Svizzera, bufera sull’ambasciatore italiano dopo la frase sull’amatriciana

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Crans-Montana, gli svizzeri sfottono l’ambasciatore italiano: “Mangiati l’amatriciana”
Diplomazia in tensione
Le parole pronunciate da esponenti politici svizzeri all’indirizzo dell’ambasciatore italiano, invitato a «restare a Roma a mangiare l’amatriciana», fotografano una tensione diplomatica inedita tra **Italia** e **Svizzera** dopo il rogo del locale **Le Constellation** di **Crans-Montana**. Al centro del contenzioso c’è la decisione del governo guidato da **Giorgia Meloni** di richiamare a Roma il rappresentante diplomatico **Gian Lorenzo Cornado**, scelta letta oltreconfine come pressione indebita sulle inchieste elvetiche. Due Paesi storicamente legati da cooperazione economica e mobilità transfrontaliera si ritrovano contrapposti su un terreno particolarmente sensibile: la gestione giudiziaria di una tragedia costata la vita a quaranta persone, tra cui sei cittadini italiani, e 116 feriti, undici dei quali rientrati nelle strutture sanitarie nazionali, mentre una connazionale, **Elsa Rubino**, è ancora ricoverata a **Zurigo**.
Il clima si è ulteriormente irrigidito dopo che la procuratrice generale di **Sion**, **Béatrice Pilloud**, avrebbe rifiutato un incontro con l’ambasciatore, motivando la scelta con la volontà di evitare qualsiasi percezione di pressioni italiane sulle indagini. Da questo intreccio di dolore, sensibilità nazionale e orgoglio istituzionale nasce un braccio di ferro che rischia di oscurare l’obiettivo primario: l’accertamento completo delle responsabilità penali e la tutela delle vittime, indipendentemente dal passaporto.
Scontro politico e sovranità
Le reazioni della classe politica elvetica compongono un fronte quasi compatto contro quella che viene definita una «ingerenza» italiana. Il consigliere nazionale **Alex Farinelli**, esponente del **Plr** (Partito liberale radicale), ha parlato apertamente di «attacco frontale», rivendicando il diritto della **Svizzera** a non farsi «ricattare» da Paesi terzi e a difendere l’autonomia della propria magistratura. Su posizioni dure anche **Piero Marchesi**, presidente dell’**Udc** ticinese, che ha definito l’azione del governo italiano «vergognosa», auspicando una risposta «muscolosa» del **Consiglio federale**. A sinistra, il socialista **Carlo Sommaruga**, alla guida della commissione di Politica estera del **Consiglio degli Stati**, ha ribadito che la struttura della giustizia di uno Stato sovrano non può essere oggetto di indicazioni da parte di un ministro straniero.
L’istituzionale **Dfae**, il Dipartimento federale degli affari esteri, ha tuttavia riconosciuto che, in presenza di vittime italiane, le autorità di **Roma** sono legittimate ad aprire un loro procedimento penale, rimarcando come sia stata avanzata regolare richiesta di assistenza giudiziaria. Il dossier è passato all’**Ufficio federale di giustizia**, che lo ha trasmesso al pubblico ministero vallesano competente, impegnato a valutarlo in tempi ravvicinati. In Italia, il ministro degli Esteri **Antonio Tajani** ha collegato il mancato rientro dell’ambasciatore a **Berna** alla necessità di «chiarezza» sulla posizione dei proprietari del locale, i fratelli **Moretti**, ritenuti dall’esecutivo centrali nel quadro delle responsabilità.
Indagini congiunte e prospettive
In questo scenario, un punto di convergenza arriva sul terreno tecnico-giudiziario. L’**Ufficio federale di giustizia (Ufg)** ha aperto alla possibilità di costituire «squadre investigative comuni» tra la procura di **Roma** e quella di **Sion**, strumento previsto dall’articolo 20 del secondo protocollo aggiuntivo alla **Convenzione europea di assistenza giudiziaria**. L’opzione di un’inchiesta congiunta può rappresentare la via d’uscita dal confronto politico, consentendo a **Italia** e **Svizzera** di condividere prove, testimonianze e analisi tecniche in un quadro normativo chiaro e multilaterale. Per il governo guidato da **Giorgia Meloni** si tratta di una sponda importante: l’esecutivo ha sempre sostenuto che la sua linea non mira allo scontro, ma ad accelerare l’accertamento della verità per tutte le vittime del rogo di **Crans-Montana**.
Dal canto suo, **Antonio Tajani** ha ribadito un approccio definito «super-garantista», pur sottolineando l’evidenza, a suo giudizio, delle responsabilità dei gestori del locale, presenti sul posto la notte del disastro. Sarà la magistratura, italiana ed elvetica, a qualificare i reati e a stabilire il ruolo dei singoli indagati, incluse eventuali responsabilità di terzi. L’equilibrio tra rispetto della sovranità giudiziaria, tutela dei cittadini all’estero e cooperazione internazionale diventa così il vero banco di prova dei rapporti bilaterali.
FAQ
D: Perché è nato lo scontro diplomatico tra Italia e Svizzera?
R: Lo scontro nasce dal richiamo a Roma dell’ambasciatore italiano e dalle accuse di ingerenza nelle indagini sul rogo di Crans-Montana.
D: Quante sono le vittime italiane nella tragedia del locale Le Constellation?
R: Le vittime italiane accertate sono sei, all’interno di un bilancio complessivo di quaranta morti.
D: Qual è la posizione ufficiale del Dfae svizzero?
R: Il Dfae riconosce il diritto dell’Italia ad aprire un procedimento penale e conferma la richiesta di assistenza giudiziaria, rigettando però qualsiasi pressione sulle indagini.
D: Che cosa prevede la cooperazione tramite squadre investigative comuni?
R: Consente a procure di Stati diversi di lavorare insieme su uno stesso caso, condividendo atti e prove secondo la Convenzione europea di assistenza giudiziaria.
D: Perché l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado è rientrato a Roma?
R: Il rientro è stato deciso dal governo italiano come segnale politico per sollecitare maggiore collaborazione e chiarezza sulle indagini.
D: Qual è la posizione del ministro Antonio Tajani sui gestori del locale?
R: Ritiene fortemente indicative le responsabilità dei proprietari, pur rimettendo alla magistratura la qualificazione definitiva dei reati.
D: Come reagisce il mondo politico svizzero alle mosse italiane?
R: La reazione è in larga parte bipartisan, con accuse di ricatto e ingerenza, e richieste di una risposta ferma da parte del Consiglio federale.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria di queste informazioni?
R: Le notizie e le citazioni politiche provengono da ricostruzioni pubblicate dalla stampa italiana, in particolare da articoli del quotidiano Il Giornale dedicati al caso di Crans-Montana.




