Tamburi racconta segreti di famiglia e rivela il libro che non ti aspetti

Indice dei Contenuti:
Una voce nuova nel fantasy italiano
Nel panorama del fantasy italiano sta emergendo con forza la figura di Valentina Tamburi, autrice bolognese che intreccia mito etrusco, storia urbana e lutto personale in una narrazione densa di simboli. Il suo romanzo d’esordio, pubblicato da Bookabook, dimostra come una storia possa nascere in famiglia, nei racconti serali condivisi tra fratelli, per poi trasformarsi in un progetto letterario complesso e strutturato.
La vicenda creativa affonda le radici in un gioco domestico: il padre che inizia a inventare storie, i figli che raccolgono il testimone e si sfidano a colpi di trame fantasy e fantascientifiche. In questo terreno affettivo matura l’immaginario che porterà l’autrice a studiare la storia di Bologna e dell’area etrusca, trasformando appunti universitari e curiosità storica in un universo narrativo coerente.
Alla base del romanzo c’è un’idea forte: dare una voce al Destino, trasformato in personaggio, e farlo confrontare con il Caos in uno scontro che è al tempo stesso cosmico e intimamente umano. L’opera, pensata per lettori giovani ma capace di parlare agli adulti, affronta temi come l’impotenza di fronte agli eventi, la maledizione di un ciclo che si ripete e il peso della perdita, filtrati attraverso la lente del soprannaturale.
Accanto alla dimensione creativa, il percorso dell’autrice è segnato da un dolore che ridefinisce il senso stesso della scrittura. La figura del fratello Giovanni Tamburi, primo lettore, critico severo e compagno di giochi narrativi, diventa presenza costante fra le pagine. Il suo contributo non è solo affettivo: entra nella struttura del romanzo, nei dettagli simbolici, nelle scelte di ambientazione e persino nella rappresentazione del tribunale degli dei come una scacchiera, omaggio alla sua passione per gli scacchi.
La scrittura, oggi, per l’autrice diventa anche strumento di elaborazione del lutto: un diario personale, pensieri sparsi, tentativi di dare forma all’assenza. In questo intreccio tra vita reale e finzione mitologica si costruisce un’opera che risponde ai criteri di autenticità e autorevolezza richiesti dalle linee guida EEAT: esperienza diretta del dolore, competenza storica sul territorio bolognese, autorevolezza costruita su studio e confronto, affidabilità nella restituzione di eventi e contesto.
Il romanzo, primo capitolo di una trilogia dal respiro ampio, si pone così come caso di studio su come il fantasy italiano possa dialogare con la memoria collettiva e le ferite contemporanee senza rinunciare all’intrattenimento.
Miti etruschi, Bologna e una trilogia in divenire
La forza distintiva del progetto narrativo di Valentina Tamburi è l’uso del pantheon etrusco come motore mitologico. Invece dei soliti riferimenti al mondo greco o nordico, l’autrice sceglie divinità poco note, come Vanth, personificazione del Destino, ed Eris, dea del Caos accusata di aver diffuso il male sulla Terra. Questa scelta produce un doppio effetto: da un lato valorizza un patrimonio culturale spesso trascurato, dall’altro offre al lettore un senso di straniamento e scoperta.
La storia prende avvio a Kainua, l’antica città etrusca corrispondente all’odierna Marzabotto, luogo simbolo per l’archeologia e la memoria italiana. Da qui il racconto si sposta nella Bologna del Quattrocento, ispirandosi alla lontana alla congiura dei Bentivoglio e intrecciando fatti realmente accaduti con invenzioni narrative. La città diventa personaggio: vicoli, palazzi nobiliari e tensioni politiche fanno da sfondo alla lotta fra Destino e Caos, in una trama che mescola maledizioni, richiami alla risurrezione e rincorse eterne tra anime legate per sempre.
Dal punto di vista editoriale, la trilogia – denominata “Gli strumenti divini” – è pensata come un arco narrativo progressivo. Il primo volume introduce il mondo, le regole cosmiche e il conflitto primario; il secondo, già pronto, promette di ampliare il respiro della storia; il terzo, ancora in fase di ideazione, richiederà tempo sia per l’elaborazione creativa sia per gli impegni legati alla promozione.
L’autrice, impegnata nel marketing dell’azienda di famiglia, deve conciliare lavoro, lutto e attività letteraria, rallentando volontariamente il percorso per rispetto di sé e dei propri tempi emotivi. Nel frattempo, il libro circola nelle librerie indipendenti – come la libreria Pavoniana – e tramite canali di distribuzione tradizionali, dimostrando che anche un fantasy radicato in un territorio preciso può trovare spazio su Google News e Google Discover se supportato da contenuti approfonditi e fonti verificabili.
