Trump rilancia la guerra commerciale con dazi shock del 25% per chi fa affari con l’Iran
Indice dei Contenuti:
Dazi statunitensi e strategia di pressione
Donald Trump ha annunciato su Truth l’imposizione immediata di un dazio del 25% su tutte le transazioni con gli Stati Uniti da parte di qualsiasi Paese che continui a commerciare con la Repubblica Islamica dell’Iran, definendo la misura “definitiva e vincolante”. L’obiettivo è colpire i partner economici di Teheran e stringere la morsa sugli alleati affinché riducano i legami con il regime degli ayatollah. La mossa mira a isolare l’economia iraniana, già gravata da sanzioni su energia, finanza e tecnologia, aumentando il costo politico e commerciale del sostegno a Teheran.
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Il provvedimento si inserisce in una strategia di massima pressione che combina leva commerciale e minaccia di esclusione dal mercato statunitense, sfruttando il ruolo centrale degli USA nelle catene globali del valore. In termini operativi, il dazio funge da deterrente per importatori e istituti finanziari dei Paesi terzi, complicando pagamenti, assicurazioni e logistica legati agli scambi con l’Iran.
La misura punta anche a influenzare il calcolo degli alleati occidentali, spingendoli ad allinearsi alla linea statunitense per evitare ripercussioni tariffarie e reputazionali. Sul piano geopolitico, l’imposizione tariffaria intende sfruttare la fragilità interna iraniana per favorire ulteriori concessioni sul dossier nucleare, riducendo al contempo i flussi di valuta e la capacità di proiezione esterna di Teheran.
Proteste e crisi interna in Iran
In Iran le manifestazioni, esplose il 28 dicembre dopo il crollo del rial e l’inasprimento delle sanzioni, si sono trasformate in una contestazione diretta al regime. La risposta delle autorità è stata di estrema durezza: secondo un funzionario citato da Reuters, i morti sarebbero circa duemila. Dalla giornata di giovedì il Paese risulta parzialmente isolato, con internet disattivato e le linee internazionali bloccate.
Il tracollo valutario, combinato con restrizioni rinnovate su finanza ed energia, ha eroso salari reali e risparmi, alimentando scioperi e sit-in in più province. L’interruzione delle comunicazioni limita la coordinazione tra i manifestanti e rende opaco il bilancio degli scontri, complicando la verifica indipendente dei dati.
La crisi economica, aggravata dal conflitto di 12 giorni con Israele che ha colpito il programma nucleare e decapitato quadri militari e scientifici, ha indebolito l’apparato strategico di Teheran. La svalutazione del rial ha fatto impennare i prezzi dei beni essenziali, innescando nuove ondate di protesta nelle aree urbane e industriali.
Su social media, Donald Trump ha definito “senza precedenti” la ricerca di libertà degli iraniani e ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “pronti ad aiutare”. Il messaggio rafforza la pressione esterna mentre, sul fronte interno, la chiusura informativa e l’azione repressiva restano gli strumenti primari del regime per contenere il dissenso.
Reazioni internazionali e contromosse cinesi
La reazione più netta è arrivata da Cina, principale partner di Teheran e primo importatore mondiale di petrolio, che assorbe gran parte del greggio iraniano esportato via mare. In una nota dell’ambasciata a Washington, Pechino ha definito “illegali” le sanzioni unilaterali, sostenendo che le guerre commerciali non producono vincitori e promettendo “tutte le misure necessarie” a tutela dei propri interessi.
Il messaggio segnala la volontà di preservare i canali energetici e finanziari con l’Iran, limitando l’esposizione al rischio sanzionatorio statunitense. Strumenti possibili includono triangolazioni con intermediari non esposti agli USA, regolamenti in valute alternative e assicurazioni locali per coprire trasporto e pagamenti.
Per i mercati, l’inasprimento tariffario aumenta l’incertezza su noli, coperture e premi di rischio legati alle forniture iraniane, con potenziali riflessi sui prezzi del greggio e sulle rotte asiatiche. Altri attori, in particolare partner mediorientali e asiatici, osservano con cautela gli effetti collaterali di un allineamento a Washington rispetto alla continuità delle forniture.
Nel quadro multilaterale, le capitali europee evitano escalation immediate, ma valutano l’impatto su imprese esposte al mercato USA, mentre Pechino tenta di capitalizzare lo stallo per rafforzare circuiti commerciali alternativi e ridurre la dipendenza dall’infrastruttura finanziaria statunitense.
FAQ
- Qual è la misura annunciata dagli USA?
Un dazio del 25% su scambi con gli Stati Uniti per Paesi che continuano a commerciare con l’Iran. - Perché la Cina si oppone?
Ritiene illegittime le sanzioni unilaterali e mira a difendere approvvigionamenti energetici e interessi commerciali. - Quali contromisure può usare Pechino?
Pagamenti in valute alternative, uso di intermediari non esposti agli USA, assicurazioni e logistica domestiche. - Ci sono effetti sui prezzi del petrolio?
L’incertezza su rotte e coperture assicurative può aumentare volatilità e premi di rischio. - Come reagiscono gli alleati europei?
Valutano l’impatto su aziende esposte al mercato USA evitando escalation immediate. - Qual è il ruolo della Cina nel commercio iraniano?
Primo partner commerciale e grande acquirente di greggio iraniano trasportato via mare. - Qual è la fonte citata sulla repressione delle proteste?
Un funzionario iraniano citato da Reuters ha parlato di circa duemila morti.




