Trump contro governatori: Big Tech deve finanziare nuove centrali elettriche per sostenere la corsa all’energia
Indice dei Contenuti:
Asta di emergenza per nuova capacità energetica
L’amministrazione Trump e un fronte di governatori bipartisan sollecitano PJM Interconnection, il maggiore mercato elettrico statunitense, a indire un’asta “di emergenza” per accelerare la costruzione di nuova capacità produttiva. L’obiettivo è stimolare investimenti rapidi in impianti in grado di sostenere la domanda in crescita trainata dall’AI e dalla proliferazione dei data center.
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L’iniziativa prevede la messa all’asta di forniture elettriche tramite contratti pluriennali, concepiti per garantire flussi di ricavi stabili e favorire l’avvio dei cantieri. La richiesta arriva mentre le reti affrontano pressioni senza precedenti e i consumatori contestano l’aumento delle tariffe elettriche legate alle nuove infrastrutture digitali.
PJM gestisce la rete più estesa degli Stati Uniti, che copre 13 stati del Midwest e dell’Atlantico e include il polo dei data center in Virginia. A sostenere l’appello figurano governatori di entrambi i partiti, tra cui Josh Shapiro e Wes Moore, insieme a esponenti federali dell’energia.
Secondo le autorità energetiche, l’asta straordinaria punta a sbloccare un’ondata di nuova generazione, riducendo le richieste speculative di connessione alla rete e accorciando i tempi di realizzazione. La misura è presentata come risposta immediata a un fabbisogno che cresce più velocemente della capacità installata, con rischi per l’affidabilità del servizio.
Costi a carico dei data center e contratti a 15 anni
Il Dipartimento dell’Energia propone che i data center sostengano una quota maggiore dei costi per la nuova generazione rispetto agli utenti domestici, legando gli oneri a chi genera il picco di domanda. La ripartizione prevederebbe contributi diretti alle infrastrutture di produzione e rete, salvo che gli operatori portino capacità propria o accettino di ridurre i consumi durante le strette di offerta.
L’architettura dell’asta punta su contratti fino a 15 anni, pensati per dare certezza dei ricavi e facilitare il finanziamento dei nuovi impianti. L’orizzonte esteso dovrebbe disincentivare le richieste speculative di connessione, imponendo impegni di lungo periodo a chi sviluppa grandi carichi energivori.
Secondo le stime rese note, il meccanismo potrebbe attivare fino a 15 miliardi di dollari in nuova capacità, con clausole che premiano chi garantisce disponibilità e flessibilità operativa. In assenza di autoproduzione o contratti di interrompibilità, i costi sarebbero allocati prioritariamente alle strutture digitali per mitigare l’impatto sulle bollette residenziali.
L’impostazione vincola la crescita dell’AI a piani energetici finanziariamente sostenibili, enfatizzando responsabilità di chi immette domanda addizionale sulla rete di PJM. Le condizioni contrattuali mirano a ridurre il rischio regolatorio e a velocizzare l’entrata in esercizio dei nuovi asset, allineando investimenti e tempistiche di connessione.
Pressioni politiche su PJM e impatto sul mix energetico
La spinta dell’amministrazione Trump e dei governatori verso PJM si traduce in un pressing istituzionale senza poteri coercitivi: né la Casa Bianca né gli stati possono imporre l’asta.
Nonostante ciò, la richiesta pubblica punta a orientare le scelte del gestore di mercato, mentre si moltiplicano le tensioni sui costi in bolletta connessi all’espansione dei data center.
Secondo ricostruzioni di CNN e Bloomberg, PJM non è stato coinvolto nell’annuncio e mantiene autonomia decisionale, condizione che potrebbe dilatare i tempi o rimodellare il perimetro dell’intervento.
La linea federale favorisce il ritorno di carbone, gas e nucleare, mentre ha rallentato eolico e solare, fino a ieri i vettori più dinamici.
Un’asta di lungo periodo, con criteri di disponibilità e capacità, tende a premiare tecnologie programmabili, incidendo sull’equilibrio tra fonti e sull’integrazione delle rinnovabili.
In assenza di metriche dedicate alla flessibilità di rete, il rischio è un lock-in su generazione termoelettrica, con effetti strutturali sulle emissioni e sui prezzi all’ingrosso.
Nell’area Mid-Atlantic, dove la densità dei data center è elevata, il segnale politico mira a garantire adeguatezza e rapidità di connessione.
L’eventuale allocazione dei costi verso i grandi carichi potrebbe attenuare l’impatto per i clienti domestici, ma spostare la pressione sugli operatori digitali.
La tempistica della decisione di PJM resta centrale: un via libera rapido potrebbe sbloccare investimenti, mentre uno stallo prolungherebbe le incertezze nel mix e nella pianificazione di rete.
FAQ
- Chi sta spingendo per l’asta “di emergenza”? Un fronte guidato dall’amministrazione Trump e governatori bipartisan nell’area servita da PJM.
- PJM è obbligata a indire l’asta? No, secondo CNN né la Casa Bianca né i governatori possono imporla e PJM decide in autonomia.
- Qual è l’obiettivo principale dell’iniziativa? Accelerare nuova capacità per coprire la domanda crescente trainata da AI e data center.
- Quali tecnologie potrebbero essere favorite? Fonti programmabili come gas, carbone e nucleare, se i criteri premiano disponibilità e capacità.
- Che impatto sui costi per i consumatori? I costi sarebbero spostati in misura maggiore sui data center per contenere le bollette domestiche.
- Quanti investimenti potrebbe mobilitare l’asta? Fino a circa 15 miliardi di dollari in nuova generazione, secondo le stime comunicate.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Le ricostruzioni e i dettagli sul ruolo di PJM sono riportati da CNN e Bloomberg.