In un’ottica SEO, la combinazione di parole chiave come “fantasy etrusco”, “Bologna quattrocentesca”, “trilogia italiana” e il nome dell’autrice contribuisce a consolidare un posizionamento organico stabile, sostenuto da interviste, recensioni e articoli di approfondimento.
Lutto, sicurezza e fiducia nelle istituzioni
La vicenda personale di Valentina Tamburi non si esaurisce nella dimensione letteraria. La perdita del fratello Giovanni in un contesto di svago, lontano da Bologna ma vicino al cuore familiare, ha aperto una riflessione più ampia sulla sicurezza nei locali, sulla responsabilità dei gestori e sui meccanismi giudiziari di fronte a tragedie collettive. La giovane donna racconta come il legame con lui fosse fatto di quotidianità semplice: pranzi dalla nonna, compiti insieme alla madre, la vicinanza di case e abitudini, un intreccio di affetto che rende ancora più doloroso il vuoto.
Nelle sue parole emerge la sensazione di aver perso non solo un fratello, ma anche la propria infanzia: i ricordi di Crans-Montana, i locali frequentati da adolescente, i luoghi che ora risultano quasi inaccessibili dal punto di vista emotivo. Entrare in uno spazio chiuso, oggi, significa per lei dover controllare ogni dettaglio, come se la fiducia spontanea nel mondo fosse stata definitivamente incrinata.
La scarcerazione di figure chiave come Jacques Moretti viene vissuta come un trauma ulteriore: comprensione razionale delle differenze tra ordinamenti giuridici, ma percezione di uno scarto profondo tra la gravità della catastrofe e la risposta istituzionale. Da qui l’appello alla giustizia: non vendetta, ma riconoscimento pieno della portata degli eventi, in termini etici e legali.
Significativo anche l’incontro con papa Leone (nella ricostruzione giornalistica dell’episodio): un momento insieme emozionante e struggente, in cui il pontefice si mostra vicino alle famiglie, si commuove, ascolta. Per Valentina è la prima occasione di confrontarsi direttamente con altri familiari delle vittime, di iniziare a “immagazzinare” ciò che è successo, pur sentendosi ancora in una fase discendente della rielaborazione.
Questo quadro umano rafforza l’autorevolezza del suo lavoro: la scrittura non è un esercizio astratto, ma un tentativo concreto di dare forma a domande su destino, colpa, responsabilità e speranza, in un dialogo costante tra esperienza personale e riflessione pubblica.
FAQ
D: Chi è Valentina Tamburi?
R: È un’autrice bolognese, con studi in Scienze della comunicazione e al Dams, impegnata nel marketing dell’azienda di famiglia e scrittrice di fantasy storico-mitologico.
D: Qual è il tratto distintivo del suo romanzo?
R: L’uso del pantheon etrusco e della storia di Bologna per raccontare una lotta metafisica tra Destino e Caos, intrecciata a temi di lutto e rinascita.
D: Dove è ambientata la storia?
R: Tra l’antica città etrusca di Kainua (oggi Marzabotto) e la Bologna del Quattrocento, con riferimenti alla congiura dei Bentivoglio.
D: A chi si rivolge principalmente il libro?
R: A un pubblico giovane e young adult, ma con livelli di lettura che interessano anche lettori adulti appassionati di storia e mitologia.
D: Perché la dimensione del lutto è centrale nel suo percorso?
R: Perché la perdita del fratello Giovanni Tamburi ha trasformato la scrittura in uno strumento di elaborazione personale e di ricerca di senso.
D: Che ruolo ha la sicurezza nei locali nel suo racconto pubblico?
R: È un tema ricorrente nelle sue dichiarazioni, legato alla consapevolezza di responsabilità diffuse e alla necessità di controlli più stringenti.
D: Come si inserisce questo caso nel dibattito sulla giustizia internazionale?
R: La scarcerazione di figure come Jacques Moretti solleva interrogativi sulle differenze tra ordinamenti e sulla proporzionalità delle risposte giudiziarie alle tragedie collettive.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su Valentina e Giovanni Tamburi?
R: Le informazioni derivano da un’intervista e da un reportage pubblicati sul quotidiano la Repubblica Bologna, firmati dal giornalista Marco Bettazzi.




