sono unità di business integrate che gestiscono sviluppo e publishing di gruppi di brand omogenei per genere e modello di business.
D: Quali serie rientrano nella prima Creative House?
R: La prima struttura sovrintende a franchise come Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six, considerati pilastri del catalogo.
D: Che impatto hanno i tagli sugli studi di sviluppo?
R: Diverse sedi, tra cui Halifax e Stoccolma, sono state chiuse o ridimensionate, con ricadute su personale e capacità di sperimentazione.
D: Quali giochi sono stati cancellati?
R: Sono stati chiusi sei progetti, tra cui il remake di Prince of Persia: The Sands of Time, mentre altri sette titoli sono stati rinviati.
D: Come hanno reagito i lavoratori?
R: Il sindacato Solidaires Informatique ha organizzato uno sciopero di protesta contro licenziamenti e carico di pressione sui team.
D: Quali sono le prospettive finanziarie a breve termine?
R: Il management prevede per il 2025–26 ricavi intorno a 1,5 miliardi di euro e un Ebit non-IFRS negativo di circa 1 miliardo.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle informazioni sul piano di riorganizzazione?
R: I dati e le dichiarazioni derivano dalla nota ufficiale del publisher diffusa il 21 gennaio e ricostruita in un approfondimento della stampa economica specializzata.




