Tajani sfida le pressioni su Consob e agita il governo, scontro sotterraneo sulle nomine scuote la maggioranza

Indice dei Contenuti:
Tajani, sulla Consob non mi faccio imporre nulla da nessuno
Scontro politico sulla guida Consob
La posizione di Antonio Tajani sulla futura guida della Consob resta ferma, nonostante le pressioni della Lega e le tensioni interne alla maggioranza. Il vicepremier e ministro degli Esteri ribadisce che le scelte sull’Autorità dei mercati devono avvenire in modo condiviso in Consiglio dei ministri, senza forzature né decisioni calate dall’alto. Al centro del confronto c’è il caso Federico Freni, nome gradito alla Lega ma considerato troppo politico da Tajani.
Nel dibattito sul successore alla presidenza dell’Authority, il leader di Forza Italia rivendica un metodo collegiale: ogni candidatura deve essere discussa e concordata, non solo comunicata a decisione presa. Il messaggio è rivolto agli alleati di governo, in particolare a chi punta a marcare il terreno sulle nomine. La partita Consob diventa così banco di prova degli equilibri nella coalizione guidata da Giorgia Meloni.
Il confronto interno evidenzia due visioni: da un lato chi spinge per un profilo politico vicino ai partiti di maggioranza, dall’altro chi insiste su un garante tecnico, indipendente dai partiti, per rassicurare mercati e investitori internazionali.
La linea di Tajani: autonomia e profilo tecnico
Parlando a Napoli, Tajani ha chiarito che non accetterà alcuna designazione sorpresa in Consiglio dei ministri. Se un nome per la Consob arrivasse all’ordine del giorno senza previo confronto, annuncia che non lo voterà. Il criterio indicato è netto: alla guida dell’Authority deve andare una figura non politica, di alto profilo tecnico e indipendente.
La scelta di un regolatore neutrale viene presentata come garanzia per la credibilità dei mercati italiani, in un contesto di tassi elevati, Borsa volatile e grande attenzione alla tutela del risparmio. Per il leader azzurro, la Consob deve essere percepita come un presidio di stabilità, non come terreno di conquista di una parte della maggioranza.
Tajani sottolinea di aver esposto la propria posizione fin dall’inizio e di non voler arretrare. L’insistenza su regole e metodo è anche un segnale verso Bruxelles e gli investitori esteri, che osservano con attenzione la gestione delle autorità indipendenti in Italia.
Effetti sulla maggioranza e sul dossier nomine
Lo strappo con la Lega sul caso Freni complica il quadro delle nomine nelle Authority e negli enti strategici. La questione Consob si intreccia con gli altri dossier aperti sul rinnovo di vertici economico-finanziari, allargando il campo del negoziato tra i partiti. Un irrigidimento eccessivo rischia di rallentare le decisioni e di proiettare all’esterno l’immagine di una maggioranza divisa sui regolatori chiave.
Nel governo guidato da Palazzo Chigi si cerca un equilibrio che permetta di salvaguardare sia la rappresentanza politica sia i requisiti di autonomia e competenza tecnica richiesti dai regolatori. Il braccio di ferro su Consob diventa così termometro dei rapporti di forza interni alla coalizione.
La richiesta di Tajani di escludere profili politici per l’Authority lascia intendere che Forza Italia punta su figure di garanzia, in grado di dialogare con Banca d’Italia, BCE e autorità europee. La mediazione finale, quando arriverà, dovrà tenere insieme esigenze di controllo politico e fiducia dei mercati.
FAQ
D: Chi è il protagonista principale della vicenda sulla Consob?
R: Il protagonista è Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia.
D: Qual è la posizione di Tajani sulla nuova guida della Consob?
R: Sostiene che alla presidenza debba andare una figura non politica, autonoma e con alto profilo tecnico.
D: Perché il nome di Federico Freni è al centro dello scontro?
R: Freni è vicino alla Lega e viene percepito come un profilo politico, quindi in contrasto con la linea indicata da Tajani.
D: Cosa farà Tajani se una proposta sulla Consob arriverà in Cdm senza confronto preventivo?
R: Ha dichiarato che in quel caso non voterà la proposta.
D: Quale principio rivendica Tajani nel processo di nomina?
R: Rivendica un metodo collegiale, con decisioni condivise e non imposte da un singolo partito.
D: Quali sono le ricadute sulla maggioranza di governo?
R: La vicenda accentua le tensioni tra alleati, in particolare tra Forza Italia e Lega, e complica il dossier nomine.
D: Perché la scelta del presidente Consob è considerata strategica?
R: Perché l’Authority vigila su mercati, società quotate e tutela del risparmio, incidendo sulla fiducia di investitori e risparmiatori.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della notizia?
R: Le dichiarazioni di Tajani e i dettagli sul caso Consob provengono da un lancio dell’agenzia ANSA.




