Swiss CEOs ottimisti dopo accordo commerciale USA e intravedono nuova stagione di crescita per l’economia svizzera

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Impatto dell’accordo commerciale USA sulla fiducia dei CEO svizzeri
US tariff policy e timori di guerra commerciale hanno indotto molte imprese svizzere a rinviare decisioni chiave di spesa nel 2025, congelando progetti e rilocalizzando asset produttivi in mercati ritenuti più sicuri. Secondo il sondaggio della società di consulenza EY, l’82% dei vertici aziendali elvetici ha rivisto i propri piani strategici di investimento alla luce del nuovo contesto geopolitico.
In questo quadro, l’intesa doganale siglata a novembre tra Svizzera e Stati Uniti, che fissa un dazio del 15%, rappresenta un punto di svolta per la fiducia delle imprese. L’accordo mitiga il rischio di ulteriori escalation tariffarie e offre maggiore prevedibilità sui costi di accesso al mercato americano, elemento decisivo per i gruppi esportatori svizzeri ad alta intensità di capitale.
La stabilizzazione delle condizioni commerciali con Washington si riflette direttamente nel sentiment dei top manager: il 78% dei CEO svizzeri interpellati dichiara di attendersi un miglioramento dell’economia globale nei prossimi dodici mesi, una quota superiore alla media internazionale del campione di 1.200 dirigenti analizzati da EY. Rispetto al precedente rilevamento di settembre 2025, la fiducia in Svizzera è cresciuta di dieci punti percentuali, segnalando che il compromesso sui dazi è percepito come un fattore concreto di riduzione del rischio macro e di riapertura graduale dei dossier di investimento congelati.
Piani di investimento e prospettive economiche per il 2026
Nel nuovo scenario post-accordo doganale, i vertici aziendali in Svizzera tornano a programmare investimenti con maggiore selettività geografica. Il sondaggio EY indica che il 42% dei CEO mantiene il Paese come destinazione prioritaria del capitale, mentre le nuove risorse si indirizzano soprattutto verso Germania (26%) e Francia (18%), delineando una chiara ricollocazione intraeuropea delle attività.
Complessivamente oltre il 92% dei piani di spesa rimane ancorato all’area europea, segnale di un orientamento prudente ma non recessivo, con focalizzazione su mercati percepiti come regolatoriamente stabili e logisticamente integrati. La fase di sospensione degli investimenti registrata nel 2025 si trasforma così in un graduale riavvio, pur con una forte attenzione alla gestione del rischio geopolitico.
Le aspettative sui risultati aziendali confermano questo orientamento costruttivo: il 94% dei CEO svizzeri prevede un incremento di vendite e produttività nel 2026 e l’86% si aspetta un miglioramento della redditività. Le condizioni dei mercati finanziari e l’accesso al capitale sono giudicati favorevoli dalla grande maggioranza, mentre il 50% dei manager prevede una riduzione dei costi operativi, con implicite pressioni su efficienza, riorganizzazioni e ottimizzazione delle catene di fornitura.
Priorità strategiche: digitalizzazione, IA e operazioni di M&A
Nel quadro delineato dal sondaggio EY, quasi quattro CEO su dieci in Svizzera indicano la digitalizzazione e l’uso avanzato di intelligenza artificiale come principale leva di crescita per il 2026, privilegiando progetti che incidono su produttività, automazione dei processi e analisi predittiva dei dati. L’interesse si concentra su soluzioni capaci di contenere i costi e rafforzare la competitività sui mercati esteri.
Al secondo posto nelle priorità emerge il rafforzamento dei sistemi di gestione del rischio geopolitico, citato dal 24% dei dirigenti elvetici. Le aziende puntano a strutturare strumenti di monitoraggio dei mercati, scenari di stress test e piani di continuità operativa per attenuare gli shock su forniture, tariffe e accesso ai clienti internazionali.
Seguono le strategie di localizzazione e regionalizzazione (12%), con una revisione delle catene del valore per ridurre la dipendenza da singole aree critiche. Parallelamente, resta elevata la propensione verso fusioni e acquisizioni (M&A) e alleanze: il 62% delle imprese svizzere prevede almeno un’operazione straordinaria nei prossimi dodici mesi, mentre l’80% valuta partnership, joint venture o accordi strategici per condividere investimenti, know-how e rischi senza appesantire i bilanci.
FAQ
D: Perché i CEO svizzeri puntano su digitalizzazione e IA nel 2026?
R: Per aumentare produttività, automatizzare processi chiave e migliorare le analisi dei dati, contenendo al contempo i costi operativi in un contesto geopolitico instabile.
D: Che ruolo ha la gestione del rischio geopolitico nelle strategie aziendali?
R: È la seconda priorità dopo digitalizzazione e IA: il 24% dei CEO svizzeri investe in sistemi di monitoraggio, scenari e piani di continuità per ridurre l’impatto di tensioni commerciali e tariffarie.
D: Cosa significa localizzazione e regionalizzazione per le imprese svizzere?
R: Implica riorganizzare la catena del valore su base regionale, avvicinando produzione e fornitori ai mercati di sbocco per limitare i rischi di interruzioni e nuovi dazi.
D: Quanto è forte l’interesse per operazioni di M&A?
R: Il 62% delle aziende prevede almeno una transazione di fusione o acquisizione nei prossimi dodici mesi, segnalando una strategia offensiva di crescita per linee esterne.
D: Perché le partnership strategiche sono così diffuse tra i CEO svizzeri?
R: L’80% dei dirigenti considera alleanze e joint venture uno strumento per condividere investimenti e competenze, riducendo l’esposizione finanziaria e i rischi di progetto.
D: Qual è la fonte principale dei dati sul sentiment dei CEO?
R: Le percentuali su investimenti, fiducia economica e M&A provengono dal sondaggio condotto dalla società di consulenza EY e riportato dall’agenzia Keystone-SDA.
D: In che modo queste priorità influenzano l’occupazione qualificata?
R: L’enfasi su digitalizzazione, IA e gestione del rischio aumenta la domanda di profili tecnologici, data analyst ed esperti di strategia e M&A, accelerando la riconversione delle competenze all’interno delle imprese svizzere.




