Svizzera smaschera rete mondiale di traffico di uccelli: il retroscena che nessuno vuole raccontare

Indice dei Contenuti:
Svolta dell’inchiesta doganale
Le autorità doganali svizzere hanno smascherato un flusso illecito di uccelli protetti tra la Confederazione e vari Paesi europei, dopo mesi di verifiche coordinate. Il punto di svolta risale a novembre 2024, quando due cittadini portoghesi sono stati fermati al valico del Traforo del Gran San Bernardo con circa dieci esemplari non dichiarati. Le prime analisi hanno rivelato documentazione sospetta e tentativi di eludere i controlli con false attestazioni di acquisto.
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (FOCBS) ha collegato il sequestro a un’attività organizzata, individuando connessioni con altri transiti irregolari a partire dal 2024. Gli accertamenti hanno permesso di mappare rotte, intermediari e pratiche di occultamento utilizzate per aggirare le certificazioni obbligatorie.
L’inchiesta ha poi accelerato nel 2025 con nuovi riscontri operativi in Svizzera occidentale e in Ticino, aprendo la strada a ulteriori perquisizioni e a un’estensione del fascicolo a più cantoni. Le autorità hanno consolidato prove su importazioni ripetute, delineando il passaggio da episodi isolati a un presunto schema sistematico di contrabbando.
Traffico transnazionale e base logistica
Le indagini hanno ricostruito un circuito che collegava Svizzera, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Portogallo, con scambi coordinati e documenti di acquisto contraffatti. Il coinvolgimento di un terzo uomo ha chiarito la struttura del gruppo, attivo nel trasferimento e nello stoccaggio degli animali in più tappe per sfuggire ai controlli.
Gli inquirenti hanno accertato l’uso dei locali di una società come deposito e nodo operativo, funzionale alla rotazione degli esemplari e alla gestione della falsa documentazione. La merce transitava lungo direttrici autostradali e valichi chiave, sfruttando brevi soste e passaggi ravvicinati per ridurre il rischio di intercettazione.
La rete utilizzava ricevute e certificati non autentici per mascherare l’origine e la legittimità degli uccelli protetti, presentando i movimenti come vendite regolari intra-UE. L’analisi incrociata di percorsi, targhe e atti societari ha consentito di legare i diversi episodi a un’unica catena logistica.
Sequestri, capi coinvolti e valore del mercato
Le verifiche hanno portato al sequestro immediato di circa dieci uccelli protetti nel fermo di novembre 2024 e, in seguito, a ulteriori interventi nel 2025 con il recupero di circa trenta esemplari in Svizzera occidentale e in Ticino. Gli inquirenti attribuiscono al trio oltre cinquanta importazioni illecite complessive, tutte prive di certificati validi e supportate da ricevute falsificate.
Il valore stimato della merce raggiunge quasi CHF 100’000, indice di un segmento di mercato altamente remunerativo e poco trasparente. Le specie rientrano tra quelle tutelate da convenzioni internazionali, con particolare attenzione ai vincoli sulla loro circolazione e tracciabilità.
I tre soggetti sono stati deferiti per violazioni in materia doganale, fiscale, di protezione delle specie e di benessere animale; dalle operazioni del 2025 sono scaturiti ulteriori fascicoli in più cantoni, segno dell’ampiezza del fenomeno e della necessità di controlli incrociati continuativi.
Quadro legale CITES e controlli in Svizzera
Le specie sequestrate rientrano nell’ambito della Convenzione CITES, in vigore dal 1975 e sottoscritta da oltre 180 Paesi, tra cui la Svizzera, per regolamentare il commercio di fauna e flora minacciate. La convenzione classifica le specie in tre Appendici, con livelli di tutela graduati in base al rischio di estinzione.
Per l’importazione in Svizzera è sempre necessario un certificato CITES del Paese d’origine e, a seconda della specie, una licenza d’importazione rilasciata dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (UFV/FSVO). Ogni spedizione è sottoposta a verifica documentale e fisica al confine, con controlli affidati al FOCBS.
Per l’esportazione di esemplari CITES è obbligatoria una licenza senza eccezioni; l’UFV/FSVO emette annualmente tra 85’000 e 105’000 permessi, a supporto della tracciabilità. Il mancato possesso di certificati validi, l’uso di ricevute falsificate e la mancata dichiarazione configurano violazioni sanzionabili in sede doganale, fiscale, di protezione delle specie e di benessere animale.
FAQ
- Che cos’è la CITES?
È la convenzione internazionale che regola il commercio di specie di fauna e flora minacciate, in vigore dal 1975 e adottata da oltre 180 Paesi. - Quali documenti servono per importare in Svizzera specie CITES?
Un certificato CITES del Paese d’origine e, se richiesto, una licenza d’importazione rilasciata dall’UFV/FSVO. - Chi effettua i controlli alle frontiere?
Il FOCBS verifica documenti e spedizioni, in coordinamento con l’UFV/FSVO per gli aspetti veterinari e di protezione delle specie. - Quali sono le sanzioni per certificazioni false o mancanti?
Procedimenti per violazioni doganali, fiscali, di tutela delle specie e di benessere animale, con sequestri e denunce. - Quante licenze CITES emette la Svizzera ogni anno?
L’UFV/FSVO rilascia mediamente tra 85’000 e 105’000 licenze annuali. - Come sono classificate le specie protette dalla CITES?
In tre Appendici, che riflettono il grado di minaccia e determinano requisiti autorizzativi differenti.




