Trump rilancia il dossier Groenlandia tra ambizioni strategiche, risorse contese e nuove pressioni sull’Artico

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E quindi, alla fine, cosa fa Donald Trump con la Groenlandia
La svolta di Davos
Al World Economic Forum di Davos, i 90 minuti di intervento di Donald Trump hanno tenuto in sospeso mercati e leader, tra minacce di dazi, avvertimenti sugli alleati e allusioni a mosse muscolari in Groenlandia. Gli indici di borsa hanno oscillato come montagne russe, seguendo umori e timori degli investitori.
Nonostante i toni aggressivi, la giornata si è chiusa con un inatteso dietrofront: il presidente americano ha parlato di un accordo “quadro” sulla regione artica, evitando l’annuncio di ritorsioni immediate contro i Paesi europei più critici. Il pressing sull’isola resta però centrale nella sua strategia geoeconomica.
Il messaggio implicito è chiaro: nessuna rinuncia alle ambizioni nell’Artico, ma una pausa tattica sui dazi in cambio di concessioni politico-militari. Il tycoon applica lo schema collaudato del negoziatore: minacciare il massimo per incassare qualcosa di meno appariscente, ma più duraturo sul terreno dei rapporti di forza.
Il patto sull’Artico
In serata, Trump ha reso noto di aver raggiunto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, un’intesa preliminare su Groenlandia e regione artica, comunicata con un post su Truth. In base a questo schema, l’amministrazione americana sospende i dazi previsti dal 1° febbraio, aprendo a una fase negoziale più ampia con gli alleati europei.
Uno degli elementi chiave è la revisione del trattato del 1951 con la Danimarca, che includerebbe la costruzione del sistema di difesa “Golden Dome” in Groenlandia e nuove clausole contro investimenti di potenze rivali sull’isola. Washington punta a blindare militarmente e strategicamente il fianco nord della Nato, in risposta alla corsa globale all’Artico.
Secondo ricostruzioni citate dal New York Times, gli Stati Uniti avrebbero ottenuto anche sovranità operativa su alcune aree groenlandesi per installare basi militari, con il coinvolgimento diretto dei sette Paesi artici – Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Canada e USA – nel finanziamento della sicurezza regionale.
Le paure europee
Per le capitali dell’Unione, l’allentamento della tensione è soltanto parziale: la diffidenza verso Trump resta alta, al punto che i leader europei hanno confermato il consiglio straordinario del 22 gennaio per coordinare la risposta sul dossier artico. La sensazione è che il rischio sia stato rinviato, non rimosso.
La partita sulla Groenlandia riguarda infatti non solo le basi militari, ma anche le risorse naturali sotto il ghiaccio, comprese le terre rare, decisive per industrie high-tech e armamenti. Pur avendo mostrato in pubblico scarso interesse, il presidente americano tiene quella carta sul tavolo come leva negoziale futura.
L’Europa teme un doppio fronte: da un lato, l’allargamento della proiezione strategica statunitense nel nord; dall’altro, la marginalizzazione delle sue istanze su clima e governance dell’Artico. La riunione dei capi di Stato e di governo servirà a definire una linea comune tra deterrenza, investimenti condivisi e tentativo di contenere le mosse unilaterali di Washington.
FAQ
D: Trump ha davvero rinunciato ai dazi contro l’Europa?
R: Li ha sospesi condizionandoli all’evoluzione dell’accordo su Groenlandia e regione artica.
D: Che cos’è il “Golden Dome” citato nei negoziati?
R: È un sistema di difesa in fase di progettazione in Nordamerica, che verrebbe esteso alla Groenlandia come scudo strategico Nato.
D: Qual è il ruolo della Danimarca nell’intesa?
R: Come potenza sovrana sulla Groenlandia, la Danimarca è chiamata a rinegoziare il trattato del 1951 e a concedere nuove prerogative militari a Washington.
D: Perché la Groenlandia è così importante per gli Stati Uniti?
R: Per la posizione strategica tra Atlantico e Artico, l’accesso alle rotte polari e la presenza di risorse naturali e terre rare.
D: Quali Paesi artici sono direttamente coinvolti?
R: Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Canada e Stati Uniti, chiamati a finanziare la sicurezza della regione.
D: Chi guiderà i negoziati per gli USA?
R: Il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff e altri emissari incaricati di riferire direttamente a Trump.
D: Come reagisce l’Unione Europea alla mossa americana?
R: Con un consiglio europeo straordinario per definire una linea comune su sicurezza, investimenti e difesa degli interessi europei nell’Artico.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria degli elementi di cronaca citati?
R: I dettagli su minacce di dazi, accordo sulla Groenlandia e scenari Nato provengono da ricostruzioni di stampa politico-estera, tra cui quelle riportate dal New York Times e dalla cronaca originale che ha ispirato questo articolo.




