Svizzera valuta attentamente Trump con accordo sui dazi all’orizzonte nel contesto del WEF

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WEF: Switzerland treads carefully with Trump as tariff deal looms
Equilibri diplomatici a Davos
Al World Economic Forum di Davos, il governo di Svizzera calibra le parole verso il presidente Donald Trump mentre corre contro il tempo per blindare un accordo tariffario del 15% con gli Stati Uniti entro fine marzo. Nei primi incontri il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha dialogato con il francese Emmanuel Macron e con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ma le vere partite si giocano con la delegazione americana. Parmelin ha ribadito a Davos che Berna vuole certezza regolatoria sulle tariffe e che il dossier è pronto per la fase finale di negoziato con Washington.
Il segnale, per ora, è moderatamente incoraggiante: il segretario al Tesoro USA Scott Bessent, presente nel Grigioni, ha definito il pacchetto commerciale “sulla buona strada” e “in fase molto avanzata”. Il margine di manovra resta però legato all’umore politico della Casa Bianca, che usa da mesi dazi e minacce di nuovi balzelli come leva di pressione anche verso alleati tradizionali europei.
Pressioni sui dazi e rischio contagio
L’ex ambasciatore americano a Berna Edward McMullen, oggi di nuovo a Davos, sostiene che la gran parte dei punti tecnici sul tavolo sia già stata chiusa, compreso l’impegno di oltre USD 200 miliardi di investimenti da parte di aziende svizzere negli Stati Uniti. Ma le recenti minacce di tariffe aggiuntive di Trump – fino al 25% in estate – contro otto Paesi dell’Unione europea riluttanti sul dossier Groenlandia alimentano dubbi sulla tenuta dell’aliquota agevolata promessa alla Svizzera. McMullen auspica che la neutralità elvetica e il suo non coinvolgimento nel braccio di ferro su Groenlandia bastino a proteggerla da eventuali ripensamenti di Washington.
Gli effetti indiretti preoccupano però l’industria elvetica: fornitori svizzeri legati alle catene del valore di Germania, Francia, Paesi Bassi e Scandinavia potrebbero subire contraccolpi immediati se scatteranno i nuovi dazi USA dal 1° febbraio, con un aumento dal 10% al 25% in pochi mesi.
Timori economici e strategia svizzera
Il presidente di economiesuisse Christoph Mäder descrive a Davos un clima imprenditoriale cupo: tra le aziende prevalgono scetticismo e timore di una spirale protezionistica globale innescata dall’offensiva di Trump sulle tariffe. Oltre al rischio di un contraccolpo sulle esportazioni dirette verso gli Stati Uniti, Berna teme il deterioramento del sentiment politico a Washington, che potrebbe travolgere anche un accordo tecnicamente già pronto con la Svizzera. Per Mäder, qualunque irrigidimento generale sui dazi ridurrebbe lo spazio per eccezioni e trattamenti preferenziali, rendendo fragile l’obiettivo del 15%.
Secondo l’analisi parlamentare di SRF, l’esecutivo elvetico ha scelto per i giorni di Davos una linea di massima prudenza: avanzare sull’intesa tariffaria evitando critiche dirette al progetto americano su Groenlandia e senza respingere l’invito di Trump al suo “Board of Peace”, visto da molti diplomatici come alternativa concorrente alle Nazioni Unite. La priorità resta non urtare la sensibilità della Casa Bianca per chiudere il dossier commerciale.
FAQ
D: Qual è l’obiettivo principale della Svizzera a Davos con gli USA?
R: Ottenere la conferma di un’aliquota tariffaria massima del 15% per le esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti.
D: Perché Berna evita critiche dirette al piano USA su Groenlandia?
R: Per preservare la propria neutralità e non compromettere il negoziato commerciale con Washington in una fase decisiva.
D: Chi rappresenta la Svizzera nei colloqui con Donald Trump?
R: Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, affiancato da membri del Consiglio federale e da alti funzionari economici e diplomatici.
D: Qual è il ruolo degli investimenti svizzeri negli Stati Uniti?
R: Un impegno di circa USD 200 miliardi di investimenti industriali svizzeri funge da leva per ottenere condizioni tariffarie migliori.
D: In che modo i nuovi dazi USA contro Paesi UE potrebbero colpire la Svizzera?
R: Attraverso le catene di fornitura: imprese svizzere che riforniscono aziende in Paesi UE colpiti potrebbero subire perdite di ordini e margini.
D: Perché gli industriali svizzeri sono pessimisti a Davos?
R: Temono che l’intensificarsi del protezionismo statunitense renda instabili gli accordi esistenti, incluso quello in discussione con la Svizzera.
D: Come viene percepito il “Board of Peace” lanciato da Trump?
R: Molti diplomatici lo vedono come un progetto parallelo e potenzialmente alternativo al sistema delle Nazioni Unite, ma Berna mantiene un approccio esplorativo.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di questo resoconto?
R: Le informazioni derivano da un articolo della testata svizzera SWI swissinfo.ch relativo alla partecipazione elvetica al WEF di Davos e ai negoziati tariffari con l’amministrazione Trump.




