Svizzera al centro del potere mondiale entra nel Board of Peace di Trump e cambia gli equilibri globali
Indice dei Contenuti:
Invito statunitense al “board of peace”
Nel fine settimana scorso la Confederazione è stata ufficialmente invitata a entrare nel nuovo “Board of Peace” promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’informazione è stata confermata dall’agenzia di stampa Keystone-ATS, che ha raccolto le dichiarazioni del portavoce della diplomazia elvetica.
Secondo quanto reso noto, la proposta americana è stata trasmessa attraverso i canali istituzionali alla Direzione della comunicazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), guidata da Nicolas Bideau. Il contatto si inserisce nel quadro delle relazioni tradizionalmente strette tra Svizzera e Stati Uniti, soprattutto in ambito di mediazione internazionale.
Bideau ha precisato che l’invito riguarda la partecipazione della Svizzera a un organo ancora in fase di definizione, concepito dalla Casa Bianca come strumento di promozione della pace e di gestione di dossier sensibili sul piano geopolitico. I contenuti operativi del progetto, tuttavia, non sono stati ancora resi pubblici in modo dettagliato.
Il dossier è stato discusso anche a margine del World Economic Forum di Davos, dove esponenti del governo svizzero e rappresentanti americani sono presenti per incontri bilaterali e consultazioni informali. Proprio in questo contesto è stato confermato che Berna sta trattando direttamente con Washington sui possibili contorni del futuro “Board of Peace” e sul ruolo che la Confederazione potrebbe assumere al suo interno.
Reazioni e valutazioni del governo svizzero
Interpellato a Davos a margine del World Economic Forum, il responsabile della comunicazione del DFAE, Nicolas Bideau, ha chiarito che la Confederazione non ha ancora assunto alcuna decisione formale sull’adesione al nuovo organismo promosso da Donald Trump. Le autorità federali stanno procedendo a un’analisi tecnica della bozza di statuto del “Board of Peace”, con particolare attenzione agli aspetti di neutralità, mandato operativo e compatibilità con la politica estera elvetica.
Secondo quanto indicato, il documento istitutivo è oggetto di un esame interdipartimentale, che coinvolge le unità competenti in materia di diritto internazionale e di cooperazione multilaterale. Parallelamente, Berna mantiene un dialogo diretto con i rappresentanti statunitensi per chiarire la portata politica dell’iniziativa e il livello di impegno richiesto ai potenziali membri.
Bideau ha sottolineato che la Svizzera intende preservare il proprio ruolo tradizionale di Stato depositario e mediatore, evitando che l’eventuale partecipazione al consiglio possa essere percepita come un allineamento automatico alla strategia di Washington. Il governo federale valuta quindi se l’ingresso nel “Board of Peace” possa rafforzare, e non limitare, la capacità elvetica di offrire buoni uffici in contesti di crisi.
In questo quadro, l’esecutivo prosegue le consultazioni con partner internazionali “interessati”, come precisato dal DFAE, allo scopo di misurare il grado di sostegno e le possibili implicazioni diplomatiche di una presenza svizzera nel nuovo organismo statunitense.
Contesto internazionale e prossime tappe
L’iniziativa del “Board of Peace” si inserisce in una fase di forte competizione geopolitica, in cui Washington tenta di strutturare nuovi strumenti di influenza diplomatica sotto l’egida del presidente Donald Trump. Per la Svizzera, tradizionalmente impegnata nella mediazione e nei buoni uffici, la proposta arriva mentre il dibattito internazionale sulla gestione dei conflitti e sul ruolo delle potenze globali rimane particolarmente acceso.
La cornice scelta per i primi contatti, il World Economic Forum di Davos, evidenzia come il progetto venga presentato non solo come iniziativa bilaterale, ma come tassello di una più ampia architettura di consultazione tra governi e attori economici. Tuttavia, la mancanza di un invito formale alla riunione che Trump intende organizzare sul dossier Groenlandia segnala che la partecipazione elvetica al nuovo organismo non è automaticamente estesa ad altre agende politiche statunitensi.
Nei prossimi mesi sono attesi ulteriori scambi tecnici tra Berna e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di precisare mandato, struttura e modalità di adesione al “Board of Peace”. Solo dopo questa fase di chiarimento, il governo svizzero potrà sottoporre una valutazione politica completa, eventualmente coinvolgendo il Parlamento qualora emergano impegni giuridici o finanziari di lungo periodo.
FAQ
D: Che cos’è il “Board of Peace” proposto dagli Stati Uniti?
R: Si tratta di un nuovo organismo voluto dal presidente Donald Trump, presentato come strumento per promuovere la pace e gestire dossier geopolitici sensibili, la cui struttura definitiva non è ancora stata resa pubblica.
D: Perché la Svizzera è stata invitata a partecipare?
R: L’invito riflette il ruolo tradizionale della Svizzera nei processi di mediazione internazionale e nei buoni uffici, considerati utili in un contesto di cooperazione multilaterale sulla sicurezza.
D: Qual è la posizione attuale del governo svizzero?
R: Le autorità federali stanno esaminando la bozza di carta costitutiva del “Board of Peace”, senza aver ancora assunto una decisione politica sull’adesione.
D: Chi coordina l’analisi del dossier a Berna?
R: La valutazione è guidata dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), con il coinvolgimento delle unità competenti in diritto internazionale e cooperazione multilaterale.
D: Che ruolo ha il World Economic Forum di Davos in questa fase?
R: Il WEF di Davos funge da piattaforma per contatti informali e incontri bilaterali tra rappresentanti svizzeri e statunitensi sul futuro del “Board of Peace”.
D: La Svizzera parteciperà anche alla riunione su Groenlandia?
R: No, finora la Confederazione non ha ricevuto alcun invito alla riunione che il presidente Trump intende organizzare sul tema Groenlandia a Davos.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni sulla vicenda?
R: Le dichiarazioni ufficiali e i dettagli sull’invito sono stati comunicati all’agenzia di stampa Keystone-ATS, indicata come riferimento giornalistico per questo sviluppo diplomatico.




