Trump sfida gli ayatollah: dazi punitivi minacciano i partner commerciali dell’Iran, mercato globale in allarme

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Dazi secondari Usa e impatto su Teheran
Donald Trump annuncia su Truth l’imposizione di dazi secondari: chi commercia con la Repubblica Islamica dell’Iran pagherà una tariffa del 25% su tutte le transazioni con gli Stati Uniti. L’ordine è definito “definitivo e vincolante”, con effetto immediato, e mira a colpire indirettamente i partner di Teheran per isolare l’economia iraniana.
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La misura, se applicata, scoraggia banche, trader e imprese multinazionali dall’intrattenere scambi con l’Iran, ampliando il rischio di esclusione dal mercato americano. L’effetto atteso è un ulteriore prosciugamento di valuta estera, pressioni sul cambio e incremento del costo di importazioni strategiche per energia, farmaceutica e componentistica industriale.
Per un’economia già in crisi, l’inasprimento dei costi di compliance e assicurazione sul commercio estero può comprimere i volumi di export iraniano e irrigidire le catene di pagamento. I dazi secondari, di fatto, agiscono come un moltiplicatore delle sanzioni, inducendo i Paesi terzi a scegliere tra accesso al mercato Usa e relazioni con Teheran.
L’Iran reagisce con una linea duplice: messaggio di preparazione alla guerra e disponibilità a negoziati “equi” e basati sul rispetto reciproco, nel tentativo di contenere la fuga di partner commerciali e guadagnare tempo. Sul piano interno, l’inasprimento economico rischia di alimentare tensioni sociali e nuove pressioni su settori già colpiti dalla stretta valutaria e dal blocco finanziario.
Canale diplomatico e minaccia di intervento
Abbas Araghchi conferma l’apertura di un canale con l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, definendo praticabili solo colloqui “equi” e basati sul “rispetto reciproco”. L’obiettivo di Teheran, secondo Axios, è allentare le tensioni con Washington o guadagnare tempo, mentre il ministro ribadisce che la Repubblica Islamica “non cerca la guerra” ma è “pienamente preparata” a uno scontro.
Trump sostiene che la leadership iraniana abbia “chiamato” e parla di un possibile incontro tra delegazioni, pur avvertendo che gli Usa potrebbero “dover agire prima” del faccia a faccia. L’elemento di pressione si traduce nella valutazione di “opzioni molto concrete”, inclusi raid mirati e attacchi informatici, a supporto della linea di massima deterrenza.
La finestra diplomatica resta dunque condizionata da un doppio binario: dialogo in corso e minaccia militare attiva. Per Teheran, mantenere il tavolo aperto serve a contenere i danni dei dazi secondari e a rassicurare i partner esteri; per Washington, l’avviso di prontezza operativa punta a impedire che il negoziato si trasformi in tattica dilatoria.
Nel frattempo, l’assenza di relazioni diplomatiche dirette impone intermediari e canali backchannel, rallentando i tempi e aumentando il rischio di incidenti di comunicazione. Ogni segnale pubblico diventa leva negoziale, mentre l’innalzamento della soglia militare accorcia i margini per intese rapide.
Reazioni internazionali e piazze contrapposte
Teheran convoca i rappresentanti di Italia, Francia, Germania e Regno Unito per denunciare il sostegno europeo alle proteste, mostrando immagini che attribuisce a violenze dei manifestanti. Le capitali Ue parlano invece di un semplice briefing informativo, mentre il Parlamento europeo mantiene il divieto d’accesso ai delegati iraniani.
Sul fronte interno, il regime mobilita cortei pro-governativi a Teheran e in altre città, presentandoli come prova di compattezza “contro il terrorismo” e in omaggio alle forze di sicurezza cadute. La Guida Suprema Ali Khamenei definisce i raduni un avvertimento rivolto agli Usa, saldando la narrativa della resistenza a quella dell’ordine pubblico.
Arrivano sponde da Cina e Russia, con Mosca che propone un coordinamento per la sicurezza. Sul terreno, però, il blackout di internet limita verifiche indipendenti: Iran Human Rights, con sede in Norvegia, stima almeno 648 vittime dal 28 dicembre, migliaia di feriti e diecimila arresti. Altre fonti dell’opposizione parlano di numeri molto più alti.
Chi tenta di aggirare le restrizioni con Starlink rischia di essere tracciato e incriminato per sabotaggio, reato passibile di pena capitale. La contrapposizione tra piazze e palazzi si irrigidisce, mentre l’Europa mantiene la pressione diplomatica e i partner di Teheran valutano costi e rischi di un allineamento.
FAQ
- Qual è la posizione dell’Europa sulle proteste in Iran? Condanna la repressione, ha limitato gli accessi ai rappresentanti iraniani e mantiene un approccio critico nelle sedi Ue.
- Perché Teheran ha convocato gli ambasciatori europei? Per contestare il sostegno ai manifestanti e presentare materiali che attribuisce a violenze di piazza.
- Che ruolo hanno Cina e Russia? Forniscono copertura politica; Mosca propone un coordinamento di sicurezza con l’Iran.
- Qual è la stima delle vittime delle proteste? Secondo Iran Human Rights almeno 648 morti, con migliaia di feriti e arresti.
- Come incide il blackout di internet? Rende difficile verificare informazioni e aggiornare bilanci indipendenti degli scontri.
- Quali rischi corrono gli attivisti che usano Starlink? Identificazione, accuse di sabotaggio e possibili pene severissime, inclusa la pena capitale.
- Qual è la fonte giornalistica citata nel pezzo? Dati e ricostruzioni si rifanno a reportage e lanci di ANSA.




